· Città del Vaticano ·

Fratelli di chi soffre alla scuola del fondatore

Distribuzione di vestiario a Denver

Il Papa indica ai Cavalieri di Colombo l’esempio di McGivney

11 agosto 2020

Oltre 77 milioni di ore donate in opere di solidarietà nell’ultimo anno. Ma questo deve essere solo un punto di partenza. L’ormai prossima beatificazione del fondatore — il sacerdote Michael McGivney che sarà elevato agli onori degli altari il 31 ottobre — potrà essere per tutti i Cavalieri di Colombo di approfondimento dell’«impegno a vivere come discepoli missionari nella carità, nell’unità e nella fratellanza», alimentando quell’«aiuto caritativo» che, con «spirito di solidarietà cristiana», l’ordine laicale fornisce a quanti soffrono a causa della pandemia in questo periodo, e ai dimenticati e agli emarginati sin dalle origini. È questo il mandato che Papa Francesco ha affidato loro nei giorni scorsi, attraverso una lettera in lingua inglese — a firma del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato — indirizzata al cavaliere supremo Carl A. Anderson.

Il 4 agosto si è infatti tenuta la 138a convention dei Cavalieri di Colombo, quest’anno svoltasi in modalità virtuale a causa dell’emergenza covid-19.

È proprio lo «spirito di solidarietà cristiana», ha sottolineato il Pontefice, ad aver «caratterizzato in modo particolare la vita e l’attività» di padre McGivney il quale come parroco, concretamente vicino alla vita quotidiana delle persone, «conosceva bene e desiderava imprimere sul suo gregge l’urgenza del mandato evangelico: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”». E «le virtù eroiche e l’esempio di fede» del sacerdote statunitense potranno ispirare «a cercare ogni giorno nella preghiera la saggezza e la forza di esercitare — ha aggiunto citando un passaggio dell’Evangelii gaudium — “una fraternità [...] che sa guardare alla grandezza sacra del prossimo, che sa scoprire Dio in ogni essere umano”».

Una visione, si legge nella lettera, evocata pienamente dal tema stesso della convention: «Cavalieri di fratellanza». Quel principio che ha animato padre McGivney sin dalle origini, ha anche caratterizzato, nella «creatività della carità», l’azione dell’ordine in questi mesi in cui il mondo «affronta la sfida della pandemia e dei suoi effetti di vasta portata sulla vita economica e sociale delle persone».

Il Pontefice, ha scritto il cardinale Parolin, «è grato per questi e per gli altri innumerevoli modi in cui i Cavalieri di Colombo continuano a dare una testimonianza profetica al sogno di Dio di un mondo più fraterno, giusto ed equo in cui tutti siano riconosciuti come prossimo e nessuno venga lasciato indietro».

Nel messaggio inviato ad Anderson si ricorda come tutta la storia dell’ordine sia stata improntata a tali valori, vera e propria linfa nell’azione di sostegno alla missione evangelizzatrice della Chiesa. Fondata nel 1882 da McGivney insieme a un gruppo di laici cattolici, l’associazione cominciò la propria attività dedicandosi alle fasce più emarginate della società, in primo luogo vedove e orfani. Il sacerdote che la ideò, figlio di immigrati irlandesi, svolse il ministero pastorale come viceparroco a New Heaven e poi come parroco a Thomaston nel Connecticut. All’annuncio della prossima beatificazione di McGivney, il cavaliere supremo Anderson ne ha sintetizzato così la figura e l’eredità spirituale: «Ha ispirato generazioni di cattolici a rimboccarsi le maniche e a mettere in pratica la loro fede».

Una delle prime preoccupazioni del fondatore, fu quella di «promuovere il benessere materiale e spirituale dei lavoratori e delle loro famiglie», e perciò «fin dai primi giorni — si legge nella lettera firmata dal segretario di Stato — la cura della famiglia è stata una priorità per i Cavalieri di Colombo». Una premura che continua ancora oggi con una «forte e coraggiosa difesa della inviolabile dignità della vita umana sin dal concepimento» e con una serie di iniziative volte a «rafforzare la vita familiare». Perché è proprio nel sostegno, nel potenziamento della vita familiare, si sottolinea, che «gli individui e le società crescono nella solidarietà, nel rispetto reciproco, nella verità, nella misericordia e nell’amore. In un tempo di instabilità sociale, tali virtù sono ancor più necessarie per promuovere la pace, la riconciliazione e la giustizia».

È questa la missione assunta dai Cavalieri di Colombo che, in questo fondamentale crocevia della loro storia, guardano con rinnovato orgoglio alle proprie radici. Va in questo senso la decisione, annunciata in occasione della riunione annuale, di dar vita a un nuovo centro di pellegrinaggio in onore del fondatore a New Heaven. Il Blessed Michael McGivney Pilgrimage Center sorgerà nell’edificio che attualmente ospita il museo sulla storia dell’ordine e sarà, in vista della beatificazione, uno strumento per meglio conoscerne la figura e l’opera. Durante la convention è stato inoltre presentato il Rapporto annuale, a testimonianza di come quelle radici continuino ancora oggi a portare frutti. I Cavalieri di Colombo contano, in 12 paesi, due milioni di membri impegnati a «farsi fratelli» e a «prestare attenzione a tutti coloro che soffrono e che vivono nel bisogno». Un coinvolgimento che ha portato nell’ultimo anno, si legge nel Rapporto, non solo a un notevole impegno economico in opere di carità (oltre 187 milioni di dollari), ma anche e soprattutto a un coinvolgimento personale dei propri membri, calcolato in milioni di ore di servizio, di tempo dedicato agli altri. Anche, e soprattutto, nel difficile periodo dell’emergenza covid-19, durante il quale ha preso corpo il progetto «Non lasciare nessuno indietro»: l’ampio spettro di iniziative (dagli aiuti economici alle famiglie e alle parrocchie, alle raccolte alimentari e ai servizi di assistenza personale) ha interessato oltre un milione di persone.