· Città del Vaticano ·

Non si attenua il riscaldamento globale

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Nonostante il rallentamento industriale causato dalla pandemia

11 luglio 2020

Nei prossimi cinque anni il riscaldamento medio della Terra si stima aumenterà di 1,5 gradi celsius, ma non è escluso che arrivi ad aumentare di 2 gradi. Lo ha rilevato l’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) che sottolinea come, di conseguenza, i fenomeni climatici estremi come le tempeste potrebbero aumentare in Europa mentre nel Sahel il clima diventerà più umido. Inoltre c’è un rischio del 20 per cento che l’aumento possa oltrepassare il grado e mezzo.

L’Organizzazione ricorda, intanto, che la temperatura media della Terra è già superiore di un grado ai valori preindustriali e che gli ultimi cinque anni sono stati i più caldi mai registrati. Le previsioni, dunque, parlano di un riscaldamento artico che dovrebbe essere più del doppio della media globale di quest’anno. Allo stesso tempo, si prevede che molte regioni del Sud America, dell’Africa meridionale e dell’Australia sperimenteranno condizioni più secche rispetto agli ultimi anni. Il clima, inoltre, sarà più umido alle alte latitudini del pianeta e nel Sahel, e probabilmente più secco nel Nord e nell’Est del Sud America. L’Atlantico settentrionale potrebbe sperimentare venti occidentali più forti, che potrebbero causare più tempeste nell’Europa occidentale.

«Questo studio scientifico mette in evidenza la formidabile sfida che dovremo affrontare nel raggiungimento dell’obiettivo fissato dall’accordo di Parigi sul cambiamento climatico», ha dichiarato il segretario generale dell’Omm, Petteri Taalas. Un modo per ribadire l’invito delle Nazioni Unite alla comunità internazionale a «contenere, nel corso del secolo, l’aumento della temperatura media del pianeta ben al di sotto dei 2 gradi celsius rispetto ai livelli preindustriali e di continuare l’azione intrapresa per limitare l’aumento delle temperature a 1,5 gradi celsius». Per l’Omm, queste nuove previsioni climatiche sulle temperature «sono impegnative».

A causa delle attività umane il pianeta ha già guadagnato almeno un grado dal 1850 al 1900, moltiplicando i disastri, e la probabilità che le temperature in uno o più mesi nei prossimi cinque anni superino i livelli preindustriali di almeno 1,5 gradi è di circa il 70 per cento.

In molti poi avevano sperato che il rallentamento industriale legato alla pandemia da covid-19 portasse un miglioramento nelle emissioni di gas a effetto serra e aerosol. Secondo Taalas si tratta di un’utopia. Infatti, la riduzione delle emissioni di co2 quest’anno non dovrebbe portare a una diminuzione delle concentrazioni atmosferiche che stanno causando l’aumento della temperatura globale. «L’Omm ha ripetutamente sottolineato che il rallentamento industriale ed economico causato da covid-19 non può sostituire un’azione sostenibile e coordinata sul clima», ha affermato il segretario generale. «La pandemia ha causato una grave crisi sanitaria ed economica globale, ma se non combattiamo il cambiamento climatico, il benessere umano, gli ecosistemi e le economie potrebbero essere minacciati per secoli», ha avvertito Taalas. «I governi dovrebbero cogliere l’occasione per includere misure per il cambiamento climatico nei loro programmi di stimolo all’economia post covid e garantire un reale miglioramento», ha concluso.

di Anna Lisa Antonucci