· Città del Vaticano ·

Minsk: manifestanti in piazza contro Lukashenko

Manifestanti con la bandiera bielorussa nel centro di Minsk (Epa)

Almeno centomila persone tra imponenti misure di sicurezza

24 agosto 2020

Una marea bianca e rossa ha invaso ieri il centro di Minsk per chiedere a gran voce le dimissioni del presidente Alexander Lukashenko, che nelle presidenziali dello scorso 9 agosto ha ottenuto un nuovo mandato (il sesto consecutivo). Il voto, com’è noto, ha scatenato un’ondata di proteste dentro e fuori il paese.

I colori della bandiera tradizionale hanno riempito il centro della città: una folla di manifestanti, 100.000 secondo media di opposizione, hanno occupato Piazza Indipendenza e hanno marciato chiedendo “libertà”. Nemmeno le minacce di schierare l’esercito, allertato da Lukashenko che si è presentato in conferenza stampa in divisa militare, hanno scoraggiato la gente dallo scendere in piazza: giovani, anziani, famiglie con bambini. Ad accoglierli hanno trovato altoparlanti che li ammonivano, ordinando di abbandonare immediatamente la “manifestazione illegale”. E poi cannoni ad acqua e polizia in assetto antisommossa. Diverse stazioni della metropolitana di Minsk sono state chiuse e il ministero della difesa ha minacciato un intervento per proteggere i memoriali della seconda guerra mondiale, circondati con filo spinato per non far avvicinare i manifestanti. Una protesta che sembra dunque essere riuscita a bissare il maxi raduno di domenica scorsa, sempre nella capitale, e che segna due settimane di mobilitazione dopo le contestate elezioni.

Importanti manifestazioni di sostegno ai dimostranti di Minsk si sono svolte anche in Lituania.

L’Unione europea ha promesso sanzioni per i bielorussi responsabili dell’eventuale frode elettorale e di una repressione della polizia che ha visto quasi 7.000 arresti, con accuse di torture e abusi. Anche se l’Alto rappresentante Ue per la politica estera e di sicurezza comune Josep Borrell ha ammonito che con Lukashenko è necessario trattare e che il paese non può diventare una «seconda Ucraina».

Cuscinetto tra la Russia da una parte e gli stati baltici e la Polonia membri della Nato dall’altra, la Bielorussia ha incassato per ora un sostegno solo verbale al suo governo da parte del Cremlino, che ha escluso nei giorni scorsi qualsiasi intervento. Così come l’Alleanza atlantica ha negato che sia in corso una concentrazione di truppe al confine con la Bielorussia. Smentendo le accuse di Lukashenko, che aveva puntato il dito contro presunte «potenze straniere dietro la protesta di piazza».