· Città del Vaticano ·

Non si ferma la protesta in Bielorussia

Manifestanti e agenti nel centro di Minsk (Afp)

Il presidente Lukashenko annuncia che la bozza della nuova Costituzione è pronta

31 agosto 2020

Non si ferma la sfida lanciata ormai da tre settimane al presidente bielorusso Aleksander Lukashenko al potere da 26 anni. Ieri, domenica, l’opposizione è tornata a riempire le strade e le piazze di Minsk per protestare contro l’esito del voto del 9 agosto nel quale Lukashenko ha ottenuto un nuovo mandato.

Oltre centomila manifestanti hanno sfilato nella capitale tra imponenti misure di sicurezza fino alla residenza presidenziale circondata da agenti in assetto antisommossa. La rabbia non sembra così placarsi nella terza domenica di protesta dopo le elezioni che hanno visto la vittoria di Lukashenko sulla sfidante Svetlana Tikhanovskaya, ma il cui risultato l’opposizione non accetta: ritiene infatti — come buona parte della comunità internazionale — che il voto sia stato “manomesso” e chiede l’uscita di scena del presidente. In molti hanno sottolineato che una mobilitazione così non la si vedeva dall’indipendenza della Bielorussia dall’Unione sovietica.

Molte delle strade nella capitale sono state bloccate dalle forze dell’ordine; sono stati posizionati mezzi dell’esercito e cannoni ad acqua pronti all’uso. Marce e cortei hanno avuto luogo anche in altre città del paese, come Brest e Grodno. I dati ufficiali diffusi dal ministero dell’interno segnalano oggi 125 arresti.

L’opposizione sembra quindi determinata a tenere alta la tensione, sotto gli occhi della comunità internazionale che rinnova i suoi appelli al dialogo: Ue e Usa sono tra coloro che puntano il dito contro le elezioni, con Bruxelles che è pronta a imporre sanzioni contro i responsabili. La Germania ha convocato ieri l’ambasciatore bielorusso per protestare contro la recente stretta sui media nazionali ed internazionali, tra arresti e accrediti ritirati. Anche la Francia ha fatto sapere che «le misure arbitrarie adottate dalle autorità bielorusse nei confronti di giornalisti sono contrarie alla libertà di stampa».

Dal canto suo, Lukashenko non intende fare concessioni all’opposizione e nega l’esistenza dei brogli. Ieri il capo di stato ha avuto un colloquio con il presidente russo Vladimir Putin, che lo avrebbe invitato a Mosca. Com’è noto, il presidente Putin si è detto pronto a inviare forze speciali al confine con la Bielorussia se la situazione dovesse richiederlo. Inoltre, sabato scorso Putin ha detto che il Cremlino riconosce pienamente la validità del voto dello scorso 9 agosto.

Lukashenko è intervenuto anche oggi affermando che la bozza aggiornata della nuova Costituzione bielorussa sarà presto sottoposta al dibattito pubblico. «Il presidente ha osservato che gli specialisti, compresi i giudici della Corte costituzionale, stanno ora lavorando agli adeguamenti della legge fondamentale bielorussa. La bozza aggiornata della Costituzione sarà sottoposta a dibattito pubblico» riferisce l’agenzia di stampa statale bielorussa BelTA dopo l’incontro di Lukashenko con il presidente della Corte suprema, Valentin Sukalo.

Secondo quanto riporta Interfax, il presidente Lukashenko ha dichiarato che la riforma della Costituzione è «il primo passo per poi organizzare nuove elezioni parlamentari e presidenziali».