· Città del Vaticano ·

La ragazza (ancora ignota) e la perla

Vermeer, «Ragazza con l’orecchino di perla» (1665, particolare)

Il fascino enigmatico del capolavoro di Vermeer

17 agosto 2020

È stato definito “la Monna Lisa olandese” il celebre quadro di Vermeer, Fanciulla con turbante (1665), noto anche come Ragazza con l’orecchino di perla, che appartiene a un genere largamente diffuso all’epoca, ovvero una via di mezzo tra il ritratto in costume e il quadro di storia.

In questa tela l’artista olandese opera una sorta di rivoluzione, raffigurando il soggetto volto di tre quarti: la ritrattistica tradizionale prevedeva una prospettiva frontale o, come alternativa, di profilo. Tale postura inedita contribuisce a conferire alla fanciulla un fascino dal sapore enigmatico accentuato dall’espressione di languida innocenza degli occhi, che fissano lo spettatore, quasi a sollecitarne una reazione e una collaborazione a dialogare. Al contempo, tuttavia, la stessa postura di tre quarti pare suggerire la ritrosia del soggetto, che non intende sostare a lungo e che è prossimo ad allontanarsi. La tela dunque si pone lungo il crinale di un doppio gioco: il soggetto, da un lato, stabilisce un contatto con lo spettatore ma, al tempo stesso, da lui prende le distanze: un dialogo è possibile, a patto però che non duri molto. In quest’ottica s’inserisce un altro significativo contrasto, dato dall’orecchino di perla. Spicca per il suo valore e spicca ancora di più perché è all’orecchio di una fanciulla che sembra, dalla veste che porta, — dignitosa ma non di lusso — appartenere a un ceto di modesta estrazione. Il monile, infatti, al tempo di Vermeer era prerogativa delle donne aristocratiche dell’alta borghesia. La perla — il cui luccichio richiama il luccichio degli occhi della fanciulla e che risalta nella penombra del collo — è stata dipinta utilizzando poche pennellate, separate l’una dall’altra: è l’occhio umano che ha l’illusione di vederla intera.

Un interrogativo che rincorre il quadro sin dalla sua realizzazione riguarda l’identità del soggetto. Finora nessuno studioso, nonostante i tenaci sforzi profusi, è pervenuto a una risposta sicura e definitiva. Nel frattempo, tuttavia, la tecnologia ha permesso di chiarire altri enigmi che investivano la tela. È stato recentemente scoperto che la fanciulla — si pensava non le avesse — le ciglia ce l’ha: sono state dipinte in un modo così delicato da non vedersi ad occhio nudo. Non solo: è stata riscontrata sul viso anche una leggerissima peluria. Questo ulteriore elemento sta a testimoniare la volontà dell’artista di raffigurare un soggetto vero, reale, calato nella quotidianità, e non un simbolo freddo e astratto, un archetipo o, addirittura, una maschera.

di Gabriele Nicolò