· Città del Vaticano ·

Le piogge cancellano secoli di storia a Sana’a

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg

Crollano le magnifiche case di mattoni di fango essiccato gioiello dell’Unesco

11 agosto 2020

Un altro dramma colpisce lo Yemen, uno dei paesi più poveri del mondo. Le magnifiche case di mattoni di fango essiccato — quelle che fanno del centro storico di Sana'a un unicum — sono collassate e stanno ancora collassando in seguito alle piogge torrenziali che hanno colpito il paese, provocando morte e devastazione in una terra già duramente colpita dal perenne stato di guerra e dalle sue inesorabili conseguenze, su tutte carenza di cibo e malattia.

Il complesso dei peculiari edifici, molti dei quali risalenti all'xi secolo, è nella Lista Unesco World Heritage, dal 1986. Un sito che comprende, si legge nel portale dell'Agenzia delle Nazioni Unite, 103 moschee, 14 hammam e oltre 6 mila case.

Dal 2015, l'Unesco ha posizionato Sana'a tra i “siti in pericolo” per evidenti ragioni legate all'insicurezza politica. Il tutto, nonostante le frequenti distruzioni dovute a scontri a fuoco ed esplosioni trovino una sorprendente capacità di reazione nella popolazione allo stremo, che, aiutata dalla tipologia stessa delle costruzioni e del suo ingrediente base — il mattone di fango essiccato — è capace di ricostruire in modo fedele all'originale.

Una delle ragioni che sinora hanno favorito la ricostruzione — dicono gli esperti — è sicuramente legata all'autonomia e all'autarchia culturale di un paese non ancora globalizzato, dove tradizioni antiche come la lavorazione del mattone di fango si sono tramandate per generazioni.

Il disastro è ingente. Il primo censimento parla di 107 tetti crollati, ma di almeno 5mila edifici dove entra acqua. «Tutto quello che avevamo è sepolto qua sotto» racconta alla Reuters Muhammad Ali al-Talhìs, la cui abitazione è collassata venerdì scorso, lasciando l'uomo, con le sue sei mogli e altrettanti figli senza un tetto. Aqeel Saleh Nassar, responsabile dell'Autorità per la conservazione del centro storico di Sana'a ha raccontato che sta collaborando con l'Unesco e altre istituzioni per cercare di salvare il salvabile. La stagione delle piogge investe normalmente lo Yemen tra aprile e inizio settembre.

Il paese arabo è marginalmente interessato dal monsone estivo. Gli effetti sono più marcati proprio nell'altopiano nord-occidentale del territorio, dove la storica capitale è collocata: in quell'area, d'estate le piogge sono tutt'altro che infrequenti. Quest'anno, però, le precipitazioni sono state particolarmente intense, andando a peggiorare quella che le Nazioni Unite additano come la più grave crisi umanitaria del pianeta. Il tutto in simultanea con il coronavirus — che si pensa si stia diffondendo abbondantemente e in larga misura non rilevato — e con la pioggia che per definizione favorisce la diffusione dei contagi endemici delle aree più povere del pianeta.