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Mali: la giunta militare annuncia un presidente di transizione

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L’Ecowas chiede il reintegro di Keita

21 agosto 2020

Resta alta l’attenzione sulla crisi in Mali a pochi giorni dal colpo di Stato che ha gettato il paese nel caos. La giunta militare che ha preso il potere dopo l’arresto e la destituzione del presidente Ibrahim Boubacar Keita nominerà «un presidente di transizione», che sarà «un civile o un militare». Lo ha dichiarato il portavoce della giunta, il colonnello Ismael Wagué, in un’intervista rilasciata a France24. Le prospettive per i prossimi mesi rimangono tuttavia piuttosto incerte.

I leader golpisti hanno affermato di essere in contatto con la società civile, i partiti di opposizione e la maggioranza, per cercare di mettere in atto la transizione. «Formeremo un consiglio di transizione con un presidente di transizione che sarà un civile o un militare», ha detto Wagué. Nel frattempo è stata annunciata la riapertura dei confini terrestri e aerei del Paese a partire da oggi. È quanto si legge in un comunicato diramato nella tarda serata di ieri dal neo-costituito Comitato nazionale per la salvezza del popolo (Cnsp).

Wagué ha quindi nuovamente esortato i maliani a «muoversi liberamente» e a tornare al lavoro, chiedendo «la fine degli atti di vandalismo» e respingendo inoltre il termine «colpo di Stato». Il portavoce ha poi giustificato l’intervento dei militari con la «sofferenza» della popolazione e con «disfunzioni nell’esercito e la troppa corruzione» che affligge il paese. L’opposizione ha intanto convocato per oggi una nuova manifestazione a sostegno del colpo di Stato.

Ieri intanto i paesi limitrofi del Mali hanno chiesto il «reinsediamento» del presidente Keita, noto come Ibk, arrestato insieme al primo ministro, Boubou Cissé, il 18 agosto scorso. Il presidente è stato forzato a dimettersi e a sciogliere governo e Parlamento. La Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas), riunita per un vertice virtuale straordinario sulla crisi in Mali, ha annunciato che invierà una delegazione di alto livello a Bamako per garantire «l’immediato ritorno dell’ordine costituzionale». Lo si legge in un comunicato diramato al termine della riunione dell’organizzazione. «Chiediamo la reintegrazione immediata di Ibrahim Boubacar Keita come presidente della Repubblica» ha dichiarato il capo di Stato nigerino, Mahamadou Issoufou, che presiede l’Ecowas. L’organizzazione chiede anche la liberazione degli altri funzionari arrestati, nega la legittimità del Cnsp e apre a sanzioni nei confronti dei golpisti e dei loro collaboratori. Il colonnello Assimi Goita — a capo della giunta — nei giorni scorsi si è dichiarato anche presidente del Cnsp.

«Il tempo dei colpi di Stato è finito», scrive ancora l’Ecowas in un messaggio diretto alla giunta militare. È stata inoltre confermata la sospensione di Bamako da tutti gli organi decisionali dell’organizzazione, la chiusura di tutte le frontiere terrestri e aeree con i Paesi membri dell’Ecowas, il blocco di transazioni e scambi commerciali, ad eccezione di quelli riguardanti medicinali, carburante ed energia elettrica. L’obiettivo dichiarato dall’organizzazione è «il ritorno, il prima possibile, alla calma e a una situazione di normalità istituzionale». L’ex presidente nigeriano Goodluck Jonathan, nominato inviato speciale della Ecowas per la crisi in Mali, si è detto contestualmente disponibile a «riunire tutte le posizioni».

L’Onu e l’Unione africana continuano a condannare l’azione, chiedendo la liberazione dei prigionieri. Forte anche la reazione dell’Unione europea. «Il Parlamento europeo condanna gli interventi incostituzionali attuati in Mali» dopo il colpo di Stato e sottolinea l’esigenza di una ripresa del «dialogo» e la ricerca di «una soluzione consensuale della crisi in atto». Il ripristino del rispetto delle regole dello stato di diritti «deve essere una priorità», ha scritto in un tweet il presidente del Parlamento europeo David Sassoli.

Anche il presidente francese Emmanuel Macron — chiedendo la liberazione di Ibk, del premier Cissé e dei componenti del governo — ha assicurato l’impegno della Francia e dei suoi alleati «in Mali e nella regione per la sicurezza delle popolazioni del Sahel e su richiesta dei Paesi del Sahel». «L’operazione Barkhane, chiesta dai maliani e autorizzata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu, prosegue. I militari francesi in contatto con gli alleati europei e del Sahel continuano a garantire la loro missione». È quanto ha scritto in un tweet il ministro francese della Difesa, Florence Parly.

Il colpo di Stato in Mali si inserisce nel quadro delle proteste che si susseguono oramai da oltre due mesi in tutto il Paese. Le manifestazioni erano cominciate il 5 giugno scorso, data che ha dato il nome M5-Rfp (Mouvement du 5 juin / Rassemblement des forces patriotiques) al movimento che raccoglie una miriade di partiti e di altre realtà sociali e chiede una svolta politica nel Paese.