· Città del Vaticano ·

Insieme all’Amazzonia

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Campagna di solidarietà dei religiosi latinoamericani per gli indigeni colpiti dal coronavirus

01 giugno 2020

È giunto il momento di agire e portare aiuti concreti ai più vulnerabili: sulla base di questa esortazione si articola «Siamo tutti Amazzonia», la campagna di solidarietà che la Confederazione latinoamericana di religiosi e religiose (Clar) ha lanciato pochi giorni fa nell’ambito della «Settimana Laudato si’» al fine di raccogliere fondi per l’acquisto di forniture ospedaliere e kit sanitari a favore delle comunità indigene duramente colpite dalla pandemia di coronavirus e per invitare operatori nel campo medico a prestare le loro cure come volontari nelle zone prive di assistenza sanitaria. Un’iniziativa sorta anche in seguito al recente appello della Rete ecclesiale panamazzonica (Repam) che ha sottolineato i devastanti effetti del covid-19 sulla vasta regione geografica parlando di “enorme onda d’urto”, capace di causare una tragedia umana e ambientale.

«Siamo testimoni del grido della madre terra e dei poveri in Amazzonia, di fronte a una crisi di grandezza mai vista prima» hanno dichiarato in un documento i dirigenti dell’organismo chiedendo a «tutta la vita religiosa del continente e alle persone di buona volontà» un’azione urgente e comune che si materializzi in un grande gesto di solidarietà. «Ci sono anfore vuote che aspettano la nostra acqua — scrivono i religiosi latinoamericani — e l’impegno per la sofferenza dei nostri fratelli in Amazzonia può far avvicinare a un miracolo» grazie al «fluire delle reti di solidarietà e della significativa cooperazione a favore della vita minacciata».

Una missione di carità cristiana, l'ennesima a cui dà il proprio contributo la Clar che ha per obiettivo principale l’animazione e il coordinamento delle conferenze nazionali dei superiori presenti in 22 paesi dell’America latina e dei Caraibi. Attraverso esperienze culturali e carismatiche, seguendo le linee dei processi formativi dei missionari, l’organizzazione promuove anche il rilancio della vita religiosa presso le nuove generazioni.

Percorso che ha dato e continua a dare i suoi frutti vista la costante presenza di sacerdoti nelle comunità amazzoniche, povere ma ricche di cultura e coraggio, come aveva sottolineato all’assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per la regione pan-amazzonica Gloria Liliana Franco Echeverri, presidente del Clar, dell’Ordine della Compagnia di Maria nostra Signora. «Noi religiosi e religiose siamo convinti che, come consacrati, dobbiamo “montare la nostra tenda” in Amazzonia», ha affermato. «Oggi è davvero urgente riprendere quella vocazione profetica che, come consacrati, abbiamo e capire che siamo chiamati ad una vita che abbia tre caratteristiche fondamentali: l’intercultura, cioè la capacità di realizzare la pedagogia dell’incontro e del dialogo; l’itineranza in un mondo che si muove, sia geograficamente sia esistenzialmente; e infine la dimensione intercongregazionale, perché oggi dobbiamo praticare la strada della comunione, della sinodalità e questo richiede che ci impegniamo a lavorare insieme come fratelli e sorelle. Questo è ciò che tutti i religiosi di questo continente sono chiamati a fare, perché la vita continua a gridare e ha bisogno di noi», ha concluso. Soprattutto in tempo di pandemia, dove la vicinanza al prossimo comporta una dedizione ancora più intensa verso chi si trova nell’emergenza sanitaria e non ha i mezzi per contrastarla.

«In Brasile, ad esempio, la situazione diventa sempre più difficile giorno dopo giorno» ha raccontato, in un’intervista a Vatican News, padre Dario Bossi, superiore provinciale dei comboniani del Brasile e membro della Repam e della Rete Iglesias y Minería. «A Piquiá de Baixo, nello stato del Maranhão, e nella regione amazzonica, abbiamo la situazione più delicata». Qui quasi la metà degli abitanti vive con circa novanta dollari al mese, insieme alle croniche difficoltà ad accedere ad acqua e servizi igienici e sanitari dignitosi, con tutte le immaginabili conseguenze sulla salute degli indigeni, più esposti al contagio per le basse difese immunitarie. La rete di solidarietà attivata dalla Chiesa locale sta cercando di tamponare le falle di una situazione complicata attraverso interventi a livello capillare, ha spiegato il religioso. «Proprio nel giorno di Pasqua — ha precisato — è stata lanciata una campagna a lungo termine dalla Conferenza episcopale brasiliana insieme alla Caritas. Ed è una campagna che non cerca solo di affrontare l’emergenza immediata ma anche di strutturare la solidarietà in modo permanente». Una presenza di speranza che permane inoltre nelle diverse celebrazioni on line per non lasciare soli e far sentire nelle “chiese domestiche” create nelle varie famiglie, «il sapore della Parola di Dio» secondo una definizione di padre Bossi.