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A Raqqa torna alla luce l’orrore dell’Is

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Scoperta una fossa comune con cento cadaveri

27 maggio 2020

Ancora l’orrore del terrorismo islamico in Siria. Una fossa comune con almeno 100 corpi, vittime del sedicente stato islamico (Is), sono stati rinvenuti ieri nel nord della Siria nei pressi di Raqqa, la città che dal 2014 al 2017 è stata la “capitale” dell’organizzazione. Nella stessa area era scomparso nel luglio 2013 il gesuita romano Paolo Dall’Oglio.

Secondo fonti locali di Raqqa e media siriani, nella fossa rinvenuta nella zona di Tell Zidan sono finora tornati alla luce decine di resti umani, molti dei quali donne e bambini. Secondo alcuni degli addetti agli scavi nella fossa, potrebbero trovarsi i resti di circa 200 persone.

Nella località di Tell Zidan, alla periferia orientale di Raqqa, erano già state rinvenute altre fosse comuni alcune settimane fa. Si trattava di resti di individui con un’età variabile dai 25 ai 35 anni. Negli ultimi due anni sono riemerse da fosse comuni nella zona di Raqqa almeno seimila persone uccise prima e durante l’avvento dell’Is. Un vero e proprio eccidio.

Poche settimane fa, all’inizio di maggio, l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch aveva pubblicato un report nel quale sono documentate decine di fosse comuni ritrovate nell’area di Raqqa e in particolare nelle gole di al-Hota, un tempo considerate un bellissimo sito naturale. Secondo gli esperti di Human Rights Watch, i miliziani dell’Is, ma non solo, usavano la gola e molti altri territori come una “discarica” per i cadaveri.

«La gola di Al-Hota, un tempo un bellissimo sito naturale, è diventata un luogo di orrore e resa dei conti» dice Sara Kayyali, ricercatrice siriana di Human Rights Watch. È molto importante raccontare «ciò che è accaduto sia lì che presso altre fosse comuni in Siria. È cruciale per determinare cosa è successo alle migliaia di persone che l'Is ha sterminato e tenerne conto per perseguire i loro assassini».