· Città del Vaticano ·

Obbedienza senza bisogno di parole

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27 agosto 2020

Come parlare del silenzio di san Giuseppe, senza sciuparlo? Permettetemi di rispondere con queste parole di Padre Theodossios Maria della Croce, Fondatore della Fraternità della Santissima Vergine Maria: «Per ricevere almeno un poco il messaggio di san Giuseppe il quale non ha lasciato né scritti né parole, è necessario entrare nella libertà interiore, scrutare la vita attraverso tale silenzio che non è pesante, silenzio che alleggerisce tutta la storia perché ci dà la speranza di una vita molto diversa da quella che viviamo quaggiù, sia nella Chiesa, sia nel mondo. Se entriamo in questo silenzio interiore, comprenderemo il verbo eterno; e avremo una parola più vicina al Verbo Creatore che al parlare senza fine del mondo» (Le profondità della Parola di Dio, Roma 1996, p. 153). Si sa ben poco di colui che Gesù chiama padre, senonché è un uomo giusto, un uomo che teme Dio e aspetta la venuta del Messia. Il suo sposalizio con la Vergine Immacolata è concepibile solo come l’incontro e l’amore reciproco di due santi timori e di due ardenti attese, e la sua paternità di Gesù, il Figlio di Dio, come frutto di questo sposalizio castissimo.

San Giuseppe è il padre silenzioso. Non attribuiamo questo silenzio solo al fatto che, nel Vangelo, non sia riportata nessuna frase di lui. Il silenzio di san Giuseppe è di un altro ordine; è un silenzio che parla, che vive e che ci svela una realtà immensa, al di là dei nostri orizzonti umani. Che cosa ci svela? Questo è il tema della nostra meditazione. Non si tratta tanto di parlare del silenzio di san Giuseppe, ma piuttosto di lasciare che il suo silenzio ci introduca nel Mistero che egli, uomo giusto, ha accolto e custodito fedelmente: Mistero del Figlio di Dio fattosi uomo, Figlio della Vergine Madre e Figlio suo, per la salvezza del mondo. (...) Bossuet, nel suo Primo Panegirico di san Giuseppe (capitolo XXXIII), dirà: Tra tutte le vocazioni nelle Scritture ne noto due che sembrano diametralmente opposte: la prima, quella degli apostoli, la seconda, quella di Giuseppe. Gesù è rivelato agli apostoli per essere annunciato in tutto l’universo; è rivelato a Giuseppe per essere taciuto e nascosto. Il silenzio di san Giuseppe è lo scrigno che nasconde e protegge il Verbo Incarnato e la Vergine Madre. Dopo l’annuncio dell’Angelo il silenzio di san Giuseppe cambia natura: non è più semplice timore davanti al Mistero, diventa silenzio custode del Mistero stesso. Per penetrare un po’ il silenzio di chi Gesù chiama padre, il nostro sguardo interiore deve andare verso questa realtà ineffabile: la paternità trascendente di Dio, paternità che Giuseppe ha missione di esercitare presso il Figlio. Questa paternità, Giuseppe l’assume senza capirla totalmente; egli compie un autentico itinerario di fede, insieme a Maria. Ricordiamoci il ritrovamento di Gesù al tempio, in cui sua Madre, per l’unica volta, chiede: «Perché?», e lo fa in nome suo e di Giuseppe. Figlio, perché ci hai fatto questo? (Luca 2, 48); con la risposta e la conclusione che conosciamo: «Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. San Giuseppe è uno sposo e un padre unico in tutta la storia umana, e il suo silenzio anche è unico. Non è il silenzio di chi, non capendo tutto, preferisce stare zitto. È un silenzio amante.

di fr. Patrice-Marie