· Città del Vaticano ·

Un argine potente alla piena del male

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg

All’udienza generale il Pontefice parla del valore della preghiera dei giusti

27 maggio 2020

La preghiera è «l’argine» e «il rifugio dell’uomo davanti all’onda di piena del male che cresce nel mondo». Lo ha sottolineato Papa Francesco all’udienza generale svoltasi nella mattina del 27 maggio, nella Biblioteca privata del Palazzo apostolico Vaticano, senza la presenza di fedeli a causa delle misure anti-assembramento adottate per contenere la pandemia.

Proseguendo nel ciclo di catechesi iniziate mercoledì 6, il Pontefice ha dedicato la sua meditazione alla «preghiera dei giusti». E in proposito ha ricordato il peccato di Adamo ed Eva, ribellatisi al Creatore per aver ceduto «alla tentazione del maligno», ma soprattutto la vicenda di Caino e Abele: la «storia della prima fraternità» che «si conclude con un omicidio». Un monito sempre attuale se si pensa che ancora oggi — ha constatato con amarezza il Papa — la «fraternità umana» è messa in pericolo da «guerre dappertutto».

Proprio in conseguenza di quel fratricidio «il male si allarga a macchia d’olio», rendendo necessario sempre più quel «nuovo inizio» che poi «avrà il suo compimento in Gesù Cristo». Ma accanto a queste vicende di violenza e di odio, nella Bibbia prende forma sin dal principio «un’altra storia, meno appariscente, molto più umile e devota, che rappresenta il riscatto della speranza». Una storia nella quale «ci sono persone capaci di pregare Dio con sincerità, capaci di scrivere in modo diverso il destino dell’uomo». Infatti, ha rimarcato il Pontefice, «la preghiera, quando è autentica, libera dagli istinti di violenza ed è uno sguardo rivolto a Dio, perché torni Lui a prendersi cura del cuore dell’uomo». Essa «coltiva aiuole di rinascita in luoghi dove l’odio dell’uomo è stato capace solo di allargare il deserto». Ed è «potente, perché attira il potere di Dio, e il potere di Dio sempre dà vita».

Ecco perché «la signoria di Dio transita nella catena di questi uomini e donne, spesso incompresi o emarginati». Eppure «il mondo — ha insistito Francesco — vive e cresce grazie alla forza di Dio che questi suoi servitori attirano con la loro preghiera». Essi sono una realtà «per nulla chiassosa, che raramente balza agli onori della cronaca, eppure è tanto importante per restituire fiducia al mondo».

La preghiera, dunque, «è una catena di vita, sempre: tanti uomini e donne che pregano, seminano vita». Ed «è tanto importante insegnare ai bambini a pregare», ha sottolineato il Papa confidando di provare «dolore» quando vede «bambini che non sanno fare il segno della croce. Bisogna insegnare loro a fare bene il segno della croce — ha esortato — perché è la prima preghiera».

Al termine dell’udienza, salutando i fedeli italiani collegati attraverso i media, Francesco ha riproposto l’esempio di santità di Paolo VI, del quale il 29 maggio si celebra la memoria liturgica.

L'udienza generale