· Città del Vaticano ·

Nel messaggio ai giovani economisti riuniti ad Assisi

La responsabilità dei cristiani nella visione di Francesco per uno sviluppo pienamente umano

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23 novembre 2020

Il cristiano si contraddistingue perché ha una buona notizia, un “vangelo”, da annunciare agli altri uomini; il cristiano impegnato nell’economia, cioè nell’attività di trasformare il mondo per renderlo sempre più umano, è anche lui portatore di una buona notizia che ha un preciso contenuto: «La prospettiva dello sviluppo umano integrale è una buona notizia da profetizzare e da attuare — e questi non sono sogni: questa è la strada». È uno dei passaggi-chiave del messaggio che il Santo Padre ha inviato sabato scorso ai giovani economisti riuniti per tre giorni ad Assisi per il grande evento della «Economy of Francesco» insieme ad altri grandi nomi delle scienze economiche di tutto il mondo. Il lieto annuncio che i giovani economisti cristiani devono comunicare a tutto il mondo è quindi quello legato allo sviluppo umano integrale, un tema che sta a cuore al Papa che nell’agosto del 2016 ha istituito un nuovo dicastero a servizio di questo sviluppo.

Per spiegare ulteriormente e più precisamente di che “sviluppo” si tratta Francesco nel videomessaggio di Assisi ha preso in prestito le parole della Populorum progressio di san Paolo VI: «Lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere autentico sviluppo deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo. […] — ogni uomo e tutto l’uomo! —. Noi non accettiamo di separare l’economico dall’umano, lo sviluppo dalla civiltà dove si inserisce. Ciò che conta per noi è l’uomo, ogni uomo, ogni gruppo d’uomini, fino a comprendere l’umanità intera».

Non si tratta solo di profetizzare lo sviluppo umano integrale ma anche di attuarlo: la responsabilità che il Papa indica agli economisti cristiani è grande quanto urgente, si deve agire (“incidere” dice Francesco) in profondità e oggi non domani, perché «La gravità della situazione attuale, che la pandemia del Covid ha fatto risaltare ancora di più, esige una responsabile presa di coscienza di tutti gli attori sociali, di tutti noi, tra i quali voi avete un ruolo primario: le conseguenze delle nostre azioni e decisioni vi toccheranno in prima persona, pertanto non potete rimanere fuori dai luoghi in cui si genera, non dico il vostro futuro, ma il vostro presente. Voi non potete restare fuori da dove si genera il presente e il futuro. O siete coinvolti o la storia vi passerà sopra».

L’attuazione di questo progetto ha una portata “rivoluzionaria”: è urgente elaborare risposte e nuove proposte da contrapporre a quella «unica logica dominante» a cui il Papa ci ricorda «non siamo condannati». Il riferimento è a quei modelli economici che concentrano «il loro interesse immediato sui profitti come unità di misura e sulla ricerca di politiche pubbliche simili che ignorano il proprio costo umano, sociale e ambientale. Come se potessimo contare su una disponibilità assoluta, illimitata o neutra delle risorse». Ad una economia meramente estrattiva, il Papa indica la strada di una economia generativa che però non può essere una scelta emotiva, sentimentale, ma frutto di una seria e solida elaborazione culturale.

Cultura è un’altra parola-chiave del messaggio: «In fondo ci manca la cultura necessaria per consentire e stimolare l’apertura di visioni diverse, improntate a un tipo di pensiero, di politica, di programmi educativi, e anche di spiritualità che non si lasci rinchiudere da un’unica logica dominante. Se è urgente trovare risposte, è indispensabile far crescere e sostenere gruppi dirigenti capaci di elaborare cultura, avviare processi — non dimenticatevi questa parola: avviare processi — tracciare percorsi, allargare orizzonti, creare appartenenze…».

Questi gruppi dirigenti, ispirati da una cultura aperta alla spiritualità, potranno contestare e contrastare «certe logiche (ideologiche) che finiscono per giustificare e paralizzare ogni azione di fronte alle ingiustizie» e qui Francesco ricorda la Caritas in veritate di Benedetto XVI secondo cui la fame «non dipende tanto da scarsità materiale, quanto piuttosto da scarsità di risorse sociali, la più importante delle quali è di natura istituzionale» e aggiunge: «Se voi sarete capaci di risolvere questo, avrete la via aperta per il futuro».

Questa è la terza parola-chiave del messaggio: il futuro, cioè la speranza, speranza di una rinnovata fraternità. Realizzare il progetto di uno sviluppo umano integrale permette infatti ad ogni uomo «di ritrovarci come umanità sulla base del meglio di noi stessi: il sogno di Dio che impariamo a farci carico del fratello, e del fratello più vulnerabile (cfr. Gen 4, 9)». La risposta rabbiosa di Caino (“sono forse il guardiano di mio fratello?”) indica la verità dell’uomo e quel sogno di Dio efficacemente espresso dal testo della Spe salvi di Benedetto XVI che il Papa cita opportunamente: «La misura dell’umanità si determina essenzialmente nel rapporto con la sofferenza e col sofferente — la misura dell’umanità —. Questo vale per il singolo come per la società», aggiungendo «misura che deve incarnarsi anche nelle nostre decisioni e nei modelli economici». La misura dell’umanità è quindi espressa compiutamente dal buon samaritano che prende su di sé il dramma e il dolore dell’altro, del diverso, è questa la “rivoluzione”, la contestazione rispetto agli assetti consolidati che è richiesta ad ogni cristiano e che apre ad un futuro nuovo e sorprendente. A questo punto Francesco conclude il suo messaggio lasciando il campo ad una grande visione: «Un futuro imprevedibile è già in gestazione», un passaggio che richiama la profezia di Isaia «Ecco, faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?», ma anche l’intuizione di San Paolo «tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto» e comunque rivela una grande fiducia nell’opera di Dio nella storia degli uomini, perché, conclude il Papa: «La storia ci insegna che non ci sono sistemi né crisi in grado di annullare completamente la capacità, l’ingegno e la creatività che Dio non cessa di suscitare nei cuori. Con dedizione e fedeltà ai vostri popoli, al vostro presente e al vostro futuro, voi potete unirvi ad altri per tessere un nuovo modo di fare la storia. Non temete di coinvolgervi e di toccare l’anima delle città con lo sguardo di Gesù; non temete di abitare coraggiosamente i conflitti e i crocevia della storia per ungerli con l’aroma delle Beatitudini. Non temete, perché nessuno si salva da solo».

di Andrea Monda