· Città del Vaticano ·

Per uno Stato della Città del Vaticano sostenibile

I pannelli solari installati, già nel 2008, sul tetto dell’aula Paolo VI (foto: Biagio Tamarazzo)

Presentato il documento elaborato dal Tavolo interdicasteriale sull’ecologia integrale a cinque anni dalla «Laudato si’»

18 giugno 2020

L’intervento del vescovo segretario generale del Governatorato


«La terra è ferita, serve una conversione ecologica». Questa frase è molto più che un richiamo a cambiare le cose e ad agire per tutelare e salvaguardare il creato. È il punto di partenza e di approdo dell’enciclica di Papa Francesco Laudato si’, di cui stiamo celebrando i cinque anni dalla sua promulgazione.

Nell’enciclica il Pontefice collega la salvaguardia dell’ambiente alla giustizia verso i poveri e alla necessità di una inversione di marcia per un’economia che cerca solamente il profitto. Non vi è possibilità di uscita dall’attuale situazione in cui versa il creato se l’umanità non prende coscienza della necessità di cambiare stili di vita. Ma anche del modo di produrre e di consumare.

È cronaca quotidiana il bisogno di un cambiamento radicale nei comportamenti umani, affinché la casa comune sia sempre più rispettata e tutelata. Anche l’emergenza sanitaria per il covid-19 richiede una «conversione ecologica», un maggior ricorso alla solidarietà e alla fraternità che eviti di riversare sul creato le scelte egoistiche non solo dei singoli, ma di intere entità statali.

È fuori dubbio che, come scrive Papa Francesco nell’enciclica, la sfida ambientale è indissolubile da quella educativa. La persona deve imparare fin dai primi anni di vita a crescere nella consapevolezza delle proprie responsabilità. Questo significa che l’agire deve essere sostenibile dal punto di vista ecologico e solidale, a cominciare in primo luogo dalla famiglia. È indispensabile una «cittadinanza ecologica», in cui i componenti del nucleo familiare, ma anche quelli di cui è caratterizzata la società, tendano ad aver cura del creato attraverso le piccole azioni quotidiane che si trasformino in stile di vita.

È quanto abbiamo cercato di fare al Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. Sensibilizzando i nostri dipendenti e quanti ruotano intorno al Governatorato, direttamente o indirettamente, nei confronti di un’ecologia integrale che si concretizza nelle piccole azioni di ogni giorno. A cominciare dal riciclo dei rifiuti, dal rispetto del verde, dal risparmio nel consumo delle acque e dell’energia, nella scelta delle fonti rinnovabili, nell’evitare i gas serra, nel favorire un sempre minore inquinamento atmosferico privilegiando le modalità di trasporto elettrico e nello scegliere antiparassitari e concimi ecologici che rispettino la terra e i suoi frutti.

Prima ancora dei provvedimenti concreti che il Governatorato ha preso tenendo in considerazione i principi e le indicazioni della Laudato si’, vorrei sottolineare come, proprio seguendo lo spirito dell’enciclica, occorra promuovere una vera e propria «spiritualità ecologica», fondata sulla sequela di Gesù Cristo, di cui Francesco d’Assisi è stato testimone vivente. Infatti, come scrive il Pontefice, la vocazione «di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di un’esistenza virtuosa». Se è vocazione non può essere una scelta opzionale o un aspetto secondario del nostro rapporto con Dio e con il prossimo, ma deve influire sul nostro agire e sul nostro modo di affrontare le sfide quotidiane che la vita ci propone.

Quanto fatto a livello personale va tradotto anche a livello istituzionale in modo da condizionarne l’operato in senso ecologico. È quanto sta facendo il Governatorato a cominciare, ancor prima della pubblicazione della Laudato si’, dalla installazione di pannelli fotovoltaici sulla copertura dell’Aula Paolo VI. Essi sono in grado di produrre energia elettrica senza emissione di sostanze inquinanti.

Ciò rientra tra gli obiettivi preposti per la riduzione del consumo delle risorse. In questo senso, si è cercato di attivare una serie di interventi per ottenere un maggiore controllo energetico e una relativa diminuzione delle emissioni di anidride carbonica. I pannelli sull’Aula Paolo VI sono solo i primi di una serie. Infatti, abbiamo installato diverse tipologie di pannelli solari anche nella sede residenziale della Specola Vaticana a Tucson, in Arizona. Ottenendo così una forte contrazione dei costi energetici e una riduzione dell’emissione di anidride carbonica.

Inoltre, dal 2009 è in funzione un impianto «a raffreddamento solare» presso il Centro industriale vaticano, necessario alla conversione dell’energia solare in energia termica e frigorifera utilizzate per la climatizzazione della mensa di servizio nel periodo estivo.

Vi è poi un continuo ricambio degli impianti elettrici con corpi illuminanti a led, sensori crepuscolari di illuminazione e di presenza di ultima generazione, che regolano l’intensità in base al variare della luce naturale. Un esempio riuscito nell’applicazione della nuova illuminazione è quello della volta della Cappella Sistina. Ciò ha permesso di ridurre di circa il 60 per cento i costi energetici e le emissioni di gas serra, favorendo anche un notevole rallentamento dell’invecchiamento degli affreschi.

Senza dimenticare la nuova illuminazione di piazza San Pietro e del colonnato del Bernini che offre un risparmio energetico fino all’80 per cento. Nella stessa basilica Vaticana l’adozione di nuovi apparecchi ha prodotto una minore spesa di quasi l’80 per cento. Lo stesso posso dire nella basilica di Santa Maria Maggiore. E precisamente questa mattina mi hanno comunicato che ieri hanno finito i lavori di illuminazione a led delle Stanze di Raffaello e nella Pinacoteca Vaticana.

Al contempo, abbiamo dismesso le vecchie apparecchiature elettriche che venivano usate e rinnovato tecnologicamente i dispositivi di rete impiegando sistemi operativi di nuova generazione a minor impatto ambientale. Vi è stata anche l’adozione di sistemi domotici, i quali intervengono a spengere automaticamente l’illuminazione al termine della giornata lavorativa.

Rientra in questo contesto la sostituzione dei trasformatori elettrici che producevano un elevato calore, con quelli di ultima generazione. La stessa sostituzione avviene anche nel settore informatico e nel Centro di elaborazione dati (Ced).

Nei Giardini vaticani, polmone verde dello Stato e in parte anche della città di Roma, sono in corso dei progetti che vanno di pari passo con la premessa dell’enciclica, ossia la difesa della casa comune.

Con il progetto «Giardini Bio», ad esempio, si è riusciti in soli tre anni ad eliminare completamente l’uso di pesticidi di origine chimica, lasciando spazio alla biodiversità ed all’impiego di prodotti di origine naturale per il controllo delle popolazioni infestanti e concimi di origine organica.

Uno sforzo ancora più propositivo volto alla tutela dell’ambiente e delle risorse arboree esistenti è avvenuto con la realizzazione di un vero e proprio censimento delle piante esistenti, che ha portato ad una riforestazione dello Stato con la piantumazione di 250 nuove alberature di alto fusto, lì dove nel tempo erano state rimosse, e alla sostituzione di circa 2.300 piante di siepi, caratteristica dei Giardini vaticani.

Una delle priorità che si prefigge lo Stato è anche la tutela delle risorse idriche per ridurre drasticamente lo spreco, adottando circuiti chiusi per il riciclo delle acque destinate alle fontane dei Giardini vaticani e alla rete antincendio all’interno delle Mura Leonine. Per raggiungere questo obiettivo sono in corso i lavori di rifacimento dell’impianto di innaffiamento dei Giardini, progetto realizzato con tecnologia di ultima generazione, che consente un risparmio delle risorse idriche di circa il 60 per cento grazie anche all’automatizzazione dello stesso ed un uso equilibrato e razionale delle acque anche in funzione del tipo di coltura/piantumazione e delle condizioni meteorologiche.

Abbiamo poi pensato a rendere in forma concreta i principi dell’enciclica in ambito agricolo. Il riferimento è all’attività agricola dello Stato della Città del Vaticano, che si svolge esclusivamente attraverso la Direzione delle Ville Pontificie nella zona extraterritoriale di Castel Gandolfo. Sia nelle colture, sia nell’allevamento, che viene portato avanti nella locale fattoria, vengono applicati sistemi e tecniche che rispettano la terra pur garantendo prodotti di ottima qualità.

Per quanto riguarda la trazione e i trasporti, dal 2014 si è provveduto a limitare il traffico dei veicoli dei dipendenti del Governatorato all’interno dello Stato. Può sostarvi solo chi risiede a più di due chilometri dal Vaticano. Altro ambito importante è l’installazione di una rete infrastrutturale di ricarica per veicoli elettrici ed ibridi. Abbiamo iniziato nel 2018 e ad oggi vi sono all’interno dello Stato dieci apparati che offrono venti punti di ricarica. Verrà anche rinnovato gradualmente il parco macchine dello Stato con vetture elettriche e ibride in comodato gratuito o noleggio per i servizi di Stato, come per le Poste vaticane.

Sempre nell’ottica del minor impatto ambientale, dal 2019 per i nostri mezzi usiamo il gasolio per autotrazione di tipo Diesel+, formato dal 15 per cento di componente green rinnovabile, ottenuto da oli vegetali esausti e grassi animali con riduzione dei consumi e delle emissioni gassose inquinanti, cioè di monossido di carbonio e di idrocarburi incombusti, fino al 40 per cento.

È stata posta molta attenzione anche al riscaldamento e al condizionamento degli edifici. In questo ambito, abbiamo riqualificato la Centrale termica dello Stato e sostituito gli impianti di condizionamento che utilizzano i gas derivati dai clorofluorocarburi, che causano l’effetto serra nell’atmosfera, con apparati conformi alle più esigenti norme internazionali alle quali lo Stato della Città del Vaticano e per esso la Santa Sede ha aderito.

Si è anche provveduto, seppur con i vincoli di rispetto del patrimonio architettonico, storico e artistico del Vaticano, ad impiegare infissi e isolanti per la riduzione della dispersione termica in tutti gli uffici del Governatorato.

Risolvere il problema rifiuti è stato uno degli argomenti principali nell’operato del Governatorato. Nel mese di luglio del 2019 è stato emanato con Decreto del Presidente del Governatorato dello Scv il nuovo Regolamento sui rifiuti che si prefigge l’obiettivo di una gestione corretta ed ecologica dei rifiuti trattandoli come una risorsa e non più come uno scarto. La riorganizzazione del sistema di raccolta dei rifiuti urbani ha consentito una differenziazione nell’anno 2019 pari al 59 per cento migliorando di 12 punti il risultato ottenuto nell’anno precedente. La riqualificazione del Centro di raccolta dello Stato ha consentito un netto miglioramento anche per quanto riguarda i rifiuti speciali, non pericolosi e pericolosi, riuscendo a differenziare il 99 per cento dei rifiuti gestiti.

Un altro passo importante per la sostenibilità è quello della trasformazione dei rifiuti. Un programma, attualmente sospeso per l’emergenza sanitaria dovuta alla diffusione del covid-19, che prevede l’installazione di una compostiera elettromeccanica per la trasformazione dei rifiuti organici prodotti nello Stato in un “Compost” di qualità. Così facendo, le 600 tonnellate di materiale organico prodotto tornano in natura sotto forma di terriccio.

Altri esempi che desidero evidenziare: la presenza di raccoglitori/compattatori per le bottiglie in Pet dislocati progressivamente anche all’interno dei Musei vaticani che consentono l’integrale recupero del materiale praticamente sempre riciclabile; la riduzione dell’indifferenziato al solo 2 per cento (quindi ben il 98 per cento dei rifiuti viene correttamente differenziato).

In questo modo, il rifiuto non è più visto come una spesa da sostenere per il suo smaltimento, ma una risorsa economica derivante dal suo proficuo e virtuoso utilizzo.

Quelli sopra descritti rappresentano solo alcuni dei numerosi ed articolati progetti di gestione ambientale ed energetica programmati e realizzati dalle singole Direzioni del Governatorato che il tempo a disposizione non consente di approfondire e spiegare, anche sul piano tecnico, i numerosi progetti in corso per applicare concretamente le indicazioni contenute nella Laudato si’.

di Fernando Vérgez Alzaga