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Sudan: firmato uno storico accordo di pace

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Il governo di transizione e i gruppi ribelli raggiungono un’intesa per mettere fine a 17 anni di conflitto

01 settembre 2020

È stato firmato ieri a Juba, capitale del Sud Sudan, l’accordo di pace globale tra il governo sudanese e il Fronte rivoluzionario del Sudan (Srf) — la principale alleanza dei ribelli del Darfur — che mette fine a oltre 17 anni di conflitto. Lo rende noto l’agenzia di stampa statale sudanese “Suna”.

Questa firma è l’inizio di «una strada verso la pace» ha dichiarato il primo ministro del Sudan, Abdalla Hamdock, dedicando l’accordo ai bambini nati nei campi di sfollati e ai loro genitori che «desiderano giustizia, sviluppo e sicurezza». Lo riporta la Bbc, riferendo della cerimonia per festeggiare l’intesa, svoltasi nella capitale del confinante Sud Sudan, che ha ospitato i colloqui dal loro inizio. I leader del governo di transizione e il Srf — la coalizione di gruppi ribelli della regione occidentale del Darfur e degli Stati meridionali del Sud Kordofan e del Nilo Azzurro — hanno espresso la propria soddisfazione alla presenza di Salva Kiir, presidente del Sud Sudan e mediatore durante i negoziati, impegnandosi a realizzare un programma piuttosto ambizioso. Messaggi di supporto sono arrivati dalle Nazioni Unite e della Lega Araba.

Alla firma dell’accordo non hanno però aderito due fazioni ribelli del Movimento di liberazione del Sudan (Slm) e del Movimento di liberazione nord del Sudan (Splm-n), invitate da Malik Agar, capo di Splm-n, a «non perdere quest’opportunità storica» unendosi all’intesa, facendo così eco all’appello anche di Hamdock. Le parti già concordi hanno dato loro del tempo per aderire, apponendo in seguito la propria firma.

L’intesa — raggiunta al termine di negoziati che si protraggono dalla fine del 2019 — «rappresenta una pietra miliare importante per la transizione democratica ed economica» del paese, «che è in corso». Lo ha affermato l’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e politica di sicurezza Josep Borrell. «L’accordo apre la strada ad una pace duratura nel Sudan», ha aggiunto, facendo a sua volta un appello alle due fazioni ribelli che non hanno aderito affinché si uniscano «agli sforzi per la pace, a beneficio delle comunità locali, che meritano di beneficiare dei cambiamenti in corso in Sudan». Per Borrell «è il momento per tutti i sudanesi di mettere da parte le differenze e di guardare al bene del paese». L’Ue — ha concluso — resta impegnata a sostenere la storica transizione sudanese.

Atteso da settimane, ma più volte rinviato a causa delle violenze riesplose nella regione del Darfur, l’accordo finale include diverse questioni chiave: sicurezza, proprietà dei terreni, giustizia, divisione dei poteri e ritorno delle persone sfollate dai combattimenti. Prevede, inoltre, lo smantellamento delle forze ribelli e l’integrazione dei suoi combattenti nell’esercito nazionale. Punti non facili da realizzare, come rimarcato dal ministro dell’Informazione del Sudan, Faisal Mohammed Salih, aggiungendo che però «noi abbiamo questa volontà politica».

L’accordo è un passo significativo verso l’obiettivo della giunta di transizione al potere in Sudan di risolvere i conflitti civili nel paese. In passato gli accordi non sono durati a lungo, ma in questo caso si potrebbe trattare di una svolta più duratura visto che il Sudan sta attraversando una fase di rinnovamento e di stabilizzazione della sua situazione politica. Secondo le stime dell’Onu, circa 300 persone sono state uccise in Darfur da quando i ribelli hanno avviato una rivolta contro il governo centrale nel 2003. Il conflitto nel Sud Kordofan e nel Nilo Azzurro è scoppiato, invece, nel 2011, a seguito di conflitti mai risolti durante la precedente guerra civile sudanese del 1983-2005.