Oltre la trincea dell’egoismo

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I volontari della Società di San Vincenzo de’ Paoli

25 aprile 2020

«Pur tra mille difficoltà, le nostre iniziative di carità nei confronti di chi ha bisogno continuano. La solidarietà non si ferma nemmeno di fronte alla pandemia. Forse ha cambiato forma, ha trovato nuove strade, ma nessuno dei nostri 15.000 volontari in Italia si è tirato indietro. Non possiamo abbandonare chi fino ad oggi ha avuto bisogno del nostro aiuto»: è quanto spiega a «L’Osservatore Romano» il presidente nazionale della Società di San Vincenzo de’ Paoli, Antonio Gianfico, impegnato in prima linea, insieme agli altri volontari, a dare sostegno e conforto.

«Cerchiamo di essere ancora più forti dell’epidemia che ci impone delle distanze, mostrandoci più vicini alle persone che seguiamo: facciamo di tutto per alleviare la solitudine di tante persone, parlando con loro attraverso il citofono, il cellulare, perfino con le videochiamate. Ed è proprio attraverso la tecnologia che accorcia le distanze — aggiunge — che offriamo il nostro servizio a tante parrocchie, fornendo il supporto necessario alla trasmissione delle messe o la recita del santo rosario sui social network».

Gianfico è convinto che questa pandemia cambierà radicalmente la nostra società e il modo di relazionarsi. «Lascerà nella nostra vita sociale, nei comportamenti individuali e nei rapporti tra i popoli un segno indelebile. In futuro dovremo cercare di essere più solidali e disponibili e di non trincerarci nel nostro egoismo rincorrendo soltanto le logiche di profitto e consumistiche. La solidarietà deve occupare in noi un posto di primaria importanza. Devo rilevare — sottolinea il presidente Gianfico — che l’emergenza ha sollecitato un forte senso di unità, non solo tra gli 86 consigli centrali che raggruppano le nostre 1.253 conferenze dislocate su tutto il territorio nazionale, ma anche a livello europeo. I vincenziani degli altri Paesi sono in costante contatto con noi e guardano all’Italia come esempio per come gestire la crisi anche da loro». In tutto il mondo la Società di San Vincenzo de’ Paoli ha realizzato mense, dormitori, case di ospitalità per persone povere in difficoltà, centri per l’assistenza a bambini e ragazzi e per persone sole o anziane, strutture per l’accoglienza dei migranti, empori solidali.

«Questo dramma umano universale — spiega al nostro giornale il presidente nazionale — ci deve far comprendere il senso profondo dei bisogni altrui. Il coronavirus deve preoccuparci, ma non spaventarci. Seguendo tutte le precauzioni possibili dobbiamo andare avanti perché la carità non può fermarsi». E lo dimostra l’impegno dei tanti volontari che, in questi giorni, continuano da nord a sud del Paese a fornire aiuto e assistenza.

A Porta Capuana, a Napoli, i volontari cucinano adesso a casa propria i pasti che poi vengono distribuiti tutti i giorni a un centinaio di persone davanti alla mensa della San Vincenzo. «Chi vuole un pasto caldo — spiega Gianfico — viene nella nostra struttura e rispettando l’ordine di fila e la distanza di sicurezza riceve dai nostri volontari, muniti di mascherina e guanti, la pietanza del giorno. Anche il povero ha diritto di mangiare tutti i giorni. A Napoli, addirittura, è esplosa una generosità da parte di tanti cittadini che mettono a disposizione il proprio tempo libero al servizio degli altri o facendo donazioni o regalando capi di abbigliamento e giocattoli per i bambini delle famiglie indigenti. È la missionarietà che contraddistingue il volontario vincenziano che non si risparmia, che si esprime nelle sue motivazioni profonde, con uno stile di servizio fatto di umiltà e di azione senza propaganda, “al servizio nella speranza” come recita il nostro motto».

Anche nelle mense di Roma, Venezia, Palermo e Padova il servizio viene garantito dai volontari che distribuiscono quotidianamente i pasti fuori dai locali per evitare qualsiasi tipo di contagio. «Non riusciamo a soddisfare tutte le richieste — puntualizza il presidente nazionale — ma con enormi sforzi e sacrifici facciamo tutto il possibile per non lasciare indietro gli ultimi».

All’emporio dei bambini di Terni, i volontari sono al servizio delle famiglie più in difficoltà fornendo loro giocattoli portati a domicilio con la massima cautela e aiutando a distanza i bambini nel fare i compiti. «Non tutti — ricorda Gianfico — hanno una connessione a internet, quindi cerchiamo di far fronte anche a questo tipo di carenze».

«In tutta Italia — conclude Claudio Messina, membro della giunta nazionale della Società di San Vincenzo de’ Paoli — pur con le dovute cautele, rimangono aperti i nostri empori solidali, dove permettiamo l’accesso ad una sola persona alla volta; le mense, dove in ottemperanza alle restrizioni, si cucinano pasti pronti da portar via; e tutti gli altri servizi di assistenza. Il settore più in sofferenza è quello del carcere, dove purtroppo non possiamo più entrare per le visite. Qui stiamo facendo sentire la nostra vicinanza tramite la corrispondenza. Telefoniamo col cellulare o via Skype alle famiglie dei detenuti e diamo loro un po’ di conforto in questi momenti così difficili».

di Francesco Ricupero