· Città del Vaticano ·

L’Onu chiede una risposta globale alla crisi del coronavirus

Dimostrante durante scontri con la polizia a Santiago (Reuters)

Allarme del Pam sul rischio di grave insicurezza alimentare per 14 milioni di persone in America Latina

29 maggio 2020

Forze motrici, e non rimorchi, in unità di intenti. Questo è in sintesi quanto ha richiesto ieri il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, alla cinquantina di leader mondiali che hanno preso parte al summit virtuale organizzato dall’Onu stessa e dal primo ministro canadese Justin Trudeau, cui però non hanno partecipato Stati Uniti, Russia e Cina. Guterres ha auspicato, ancora una volta, una risposta globale immediata e coordinata per rispondere e mitigare la crisi socio-economica causata dalla pandemia di covid-19. «Se non agiamo ora il coronavirus causerà una devastazione e sofferenza inimmaginabile in tutto il mondo», mettendo a rischio «fino alla metà della forza lavoro globale, 1,6 miliardi di persone, senza mezzi di sussistenza, una perdita di 8.500 miliardi di dollari nel Pil globale, e altri 60 milioni di persone in estrema povertà», ha dichiarato il capo dell’Onu, aggiungendo che il «virus ha mostrato tutta la nostra fragilità».

«Le risorse del Fondo monetario internazionale potrebbero non essere sufficienti» ha proseguito Guterres, esortando all’uso degli strumenti per migliorare la liquidità globale, riferendosi in particolare a «prendere in considerazione una nuova emissione di diritti speciali di prelievo», un asset di riserva internazionale creato dall’Fmi stesso. Il segretario generale delle Nazioni Unite ha infine sottolineato che «la moratoria del debito del g20 è un primo passo, ma riguarda solo i Paesi meno sviluppati», invece «deve essere estesa a tutti i Paesi in via di sviluppo e a medio reddito».

Relativamente all’impatto socio-economico della pandemia in America Latina e nei Caraibi, il Programma alimentare mondiale (Pam) ha espresso ieri tutta la sua preoccupazione sul rischio che la crisi possa spingere, quest’anno, circa 14 milioni di persone nella regione, già in condizioni di vulnerabilità, in una situazione di grave insicurezza alimentare. Le ultime proiezioni stilate dal Pam, si sono basate sull’incrocio delle valutazioni sulla sicurezza alimentare relative al 2019, con l’analisi degli indicatori economici dopo lo scoppio del covid-19 e con i risultati delle indagini da remoto completate negli ultimi tre mesi per verificare l’impatto della pandemia sull’accesso ai mercati, sulla sicurezza alimentare e sui mezzi di sostentamento.

«È fondamentale e urgente fornire assistenza alimentare al crescente numero di persone vulnerabili nella regione, nonché a coloro che contano su lavori informali», ha detto Miguel Barreto, direttore del Pam per l’America Latina e i Caraibi, sottolineando come ci sia «ancora del tempo per evitare che la pandemia di covid-19 diventi una pandemia della fame».

In questa fase pertanto il Pam sta tentando di convincere i singoli Paesi a fornire ulteriore sostegno ai beneficiari dei programmi nazionali di protezione sociale e a estendere la copertura a più gruppi, come i migranti e le persone con lavori informali, quelli più segnati dagli effetti potenzialmente devastanti della pandemia sull’economia. Per una risposta rapida ed efficace molti di questi Paesi necessiterebbero dell’assistenza delle istituzioni finanziarie internazionali e della comunità internazionale.