· Città del Vaticano ·

La catastrofe del Libano chiama tutti a collaborare per il bene comune

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All’Angelus il Papa lancia un nuovo appello affinché il Paese mediorientale torni a essere modello di convivenza

10 agosto 2020

E ricordando i tragici bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki auspica un mondo senza nucleare


Ci sono il Libano e il Giappone nei pensieri ricorrenti di Papa Francesco in questi primi giorni di agosto: lo ha confidato egli stesso al termine dell’Angelus di domenica 9, parlando della «catastrofe» di Beirut, che «chiama tutti, a partire dai libanesi, a collaborare per il bene comune di questo amato Paese»; e dei «tragici bombardamenti» delle città giapponesi martiri dell’atomica, Hiroshima e Nagasaki.

Riguardo al Paese dei cedri — vedendo tra i fedeli in piazza San Pietro una bandiera che attestava la presenza di un gruppo di libanesi — il Pontefice ne ha rimarcato l’«identità peculiare, frutto dell’incontro di varie culture, emersa nel corso del tempo come un modello del vivere insieme». E al contempo non ha potuto fare a meno di constatare amareggiato come «questa convivenza ora» sia «molto fragile». Da qui la preghiera del vescovo di Roma affinché, «con l’aiuto di Dio e la leale partecipazione di tutti», tale pacifica convivenza «possa rinascere libera e forte». E in proposito ha invitato «la Chiesa in Libano ad essere vicina al popolo nel suo Calvario, come sta facendo in questi giorni, con solidarietà e compassione, con il cuore e le mani aperte alla condivisione», rinnovando «inoltre l’appello per un generoso aiuto da parte della comunità internazionale». Con un’ulteriore duplice raccomandazione — aggiunta a braccio al testo preparato — rivolta «ai vescovi, ai sacerdoti e ai religiosi» del Paese: «che stiano vicini al popolo e che vivano con uno stile di vita improntato alla povertà evangelica, senza lusso, perché il vostro popolo soffre», ha auspicato.

Poco prima, nel giorno in cui il Giappone faceva memoria del settantacinquesimo anniversario della devastazione di Nagasaki, seconda città a sperimentare l’orrore della bomba atomica tre giorni dopo Hiroshima, il Papa aveva ricordato «con commozione e gratitudine» la visita compiuta nella terra del Sol Levante a novembre del 2019, rinnovando l’esortazione «a pregare e a impegnarsi per un mondo totalmente libero da armi nucleari».

Prima della recita dell’Angelus, nel commentare come di consueto il vangelo della domenica, il Pontefice si era soffermato sull’episodio di Gesù che cammina sulle acque del lago in tempesta (Matteo 14, 22-33), traendone un insegnamento sempre valido: «Nei momenti bui... — ha spiegato — Lui sa bene che la nostra fede è povera», perché «tutti noi siamo gente di poca fede, tutti noi, anch’io, tutti».

L'Angelus