Beirut in ginocchio

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Cento morti e oltre quattromila feriti a causa di una devastante esplosione nel porto

05 agosto 2020

Papa Francesco esprime solidarietà al Libano e chiede l’aiuto della comunità internazionale


«Ieri a Beirut, nella zona del porto, delle fortissime esplosioni hanno causato decine di morti e migliaia di feriti, e molte gravi distruzioni. Preghiamo per le vittime e per i loro familiari; e preghiamo per il Libano, perché, con l’impegno di tutte le sue componenti sociali, politiche e religiose, possa affrontare questo momento così tragico e doloroso e, con l’aiuto della comunità internazionale, superare la grave crisi che sta attraversando». Con queste parole, oggi all’udienza generale, Papa Francesco ha espresso solidarietà e vicinanza alla popolazione di Beirut dopo la terribile esplosione avvenuta ieri nel porto e che ha devastato in particolare il centro storico della capitale libanese causando la morte di almeno cento persone e il ferimento di altre quattromila; centinaia sarebbero i dispersi.

Le immagini di alcuni video mostrano alcune esplosioni ravvicinate seguite da una più violenta e devastante, il cui boato è stato sentito anche a Cipro. Secondo per il governo libanese a provocare le esplosioni sarebbe stato un incendio in un deposito nel porto dove erano immagazzinate 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio, sequestrate diversi anni fa da una nave.

Il presidente libanese Michel Aoun, che ha parlato con la stampa subito dopo una riunione d’emergenza del supremo consiglio della difesa nel palazzo presidenziale di Baabda, in un tweet ha affermato: «È inaccettabile che 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio fossero tenute immagazzinate in condizioni non sicure. Un’inchiesta è in corso per appurare cosa abbia provocato l’esplosione». Il primo ministro Hassan Diab ha dichiarato che «i responsabili della catastrofe ne pagheranno il prezzo», senza sbilanciarsi in alcuna ipotesi. Voci riprese da alcune televisioni avevano inizialmente parlato di un attacco israeliano a un deposito di armi di Hezbollah. Ma sia Hezbollah sia Israele hanno smentito.

Il ministro della salute libanese, Hamad Hasan, ha consigliato a chiunque possa di andare via da Beirut a causa dell’aria tossica. Oggi è stata proclamata una giornata di lutto nazionale; lo stato di emergenza durerà invece per due settimane.

L’esplosione ha letteralmente sconvolto la città. «Beirut è una città distrutta: le esplosioni di oggi sembravano Hiroshima» ha detto il governatore della capitale, Marwan Aboud, definendo quanto accaduto «un disastro nazionale senza precedenti». Aboud si è subito recato sul luogo dell’esplosione rivelando che «tra i dispersi vi sarebbero numerosi vigili del fuoco accorsi sul posto per spegnere l’incendio conseguente alla prima esplosione».

Un testimone che vive sulle colline a est della capitale, alcuni chilometri dal porto, ha detto — citato dall’Ansa — che lo spostamento d’aria è stato talmente potente «da far saltare tutte le placche delle prese di corrente» nella sua abitazione. In interi quartieri praticamente nessun edificio è rimasto con i vetri intatti. Fonti riferiscono che nella zona di Mar Mikhael nell’alto edificio di Electricité du Liban, l’ente elettrico nazionale, sono rimasti intrappolati molti dipendenti e che si è lavorato a lungo per portarli in salvo. Sull’autostrada costiera che va verso nord e che passa vicino al porto, per un lungo tratto si vedono auto distrutte, mentre la carreggiata è coperta di detriti. Anche all’aeroporto internazionale Rafiq Hariri, distante diversi chilometri, i danni sono evidenti.

«Beirut è una città devastata» ha dichiarato il cardinale Béchara Boutros Raï, patriarca di Antiochia dei Maroniti. La Chiesa «che ha disposto una rete di soccorso in tutto il territorio libanese — si legge in un comunicato — si trova oggi di fronte a un nuovo grande dovere che non può assumersi da sola, pur essendo totalmente solidale con coloro che sono stati colpiti dalla tragedia, i familiari delle vittime, i feriti e gli sfollati, che è pronta ad accogliere nelle sue istituzioni». A nome della Chiesa del Libano, «ringrazio tutti gli stati che hanno espresso la loro disponibilità ad aiutare Beirut, città devastata, e mi rivolgo a tutti i Paesi fratelli e amici, così come alle Nazioni Unite per mobilitarsi per dare un aiuto immediato allo scopo di salvare la città di Beirut, senza alcuna considerazione politica, poiché quel che è accaduto va al di là della politica e dei conflitti». Il patriarca ha fatto appello «alle organizzazioni caritative nei diversi Paesi per aiutare le famiglie libanesi, di Beirut in particolare, affinché possano curare le loro ferite e riparare le loro case».

L’Assemblea degli Ordinari cattolici di Terra Santa ha espresso in un comunicato «solidarietà a tutti i cittadini del Libano in questo tempo difficile». «Abbiamo seguito — aggiungono — e continuiamo a seguire con grande preoccupazione e dolore l’esplosione che ha colpito Beirut e il suo porto ieri sera, specialmente per le notizie di decine di morti e centinaia di feriti dovuti alla deflagrazione». Per questo «alziamo le nostre preghiere per le anime dei morti e per la guarigione dei feriti. E preghiamo per la stabilità e la prosperità del Libano».

Sul piano internazionale, si moltiplicano le espressioni di vicinanza e le offerte di aiuto. Gli Stati Uniti hanno detto di essere pronti ad «aiutare in ogni modo» il Libano. «Estendiamo le nostre più profonde condoglianze a tutte le persone colpite e restiamo pronti ad offrire tutta l’assistenza possibile» ha dichiarato un portavoce del dipartimento di Stato americano. Anche il presidente Donald Trump ha espresso solidarietà, sottolineando però che secondo i militari Usa non si sarebbe trattato di un incidente. «Ho incontrato i nostri generali e sembra che non sia un incidente industriale. Sembra, secondo loro, che sia un attentato, una bomba di qualche tipo» ha detto il presidente.

Anche Israele si è detto pronto ad aiutare il Libano. Il presidente israeliano Reuven Rivlin ha detto che il suo Paese condivide «il dolore del popolo libanese e offre sinceramente il suo aiuto un questo momento difficile» per il Paese.

La Francia ha annunciato che invierà un distaccamento di sicurezza civile e «diverse tonnellate di materiale sanitario» a Beirut. «Medici di emergenza raggiungeranno inoltre Beirut il prima possibile per rafforzare gli ospedali. La Francia è già impegnata» ha detto il presidente Emmanuel Macron. Solidarietà e aiuti anche dalla Germania: «Offriremo al Libano il nostro sostegno» ha detto il cancelliere tedesco Angela Merkel, secondo quanto ha reso noto via Twitter il portavoce del governo, Ulrike Demmer. «I nostri pensieri sono per coloro che hanno perso i loro congiunti. Ai feriti auguriamo una pronta guarigione». Anche la Turchia si è detta pronta a inviare al Libano «qualsiasi aiuto che sia in grado di fornire» ha detto il presidente Tayyip Erdoğan in una telefonata di condoglianze ad Aoun. «Tutte le nostre agenzie governative sono pronte a intervenire» ha sottolineato la presidenza turca. Secondo il ministero degli Esteri di Ankara, tra i feriti «ci sono almeno due cittadini turchi».

Anche il presidente della Repubblica italiana ha inviato un messaggio ad Aoun. «In questa dolorosa circostanza — scrive Sergio Mattarella — ci stringiamo con affetto all’amico popolo Libanese. Il nostro pensiero va alle numerosissime vittime della tragedia e alle loro famiglie, mentre con viva speranza auguriamo ai feriti una pronta e completa guarigione».