· Città del Vaticano ·

Recuperati 22 corpi a largo della Libia

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L’allarme dell’Oim

24 agosto 2020

Un’altra tragedia nel Mediterraneo. I corpi di 22 migranti sono stati individuati e raccolti dalla Mezzaluna Rossa al largo della costa della città di Zouara, nella Libia occidentale. Lo ha riferito ieri, domenica, l'Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim). «Ventidue corpi sono stati recuperati dalla Mezzaluna Rossa libica a Zouara» ha dichiarato su Twitter Federico Soda, capo della missione dell'Oim in Libia. Soda ha condiviso anche una foto che mostra diversi corpi in fila sulla spiaggia. «Queste morti dolorose sono il risultato di una politica sempre più dura contro le persone in fuga da conflitti e povertà estrema, e il fallimento di una gestione umana dei flussi migratori» ha sottolineato il rappresentante dell’Oim.

«Oltre 350 vite sono andate perdute nel Mediterraneo centrale quest’anno nell’assenza di una missione Ue di search and rescue e crescenti restrizioni al lavoro dell’ong» ha dichiarato Safa Msehli, portavoce di Iom-Un Migration.

Non è ancora chiaro quando sia avvenuto il naufragio e se si sia trattato di un solo naufragio e non invece di più naufragi. Come ricorda la France Presse, mercoledì scorso l'Oim e l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) avevano reso noto in un comunicato che 37 migranti — provenienti principalmente da Senegal, Mali, Ciad e Ghana — salvati da alcuni pescatori avevano denunciato un naufragio al largo di Zouara nel quale sarebbero morte almeno 45 persone. «Data la posizione del relitto segnalato, è possibile» che fossero le stesse persone, ha detto domenica all'Afp Safa Msehli, portavoce dell'Oim a Ginevra. «I corpi recuperati appartengono tutti a uomini africani, ma non abbiamo ancora i dettagli sulla loro nazionalità» ha aggiunto. «È ancora un altro promemoria del pericolo rappresentato dalle traversate del Mediterraneo e delle sfide che queste persone disperate sono disposte ad affrontare per sfuggire alla violenza e alla povertà estrema» ha detto Msehli. Le capacità di ricerca e soccorso «insufficienti» sono «di grande preoccupazione poiché continuiamo a vedere morti e tragedie prevenibili» ha continuato la rappresentante dell’Oim.

Nonostante la violenza persistente sin dalla caduta del regime di Muammar Gheddafi nel 2011, la Libia rimane un importante punto di transito per i migranti in fuga dall’instabilità politica, dalla fame e dalla miseria in altre parti dell’Africa e del Medio oriente e che cercano di raggiungere l’Europa. Negli ultimi anni si sono verificati molti naufragi al largo della Libia.

Secondo le Nazioni Unite, le partenze di migranti dalla costa libica sono aumentate di quasi il 300% tra gennaio e aprile 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019. Secondo l’Oim, più di 100.000 migranti hanno tentato di attraversare il Mediterraneo lo scorso anno e, purtroppo, più di 1.200 sono morti in mare. «È necessario rafforzare con urgenza le attuali capacità di ricerca e soccorso. Si continua a registrare l’assenza di programmi di ricerca e soccorso dedicati e a guida Ue» si legge in un comunicato di Oim e Unhcr. «Esortiamo gli Stati a rispondere rapidamente al verificarsi di tali eventi e a mettere a disposizione in modo sistematico e strutturato un porto sicuro per le persone soccorse in mare».

Non è solo la rotta libica a preoccupare. Anche la Tunisia è un punto di partenza per molti migranti che cercano di raggiungere l’Europa. Nel mese di maggio la guardia costiera tunisina ha bloccato 1.243 persone pronte a salpare illegalmente, il 68% delle quali di origine subsahariana e il 32% tunisina. Numeri che non si registravano così alti dal 2011/2012.