· Città del Vaticano ·

La bibliotecaria di Baghdad

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Punti di resistenza

22 agosto 2020

Il regalo di Safira Jamil Hafidh alla sua città


La sua storia è apparsa su tutti i giornali del mondo arabo: all’età di 88 anni magnificamente portati, la scrittrice irachena Safira Jamil Hafidh ha deciso quattro mesi fa di trasformare la sua collezione privata di libri, conservati nel salotto e nelle camere della casa a Baghdad in una biblioteca aperta al pubblico. Con l’aiuto di amici e altri scrittori ha trasportato i libri, testi moderni e antichi, in arabo, in inglese, in francese in due stanze all’ultimo piano della palazzina in cui vive, nel benestante quartiere di Kaddara. La nuova “biblioteca” di Baghdad ha un ingresso privato, a cui tutti possono accedere. Centinaia, forse migliaia di libri, divisi per argomenti, parlano di cultura, memoria, storia. Negli scaffali figurano manoscritti rari. Nell’ingresso è esposta una collezione piccola e preziosa di dipinti e oggetti artistici iracheni. Hadith è ben cosciente che la situazione in patria continua a essere incerta e pericolosa, ogni giorno manifestazioni e proteste attraversano le strade di Baghdad. La pandemia di covid-19 dilaga. Anche una biblioteca aperta al pubblico può diventare un azzardo e un bersaglio. La scrittrice non ha paura: vuole aiutare il suo Paese a ritrovare la propria ricchezza intellettuale e storica. Ed è convinta che i libri possano cambiare la vita e spera di cambiare tante altre vite, dopo decenni di guerra, saccheggi, distruzioni che non hanno risparmiato le più importanti biblioteche e i luoghi della cultura nazionali. «Vorrei che la mia libreria diventasse un punto di incontro e di convivenza per persone di tutte le età, di fedi e di ambienti diversi. Un luogo per imparare e per ripartire dalle nostre radici più profonde», ha spiegato ai giornali.

La scrittrice appartiene ad una famiglia importante di intellettuali iracheni. La madre era una donna impegnata nella scolarizzazione di base e nell’emancipazione femminile, un argomento quasi tabù in tempi in cui gli uomini ritenevano che la sfera pubblica appartenesse solo a loro. La stessa Hafidh, autrice prolifica, cominciò a scrivere libri di successo già negli anni Cinquanta, quando era poco più di un’adolescente, e tra i suoi best seller vale la pena di ricordare Bambini e giocattoli un testo dedicato alla condizione delle donne e delle mamme arabe. Hafidh confessa di aver sempre sognato, in fondo, di diventare una bibliotecaria e accogliere lettori, visitatori, curiosi. «Ho aperto la libreria in omaggio a tutte le madri. Una madre è come una scuola: vuole che i suoi figli imparino, leggano libri, diventino istruiti».

La bibliotecaria ottuagenaria di Baghdad è diventata il simbolo di una ripresa culturale che nessuno, fino a poco tempo fa, immaginava per l’Iraq. Alcuni negozianti, negli ultimi mesi, hanno spazzato le macerie e riaperto le loro botteghe di libri nella storica Al-Mutanabbi Street, la strada del centro di Baghdad che, sin dai tempi dell’impero ottomano, era il luogo dove si pubblicavano e si vendevano i libri. Spazzata da un sanguinoso attentato nel 2007, con decine di morti e centinaia di feriti, e divenuta poi una terra di nessuno dove si affrontavano le diverse fazioni irachene, Al Mutanabbi è incredibilmente rinata. Certo per ora solo poche serrande si sono rialzate ma, specie il venerdì, la strada si affolla di accademici e scrittori, alla ricerca di manoscritti altrove introvabili o delle ultime novità editoriali.

Anche a Mosul, l’antica Ninive, vi era la strada dei libri. Nel 2014 i miliziani di Daesh si erano accaniti contro le sue botteghe, avevano dato fuoco a tutto ciò che aveva a che fare con la cultura e, infatti, non si erano fermati neanche davanti alla famosa biblioteca universitaria. Con il loro bigottismo feroce e sanguinario, i combattenti del califfato nero volevano cancellare la memoria di una città un tempo famosa per i suoi monumenti e la sua vitalità intellettuale. Non ci sono riusciti. Ad Al-Nujaifi Street, così si chiamava e ha ricominciato a chiamarsi la strada dei libri di Mosul, una bottega è stata riaperta dalla famiglia Al-Knikchy, librai da molte generazioni. Hanno dovuto ricostruire il loro negozio da zero, perché la strada era stata rasa al suolo durante la battaglia per la riconquista di Mosul da parte dell’esercito iracheno. Un altro appassionato di libri, Fahad Al-Gburi, dopo la liberazione della città, ha deciso di abbandonare il suo lavoro di ingegnere e di inaugurare un caffè letterario a Mosul Est, dove si può discutere di letteratura, politica e musica. Il locale ospita anche un club di scrittrici. È l’ultima novità in un Iraq che, libro dopo libro, sta cercando di ricostruire il proprio futuro.

di Elisa Pinna