L’udienza del Papa a un gruppo di giocatori di basket della Nba

A canestro contro il razzismo

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23 novembre 2020

Un dream team di basket che ha attraversato l’oceano apposta per dire — con Papa Francesco — “no al razzismo”. L’incontro è avvenuto lunedì 23 novembre, in tarda mattinata, nella Biblioteca privata del Palazzo apostolico. E se in campo scendono stelle della Nba del calibro di Sterling Brown degli Houston Rockets, Kyle Korver dei Milwaukee Bucks, Anthony Tolliver dei Memphis Grizzlies, Jonathan Isaac e Marco Belinelli (leader anche nella nazionale italiana) dei San Antonio Spurs, lo spettacolo è assicurato. Soprattutto se oltre agli schemi per far canestro questi campioni mettono in campo anche le strategie perché ogni forma di razzismo venga, finalmente, sconfitta.

E questo è un impegno che la National basketball players association (Nbpa) — il sodalizio che rappresenta tutti i giocatori professionisti di pallacanestro della National basketball association (Nba) negli Stati Uniti d’America — ha preso fortemente a cuore. Come testimonia la volontà di incontrare Francesco per presentargli personalmente i loro sforzi, e quelli dei loro colleghi, proprio sulle questioni dei diritti sociali. E ricevendo dal Papa parole di incoraggiamento.

Proprio per raccontare al Pontefice il loro impegno concreto per la giustizia e l’uguaglianza, portato avanti in modo più organico soprattutto negli ultimi mesi — dopo alcuni gravi episodi di violenza — gli hanno consegnato — oltre che un pallone e magliette, simboli della loro professione — un libro particolarmente significativo, una vera e propria raccolta di immagini, articoli e testi che documentano un lavoro davvero di squadra. Diversi per provenienze, storie e cultura, i giocatori di basket professionisti negli Stati Uniti stanno utilizzando, insieme, la grande “piattaforma” di comunicazione offerta dal palcoscenico della Nba per rilanciare i valori sportivi più autentici che, naturalmente, escludono qualsiasi forma di razzismo. Ad accompagnare i cinque campioni c’erano anche i responsabili della Nbpa Michele Roberts, Sherrie Deans e Matteo Zuretti, e alcuni familiari. La mission della Nbpa, hanno spiegato, è proteggere e sostenere i diritti e i talenti dei giocatori, dando loro voce anche nelle questioni sociali oltre che sportive. E hanno ricordato che non da oggi, sia individualmente che collettivamente, moltissimi giocatori di basket hanno dato vita a progetti solidali e sostenuto apertamente movimenti di giustizia sociale e contro il razzismo. Fino a sospendere le partite.