· Città del Vaticano ·

Oms: il virus non rallenta in America Latina

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In Brasile a luglio mille morti al giorno

31 luglio 2020

La pandemia di covid-19 non dà tregua all’America Latina. Lo ha confermato ieri l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) illustrando come la curva epidemiologica del covid-19 non accenna minimamente a stabilizzarsi, anzi, continua la sua fase ascendente in quasi tutta la regione. Brasile, Messico, Perú e Cile risultano essere tra i primi otto Paesi al mondo con più contagiati. Insieme, a oggi, hanno totalizzato quasi 3,8 milioni di casi positivi. L’attenzione dell’Oms è rivolta anche a Colombia e Argentina, dove la diffusione del virus sta crescendo preoccupatamente.

«Il Centro e il Sud America sono un epicentro della pandemia. E se è stato fatto molto, molto si deve ancora fare per controllare il virus» ha dichiarato ieri il direttore delle emergenze sanitarie dell’Oms, Mike Ryan, responsabile dell’unità di crisi contro la pandemia. Rispondendo ai giornalisti in conferenza stampa a Ginevra, ha affermato che i Paesi sudamericani devono fare i conti con città popolose, baraccopoli sovraffollate, richiamando poi l’attenzione sulla necessità di tutelare le comunità indigene.

A luglio il Brasile — sin dall’inizio della diffusione del coronavirus il Paese più colpito in America Latina — ha fatto registrare una media giornaliera di circa mille decessi. Il ministero della Sanità brasiliano, ieri, annunciando altri 1.129 morti nelle ultime 24 ore, ha reso noto che il bilancio complessivo dei decessi ha superato quota 91.000. Per la precisione sono 91.263 le persone che hanno perso la vita per complicazioni legate al nuovo coronavirus dal 16 marzo — data della prima vittima ufficiale in Brasile —. Al 1° luglio erano 60.000 i decessi. Dopo gli oltre 70.000 contagi di due giorni fa — uno dei dati giornalieri più alti di sempre — ieri il Ministero della salute brasiliano ha messo a bilancio 57,837 nuovi casi positivi, che hanno portato il dato complessivo oltre la barriera dei 2,6 milioni di contagi, ben oltre la metà di quelli totalizzati in tutta l’America Latina. Gli esperti, inoltre, stimano che il numero di casi sia sottostimato, a causa della mancanza di test nel Paese.

Ieri, intanto, sono risultati positivi al covid anche un altro ministro dell’esecutivo brasiliano — quello della Scienza, della tecnologia e dell’innovazione — Marcos Pontes e la moglie del presidente Jair Bolsonaro. Il capo di Stato, ieri, ha reso noto che sta assumendo antibiotici per un’infezione polmonare che lo ha fatto sentire debole, dopo aver trascorso settimane in isolamento per via della sua positività al virus.

Nonostante gli studi scientifici prevedano la possibilità che il Paese arrivi a totalizzare oltre 100.000 vittime da qui a dicembre, il governo centrale brasiliano ha approvato due giorni fa un decreto che riapre dal 1° agosto il Paese ai visitatori stranieri che arrivano via aereo, ponendo fine a un blocco di quattro mesi, imposto il 30 marzo scorso, che ha devastato il settore turistico locale. L’industria del turismo ha subito una perdita di circa 23,6 milioni di dollari, secondo la Confederazione nazionale commercio, servizi e turismo. Il provvedimento ha esteso il divieto d’ingresso per gli stranieri che arrivano via terra o via mare per altri 30 giorni, ma indica che «l’arrivo per via aerea non sarà più proibito». I visitatori che rimarranno 90 giorni o meno dovranno comunque dimostrare di essere coperti da un’assicurazione sanitaria durante il soggiorno.