· Città del Vaticano ·

Audrey Donnithorne e il ruolo delle laiche nella Chiesa

La Chiesa del Salvatore nel distretto Xicheng di Pechino

Questo mese "Donne di valore"

29 agosto 2020

Mentre molti sguardi erano rivolti con preoccupazione verso la Cina, che si apprestava a promulgare la nuova legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong, è stata raccontata con emozione la morte proprio in questa città di una donna quasi centenaria, il 9 giugno scorso, il cui destino è stato strettamente legato alla storia recente della Cina. Perché è stata una donna, Audrey Donnithorne, a promuovere la riconciliazione tra i vescovi cinesi, cosiddetti ufficiali e non ufficiali, e le rispettive comunità dei fedeli cattolici. Chi lavora oggi in favore del dialogo tra Pechino e il Vaticano deve molto a questa anglicana convertita al cattolicesimo che ha saputo combinare la sua competenza di brillante economista con la sua femminilità fatta di ascolto e disponibilità, pazienza, senso pratico e tenacia.

Audrey Donnithorne era nata nel sud-ovest della Cina in una famiglia di origine britannica. Si dice che questa “eroina della fede”, nel corso dei suoi innumerevoli viaggi per il mondo, riuscisse a trovarsi sempre nei luoghi dove stavano accadendo fatti importanti. Ma è a Hong Kong che decise di stabilirsi nel 1985, al momento di andare in pensione. Gli anni seguenti li dedicò ad incoraggiare l'apertura economica della Cina ma anche e soprattutto la ricostruzione della Chiesa e della Nazione cinesi laminate dalla Rivoluzione Culturale.

Hong Kong le servì da base per numerose visite in Cina continentale. Audrey Donnithorne voleva spronare lo spirito di riforma che soffiava a quei tempi, stringere legami con i cattolici che iniziavano ad uscire dal loro isolamento e con vescovi e sacerdoti appena rilasciati dal carcere. Le piaceva raccontare del suo incontro decisivo con Mons. Paolo Deng Jishou, vescovo di Leshan, che aveva subito 21 anni di lavori forzati. Con il sostegno in particolare della Caritas di Hong Kong, Donnithorne inviava libri di preghiera e di canti ai cattolici cinesi, forniva aiuto ai seminaristi, promuoveva la creazione di piccole imprese per garantire l'autonomia finanziaria delle parrocchie in stato di indigenza… Ma soprattutto costruiva ponti con i vescovi dell’Associazione patriottica cinese, ordinati senza mandato del Santo Padre, che aspiravano a ritrovare la piena comunione con il vescovo di Roma. E nel 2008, si fece apprezzare ancora di più creando un fondo per la ricostruzione delle chiese e strutture ecclesiali nel Sichuan, sua terra natia, distrutta da un terremoto.

La morte di Audrey Donnithorne è un invito a riconoscere la sua eredità e insieme a riflettere sul ruolo prezioso che le donne laiche possono svolgere nella Chiesa.

di Romilda Ferrauto