· Città del Vaticano ·

Sale la tensione in Bielorussia

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Proclamato lo sciopero generale mentre proseguono le proteste dopo le presidenziali

11 agosto 2020

Si fa sempre più esplosiva la situazione in Bielorussia dopo le elezioni di domenica che hanno visto la vittoria del presidente uscente Lukashenko. Questa mattina è stato annunciato uno sciopero generale a tempo indeterminato di tutte le imprese a partire da oggi, 11 agosto. L’obiettivo — riporta la stampa — è «il riconoscimento di Svetlana Tikhanovskaya (il principale avversario di Lukashenko, ndr) come nuovo presidente, il rilascio di tutti i prigionieri politici e nuove elezioni eque».

Il ministro degli esteri della Lituania ha annunciato che Tikhanovskaya si trova nel Paese baltico. Secondo Olga Kovalkova, una rappresentante della dissidente, ripresa dall’agenzia Interfax, Tikhanovskaya «non aveva altra scelta, le autorità della Bielorussia l’hanno portata fuori dal Paese».

Le proteste contro il governo, intanto, non conoscono tregua. Ieri sera la polizia ha disperso diverse manifestazioni a Misk usando gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Numerosi gli arresti — ieri il ministero dell’interno riportava il numero di 3000 riferito al solo giorno precedente — e i feriti. Ma si conta anche una vittima: si tratta del primo manifestante la cui morte viene confermata dalle autorità dall’inizio degli scontri, nella notte tra domenica e lunedì. Secondo il ministero dell’interno, «l’uomo è rimasto ucciso quando un ordigno non identificato che intendeva lanciare contro le forze dell’ordine gli è esploso in mano». Diversa la versione fornita dai media.

Intanto, dure critiche al governo e al risultato elettorale sono state espresse dagli Stati Uniti e dall’Unione europea. I primi «sono molto preoccupati per le elezioni in Bielorussia, compromesse da restrizioni ai candidati, ostacoli agli osservatori, repressioni della libertà di stampa e dei manifestanti» ha detto la portavoce della Casa Bianca Kayleigh McEnany, invitando Minsk «a consentire le proteste pacifiche e a non usare la forza».

Sulla stessa linea, Bruxelles. «La violenza contro chi protesta non è la risposta. La libertà di espressione, di assemblea, i diritti umani di base devono essere sostenuti» ha scritto su twitter il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. Parigi, dal canto suo, ha chiesto al governo «maggiore moderazione». Berlino ha invece ipotizzato l’introduzione di sanzioni.


Un paese cerniera tra l’Unione europea e la Russia


La Bielorussia è attraversata da forti tensioni interne determinate dallo svolgimento delle elezioni presidenziali, che hanno avuto luogo domenica. Il presidente uscente Alexander Lukashenko, al potere dal 1994, è stato riconfermato con l’80 per cento dei voti riuscendo, in questo modo, ad evitare il ballottaggio. Svetlana Tikhanovskaja, principale esponente delle opposizioni, ha invece ottenuto appena il 10 per cento dei suffragi.

Le opposizioni hanno accusato l’apparato statale di brogli e sono scese in piazza in diverse città del paese ed in particolare nella capitale Minsk per manifestare contro gli esiti del voto, ritenuto illegittimo. La reazione delle forze dell’ordine non si è fatta attendere ed ha costretto il governo a schierare corpi aggiuntivi dell’esercito e le forze speciali dell’Omon, usualmente impiegate nell’ambito di operazioni anti terrorismo ed in caso di insurrezione.

Il presidente Lukashenko ha chiarito lunedì che non esiterà a usare nuovamente la forza per disperdere i dimostranti ed ha accusato alcune potenze straniere di aver influenzato lo svolgimento delle manifestazioni.

La Tikhanovskaja, trentasettenne senza esperienza politica, ha deciso di candidarsi dopo l'arresto del marito nel mese di maggio e sembra essere riuscita ad unire un'opposizione divisa. I suoi comizi hanno fatto registrare il tutto esaurito ma il futuro appare incerto.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, monitora la situazione con «grande preoccupazione» ed ha chiesto a tutti di evitare azioni in grado di facilitare un aumento delle tensioni e di cercare il dialogo. Le cose, tuttavia, non sembrano andare in questa direzione. Gli scontri sono infatti proseguiti.

La Bielorussia è una nazione importante per le dinamiche politiche dello spazio post-sovietico ed è una sorta di cerniera tra l’Unione europea e la Russia. Minsk intrattiene buoni rapporti, sebbene altalenanti, con Mosca, ma, al tempo stesso, cerca di evitare di sviluppare un’eccessiva dipendenza nei confronti del vicino. I rapporti hanno recentemente risentito di svariate controversie in ambito commerciale, energetico e in merito ai futuri progetti di unione tra le due nazioni.

Nelle ultime settimane le forze di sicurezza bielorusse hanno arrestato trenta mercenari russi accusati di voler prendere parte alle violente proteste dell’opposizione.

Le relazioni con Bruxelles, invece, sono per lo più segnate dalla freddezza, anche se, talvolta, si aprono alcuni spiragli. Non sono mancate in passato da parte di esponenti dell’Unione europea accuse di autoritarismo e di scarso rispetto dei diritti umani.

Il presidente Lukashenko ha cercato, nel corso degli anni, di avvicinarsi progressivamente agli stati del vecchio continente, anche per evitare di sviluppare una dipendenza eccessiva nei confronti della Russia e di trovarsi poi isolato. Appare però improbabile che le parti possano avvicinarsi eccessivamente: la Bielorussia è profondamente integrata nelle strutture politiche e militari post-sovietiche guidate da Mosca e prende parte tanto al Trattato per la sicurezza collettiva (l’equivalente della Nato ma con a capo la Russia) quanto all'Unione economica euroasiatica, un’organizzazione internazionale simile all’Unione europea. Le proteste in atto potrebbero paradossalmente allontanare Minsk tanto dalla Federazione russa quanto dall’Europa ed isolare la nazione, già alle prese con la pandemia scatenata dal covid-19.

Il paese potrebbe presto precipitare in una situazione di caos che rischia di indebolirlo e di minare le basi di una società civile mai del tutto sviluppata. Una Bielorussia fuori controllo potrebbe destabilizzare tanto i confini orientali dell’Unione europea quanto le regioni occidentali della Russia. Uno scenario drammatico e carico di pesanti ricadute socio-economiche, che è nell’interesse di tutti evitare. Magari attraverso un’autorevole mediazione internazionale.

di Andrea Walton