· Città del Vaticano ·

Lettere dal direttore

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05 giugno 2020

Nel giugno del 1973 usciva il numero 154 del fumetto Tex intitolato Una campana per Lucero di cui parla con grande accuratezza e profondità monsignor Felice Accrocca in questa pagina. Sono molto legato a quel numero di Tex perché è stato uno dei primi che ho letto del fumetto inventato da Gian Luigi Bonelli e oggi, che la serie è arrivata al n. 715, posso dire che forse è stato grazie a quel numero che sono diventato un ingordo lettore al punto da possedere l’intera collezione. Forse deluderò le aspettative di monsignor Accrocca ma io leggevo quel numero 154 non tanto per la storia di Lucero, così particolare nel suo incrociare ben due ordini religiosi, ma per quella che seguiva subito dopo e che continuava nel numero successivo che a me, ragazzo di sette anni, divertiva moltissimo. Già la copertina del 155, intitolato San Francisco, era formidabile con quel pugno devastante di Tex che manda all’aria un cinese oltre la tenda di un fumeria d’oppio, promettendo grandi risse all'interno del volume e infatti per pagine e pagine Tex e i suoi pards sgominano intere bande di cinesi armati di coltelli ma travolti dalla furia del ranger più famoso dell’Arizona (Italia). Mi colpisce una coincidenza, la storia di Lucero, come nota monsignor Accrocca, è disegnata dall’ottimo Guglielmo Letteri, è una delle sue prime realizzazioni per la serie di Tex. Nel 2006 l’ultimo numero disegnato di Lettieri è stato il 552 intitolato Il veleno del Cobra, anch’esso con una vicenda riguardante uno scontro tra Tex e la comunità cinese, una storia molto interessante anche perché in oltre settant’anni di vita Tex ha sempre rappresentato una bella cartina al tornasole per capire i cambiamenti della società italiana. Infatti all’inizio della vicenda vediamo che Tex e i suoi in una zona semidesertica, uditi degli spari in lontananza (la zona non è poi così semideserta), soccorrono, sparacchiano, eliminano, salvano, beni materiali e persone. Si scopre quindi che i salvati sono dei cinesi e che il carro portava dei lingotti d’oro estratti dalla loro miniera. Ecco la novità: «Avete una miniera?» chiede Kit Carson, il braccio destro di Tex, a pag. 26. «Capisco il vostro stupore», risponde Ly Kuong, il cinese capo-scorta, «di solito quelli della mia razza lavorano nelle miniere dei bianchi» e poi spiega che invece questa miniera è proprio sua, di proprietà di un cinese, che ha deciso di fare così «per non essere più sfruttato». Era il 2006 e le comunità cinesi già cominciavano a espandersi nel tessuto urbano delle grandi e piccole città italiane. Ly Kuong continua la sua lezione all’incauto Carson (il vecchio ranger sta a Tex come Watson a Holmes) e racconta dei primi cinesi che arrivarono sulla costa orientale americana e finirono per andare a lavorare in pieno Far-West lì, a Promontory Point, nello Utah, dove nel 1869 si congiunsero i tronconi ferroviari della Union Pacific con quelli della Central Pacific unificando il paese e accelerando la fine dello stesso Far-West. Il Far-West è finito ma per i lettori italiani continua ogni mese con questo fumetto che raccontando l’avventurosa ed epica lotta infinita per la giustizia in una terra selvaggia accompagna anche le trasformazioni sociali del nostro paese.

A.M.