· Città del Vaticano ·

Il volto in 3D di Raffaello

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08 agosto 2020

Nella Scuola di Atene Raffaello ritrae se stesso, all’estrema destra del dipinto, con un berretto nero in testa. Ha un volto delicato, dall’espressione meditabonda. Meno esornativo ma sicuramente più intringante per le implicazioni che comporta è il suo volto quale emerge dalla ricostruzione che ne è stata fatta in 3d. Sembra dunque che dopo secoli di dibattiti e controversie, che hanno visto coinvolti sia scienziati che critici d’arte, la tecnologia abbia definitivamente “localizzato” le spoglie dell’artista. I resti custoditi nella tomba del Pantheon a Roma appartengono al pittore di Urbino, sentenzia uno studio dell’Università di Tor Vergata condotto in collaborazione con la Fondazione Vigamus e con l’Accademia Raffaello di Urbino. La ricostruzione facciale in 3d è stata realizzata (manualmente al computer) a partire da un calco dei resti del pittore, che è stata confrontata con gli autoritratti conosciuti dell’artista. Lo studio sarà prossimamente sottoposto per la pubblicazione alla rivista «Nature». «Questa ricerca — ha affermato Olga Rickards, antropologa molecolare dell’Università di Tor Vergata — fornisce per la prima volta una prova concreta che lo scheletro riesumato nel Pantheon nel 1833 appartiene a Raffaello e apre la strada a possibili futuri studi molecolari sui resti scheletrici, miranti a convalidare questa identità e a determinare alcuni caratteri del personaggio c correlati con il Dna, come ad esempio i caratteri fenologici (colore degli occhi, dei capelli e della carnagione), la provenienza geografica e la presenza di marcatori genetici che predispongono a contrarre malattie». (gabriele nicolò)