· Città del Vaticano ·

I manifestanti chiedono una legge elettorale e riforme economiche

Un anno di proteste in Iraq

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26 ottobre 2020

Come annunciato nei giorni precedenti tramite un passaparola su diversi social network, all'alba del 25 ottobre migliaia di cittadini iracheni hanno iniziato una marcia verso la Piazza Tahrir di Baghdad, per l'anniversario dell'inizio delle proteste antigovernative. Esattamente un anno prima, infatti, era cominciata una serie di manifestazioni di dissenso contro il governo di Adil Abd al-Mahdi, accusato di corruzione, mala gestione dei servizi pubblici e promozione di politiche del lavoro inefficaci.

L'intensità delle proteste, superiore a quella di qualsiasi altra dimostrazione vista nel Paese mediorientale dopo la caduta di Saddam Hussein, aveva portato al-Mahdi a rassegnare le dimissioni a fine novembre 2019 per essere sostituito da Mustafa al-Kadhimi.

Nonostante la successione al governo, il malcontento popolare non si è però placato: i dimostranti hanno infatti continuato a chiedere cambiamenti più radicali, fra cui una nuova legge elettorale, elezioni anticipate e una serie di riforme economiche volte a combattere l'elevatissimo tasso di disoccupazione del Paese (secondo la Banca Mondiale, questo arriva infatti al 33% nella fascia di popolazione più giovane). Anche i numerosi scontri verificatisi dall'inizio delle proteste fra i manifestanti e le forze dell'ordine, che a oggi hanno causato più di 600 vittime e 30.000 feriti, non hanno fermato le dimostrazioni. Al contrario, il diffuso sospetto che alcuni membri delle milizie filoiraniane presenti sul suolo iracheno avessero partecipato alla repressione delle proteste ha infiammato ulteriormente gli animi dei dimostranti. Il governo è stato accusato di essere più vicino agli interessi di Teheran che a quelli della popolazione ed è stato chiesto l'avvio di procedimenti giudiziari contro i responsabili delle violenze.

È senz'altro particolare che non vi siano organizzatori o leader riconosciuti univocamente nelle proteste: esistono infatti 21 diversi comitati di rappresentanza dei dimostranti, i quali non si riconoscono in un discorso politico unico ma solo in alcuni fra i diversi punti di critica mossi verso il governo.

A distanza di un anno dall'inizio delle proteste, quindi, la determinazione dei manifestanti rimane, ma la violenza sembra essersi almeno parzialmente placata. Alcuni attivisti hanno infatti dichiarato all'emittente qatariana Al Jazeera che il governo di al-Kadhimi sembra cercare una maggiore mediazione con i cittadini in protesta rispetto a quello del suo predecessore. Questa dichiarazione sembra trovare riscontro nella recente disposizione data dal primo ministro alle forze dell'ordine di non impiegare munizioni vere e nel suo appello ai manifestanti di mantenere una condotta pacifica. I dimostranti hanno apparentemente accolto il messaggio di al-Kadhimi, comunicando ai media nazionali le loro intenzioni di protesta pacifica.

Oltre alla Piazza Tahrir, i cortei sono sfilati anche davanti alla Zona Verde di Baghdad, l'area fortificata che ospita il parlamento nazionale, gli uffici governativi e l'ambasciata statunitense all'interno delle sue mura. Altri cortei sono stati organizzati nei grandi governatorati sudorientali di Babil e Bassora. Il numero dei manifestanti, sebbene estremamente elevato, è comunque inferiore rispetto all'anno precedente a causa dell'emergenza Covid-19.
Al momento, l'unica richiesta dei dimostranti ad essere stata accolta dal governo di al-Kadhimi è quella relativa alla proclamazione di nuove elezioni, che sono state fissate per il 6 giugno 2021.

di Giovanni Benedetti