· Città del Vaticano ·

Haftar dice no alla tregua in Libia

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Dopo le aperture del governo di Tripoli e Tobruk

24 agosto 2020

Dopo 48 ore di silenzio, lo stato maggiore del generale Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, ha messo in chiaro che i giochi in Libia sono tutt’altro che chiusi e la pace ancora lontana. Il suo portavoce ha liquidato ieri l’annuncio del cessate il fuoco proclamato dal governo di Al Serraj venerdì scorso come un semplice «marketing mediatico» per nascondere un attacco a Sirte con il sostegno turco. Le forze di Haftar non abbandonano il campo, quindi, ma – ha detto il portavoce – sono pronte a rispondere.

La pacificazione in Libia insomma cammina ancora sul filo del rasoio, nonostante gli importanti segnali di distensione arrivati pochi giorni fa dalle autorità rivali del governo di Al Serraj e del parlamento di Tobruk, che avrebbero dovuto spianare la strada alla fine delle ostilità e ad elezioni presidenziali e legislative la prossima primavera. Come accennato, il portavoce di Haftar, Ahmed al Mismari, ha criticato l’annuncio di Al Serraj e affermato che «la Turchia con le sue navi e fregate si prepara ad attaccare Sirte e Jufra», dove le milizie dell’est sono asserragliate dopo aver arrestato la controffensiva dei governativi. Mismari ha aggiunto che «alcuni gruppi di militari turchi sono stati trasferiti da Misurata alla zona di Al Hicha, a sud est della città, dopo una riunione tra il capo di stato maggiore turco e un numero di ufficiali e capi della milizia di Misurata», ossia il gruppo di combattenti più preziosi per Tripoli. Secondo Mismari, «è prevedibile che le forze e le milizie che avanzano ora si preparino ad attaccare le nostre unità a Sirte e Jufra, per avanzare poi verso la zona della Mezzaluna petrolifera, a Brega e Ras Lanuf». E se ciò avvenisse, ha avvertito il portavoce, «le nostre forze armate sono pronte a fronteggiare il nemico».

Haftar non si è ancora pronunciato personalmente sulla tregua annunciata da Serraj e dal presidente del parlamento di Tobruk, Aguila Saleh, finora braccio politico del generale della Cirenaica. Ma attraverso i suoi ha fatto sapere di respingere «una iniziativa di pace scritta da un’altra capitale». Va detto che Haftar gode del sostegno del Cremlino e del Cairo che in questo modo cercano di contrastare l’influenza turca sulla regione. Al Serraj, del resto, ha più volte ripetuto che nel futuro della Libia «non c’è posto per chi ha le mani sporche di sangue», riferendosi ad Haftar.

Intanto, ieri sono state registrate tensioni nel tardo pomeriggio a Tripoli, dove, secondo i media locali, alcuni uomini armati (non è ancora dato sapere quali e/o di quale milizia) hanno sparato nei pressi di Piazza dei Martiri contro un gruppo di manifestanti che stava protestando contro le difficili condizioni di vita chiedendo le dimissioni del governo e garanzie di riforme in nome dello stato di diritto. Non è ancora chiaro se ci siano stati feriti o vittime. Il ministero dell’interno ha chiarito in una nota che a sparare sarebbero stati alcuni infiltrati tra gli uomini della sicurezza.

In serata la corrente elettrica è mancata in molte zone della capitale e le difficili condizioni di vita quotidiana causano malcontento tra i cittadini, specie i più giovani.