· Città del Vaticano ·

L’urgenza della riconciliazione

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Il Vangelo della XXIII Domenica del Tempo ordinario (Matteo 18,15-20)

01 settembre 2020

La riconciliazione con il Creato, tra gli uomini, tra i popoli, tra le religioni, non è un’utopia della storia, perché in Cristo la riconciliazione è già cominciata.

Con le parole dell’apostolo Paolo non possiamo mai dimenticare che: «Dio ha riconciliato a sè il mondo in Cristo e ha affidato a noi il ministero della riconciliazione» (2 Cor 5,18-20).

Pensiamo che cosa immensa ci è affidata; a noi non è affidato il ministero della guerra, del razzismo, del nazionalismo, a noi è affidato il ministero della riconciliazione.

Ogni giorno dobbiamo sentire, vorrei dire, l’urgenza della riconciliazione.

Riconciliarsi prima di tutto con la propria storia, con un passato che non può essere una zavorra pesante che ti schiaccia; riconciliarsi con il presente, per poter scorgere i segni dei tempi. Riconciliarsi con il tempo che passa; la morte è il segno più chiaro della nostra fragilità e ci può insegnare a vivere una vita che sceglie l’essenziale, nell’attesa del compimento delle sorprese del suo amore.

Chiediamo anche perdono al Signore e l’aiuto della sua Grazia, perché noi spesso non siamo una realtà riconciliata; i cristiani sono separati; anche nella chiesa, in tante case, esiste il demone della divisione.

Perché spesso non siamo riconciliati? Penso che la risposta più vera stia nel fatto che tra noi c’è troppo poca Parola di Dio. Dice il Signore al profeta: «Ascolterai una parola dalla mia bocca e tu li avvertirai da parte mia» (Ez 33,7-9).

Noi a volte abbiamo annunciato parole che non erano dalla bocca di Dio; abbiamo detto tante cose, dicendo che erano le parole di Dio, e invece non era vero; erano e sono ancora oggi a volte parole di potere, di ideologia, parole dei più forti, e così siamo diventati ministri di divisione. Noi non dobbiamo dire parole che vincono, ma parole che salvano, e solo quelle riconciliano e costruiscono la pace, quella vera.

Dobbiamo essere umili e stare attenti, anche nelle nostre cattedre universitarie, nella nostra stampa, nelle nostre chiese, a diventare quasi senza rendersene conto, mistificatori della Parola, persone che hanno scambiato il vangelo con la cultura, gente che non vuole il dialogo ecumenico e con le altre religioni, persone sempre inquiete, in guerra contro tutti, che giudicano il mondo con disprezzo, e che pensano che la Fratellanza umana, nuova frontiera del cristianesimo sia una eresia.

Anche la Chiesa qualcuno dice, ha dei nemici e quindi bisogna difenderla: dal relativismo, dal soggettivismo, dal laicismo e così via. Gesù però non si è mai difeso; e allo stesso modo Pietro e Paolo non si sono mai difesi. C’è tutta una storia di nemici che abbiamo combattuto forse per non vedere il male dentro di noi: il potere, il denaro, il clericalismo. La Chiesa la difende il Signore, a noi il compito di renderla sempre più bella e attraente con un battesimo coerente con la vita.

Donaci sempre Signore un cuore riconciliante, generoso e fedele, aperto all’accoglienza e alle necessità di quanti incontriamo. Fa che la nostra fede sia coerente con l’onestà, la giustizia e la carità e sappia trasmettere alle nuove generazioni la gioia dell’incontro con il Risorto.

di Francesco Pesce