<?xml version="1.0" encoding="utf-8"?><rss xmlns:webdav="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:hc="http://hippo.nl/cms/1.0" xmlns:D="DAV:" version="2.0"><channel><title>L'Osservatore Romano</title><link>http:/www.osservatoreromano.va/</link><description/><language>it</language><item><title>  Il diritto di Dio  </title><link>http://www.osservatoreromano.va/portal/dt?JSPTabContainer.setSelected=JSPTabContainer%2FDetail&amp;last=false=&amp;path=/news/editoriali/2012/113q12-Il-diritto-di-Dio.xml&amp;locale=it</link><description><![CDATA[

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">Perché un Anno della fede? La domanda non è retorica e merita una risposta,
soprattutto dinanzi alla grande attesa che si sta registrando nella Chiesa per
tale evento.<br/>
Benedetto XVI ha dato una prima motivazione quando ne ha annunciato l’indizione:
«La missione della Chiesa, come quella di Cristo, è essenzialmente parlare di
Dio, fare memoria della sua sovranità, richiamare a tutti, specialmente ai
cristiani che hanno smarrito la propria identità, il diritto di Dio su ciò che
gli appartiene, cioè la nostra vita. Proprio per dare rinnovato impulso alla
missione di tutta la Chiesa di condurre gli uomini fuori dal deserto in cui
spesso si trovano verso il luogo della vita, l’amicizia con Cristo che ci dona
la vita in pienezza».<br/>
Questa è l’intenzione principale. Non far cadere nell’oblio il fatto che
caratterizza la nostra vita: credere. Uscire dal deserto che porta con sé il
mutismo di chi non ha nulla da dire, per restituire la gioia della fede e
comunicarla in modo rinnovato. <br/>
Questo anno, quindi, si rivolge in primo luogo a tutta la Chiesa perché dinanzi
alla drammatica crisi di fede che tocca molti cristiani sia capace di mostrare
ancora una volta e con rinnovato entusiasmo il vero volto di Cristo che chiama
alla sua sequela. <br/>
È un anno per tutti noi, perché nel perenne cammino di fede sentiamo la
necessità di rinvigorire il passo, divenuto a volte lento e stanco, e rendere la
testimonianza più incisiva. Non possono sentirsi esclusi quanti hanno
consapevolezza della propria debolezza, che spesso prende le forme della
indifferenza e dell’agnosticismo, per ritrovare il senso perduto e per
comprendere il valore di appartenere a una comunità, vero antidoto alla
sterilità dell’individualismo dei nostri giorni. <br/>
In «Porta fidei», comunque, Benedetto XVI ha scritto che questa «porta della
fede è sempre aperta». Ciò significa che nessuno può sentirsi escluso
dall’essere positivamente provocato sul senso della vita e sulle grandi
questioni che soprattutto ai nostri giorni colpiscono per la persistenza di una
crisi complessa che aumenta gli interrogativi ed eclissa la speranza. Porsi la
domanda sulla fede non equivale a estraniarsi dal mondo, piuttosto fa prendere
coscienza della responsabilità che si ha nei confronti dell’umanità in questo
frangente storico. <br/>
Un anno durante il quale la preghiera e la riflessione potranno più facilmente
coniugarsi con l’intelligenza della fede di cui ognuno deve sentire l’urgenza e
la necessità. Non può accadere, infatti, che i credenti abbiano ad eccellere nei
diversi ambiti della scienza, per rendere più professionale il loro impegno
lavorativo, e ritrovarsi con una debole e insufficiente conoscenza dei contenuti
della fede. Uno squilibrio imperdonabile che non consente di crescere
nell’identità personale e che impedisce di saper dare ragione della scelta
compiuta.</p>

<div>Rino Fisichella</div>]]></description><pubDate>2012-05-16T00:00:00.000Z</pubDate></item><item><title>  I consacrati  esperti di comunione  </title><link>http://www.osservatoreromano.va/portal/dt?JSPTabContainer.setSelected=JSPTabContainer%2FDetail&amp;last=false=&amp;path=/news/vaticano/2012/113q12-I-consacrati--esperti-di-comunione.xml&amp;locale=it</link><description><![CDATA[

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">L’esperienza di vita fraterna dei consacrati, nel rispetto delle diversità e
nella valorizzazione dei di doni di ciascuno, sono un esempio e uno stimolo per
tutte le altre componenti ecclesiali. È su questa certezza che il cardinale João
Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e
le Società di vita apostolica, ha sviluppato il suo intervento al convegno —
svoltosi nei giorni scorsi a Torino — per i 200 anni dell’ordinazione
sacerdotale di san Giuseppe Benedetto Cottolengo. Nella Piccola Casa della
Divina Provvidenza il porporato ha tenuto una relazione sul tema «I carismi
nella Chiesa: quale profezia per il nostro tempo?», nella quale ha offerto una
riflessione sulla collocazione dei carismi nella Chiesa e il loro contributo
alla comunione. Lo ha fatto, guardando con un occhio privilegiato alla
situazione dei religiosi e al loro ruolo nella realtà ecclesiale.</p>

<div/>]]></description><pubDate>2012-05-16T00:00:00.000Z</pubDate></item><item><title>   Libero scambio in Asia        </title><link>http://www.osservatoreromano.va/portal/dt?JSPTabContainer.setSelected=JSPTabContainer%2FDetail&amp;last=false=&amp;path=/news/internazionale/2012/113q12--Libero-scambio-in-Asia.xml&amp;locale=it</link><description><![CDATA[Shanghai, 15.
	

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">Cina, Giappone e Corea del Sud avvieranno entro  l’anno colloqui finalizzati
a un’area comune di libero scambio. L’annuncio è arrivato dai leader delle tre
Nazioni asiatiche, riuniti a Shanghai per un summit
trilaterale. <img align="left" alt="L'areaprospiciente il porto di Shangai (Reuters)" border="0" src="http://www.osservatoreromano.va/orportal-portlets-portal/detail/binaries/news/internazionale/2012/113q12--libero-scambio-in-asia/113q01a.jpg"/>
L’ipotetica zona commerciale dell’Estremo Oriente — grande come un Continente —
sfiderebbe i più importanti esperimenti del genere tentati finora: nel 2010 i
tre colossi asiatici hanno generato il 19,7 per cento del prodotto interno lordo
mondiale, contro il 27,2 per cento del Nafta (North American Free Trade
Agreement, l’accordo che unisce Stati Uniti, Canada e Messico) e il 25,8 per
cento  dei ventisette Paesi dell’Ue.</p>

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">Il via libera alla zona comune commerciale tra Pechino, Tokyo e Seoul è visto
con particolare interesse anche dagli Stati Uniti e dall’Unione europea. Da
mesi, Washington e Bruxelles stanno infatti discutendo se aprire formali
negoziati in vista di un’intesa.  Lo scorso novembre, Stati Uniti ed Ue hanno
raggiunto un accordo per istituire un comitato ad alto livello con il compito di
studiare la possibilità di eliminare le barriere commerciali, migliorare la
compatibilità tra le diverse normative e ridurre i successivi ostacoli
all’importazione di beni e servizi.</p>

<div/>]]></description><pubDate>2012-05-16T00:00:00.000Z</pubDate></item><item><title>  Crocevia di vita  </title><link>http://www.osservatoreromano.va/portal/dt?JSPTabContainer.setSelected=JSPTabContainer%2FDetail&amp;last=false=&amp;path=/news/interviste/2012/113q12-Crocevia-di-vita.xml&amp;locale=it</link><description><![CDATA[

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">«Amava molto scherzare sulla sua intensa frequentazione del Policlinico
Gemelli; lo chiamava il suo Vaticano terzo»; il cardinale Georges Marie Martin
Cottier, teologo emerito della Casa Pontificia, ha il sorriso tra l’ironico e il
commosso di chi ha familiarità con Dio e il misterioso intrecciarsi della Sua
presenza nella
storia.<img align="right" alt="Giovanni Paolo II durante la VIa Crucis del Venerdì Santo del 23 marzo 2005" border="0" hspace="6" src="http://www.osservatoreromano.va/orportal-portlets-portal/detail/binaries/news/interviste/2012/113q12-crocevia-di-vita/113q04a.jpg"/>
Sta parlando dell’uomo con cui ha lavorato dal 1990 al giorno della sua morte,
Giovanni Paolo II. Al convegno organizzato dalla Pontificia Università
Lateranense parlerà della sapienza della Croce nella vita del beato Karol
Wojtyła<br/>
"Il Parkinson e gli ultimi anni della malattia ne sono stati un segno visibile -
spiega Cottier - ma la quantità di sofferenze fisiche che ha sopportato
quest’uomo è davvero impressionante. Non credo che anche coloro lo conoscono e
lo amano se ne rendano pienamente conto. La sofferenza ha tante facce, e lui ne
ha fatto esperienza fin da ragazzo. A nove anni perde sua madre, poi il fratello
maggiore; nel 1941, a vent’anni, il padre, suo maestro e modello spirituale.
Nella Polonia occupata dai nazisti, durante gli anni del seminario clandestino,
nel lavoro, molto pesante fisicamente, in fabbrica, ha sempre lottato contro il
male, soffrendo in prima persona. Da cappellano degli studenti, e poi da
arcivescovo di Cracovia è  stato sempre sorvegliato e controllato dal governo;
la lotta con la polizia segreta comunista è stata molto dura. Dalla data chiave
del 13 maggio 1981 in poi la sofferenza fisica, sotto varie forme, ha segnato il
suo pontificato". Gesù crocifisso è l'espressione estrema dell'amore di Dio; la
divina Misericordia illumina tutto.</p>

<div>Silvia Guidi</div>]]></description><pubDate>2012-05-16T00:00:00.000Z</pubDate></item><item><title>  Se la scienza distrugge  la responsabilità individuale  </title><link>http://www.osservatoreromano.va/portal/dt?JSPTabContainer.setSelected=JSPTabContainer%2FDetail&amp;last=false=&amp;path=/news/cultura/2012/113q12-Se-comincia-a-traballare-l-impalcatura-del-.xml&amp;locale=it</link><description><![CDATA[

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">Orecchianti in materia di neuroscienze, quali molti di noi sono, avevamo
accolto con favore fin dal suo nascere questo ramo del sapere rivolto alla cura
delle neurodegenerazioni e al potenziamento del sistema immunitario del
cervello. Grazie alle neuroimmagini, infatti, la scienza promette di difenderci
dalle aggressioni che portano il nome di Alzheimer e
Parkinson.<img align="left" alt="Aroldo Bonzagni, &quot;I rifiuti della società&quot; (1917-1918)" border="0" src="http://www.osservatoreromano.va/orportal-portlets-portal/detail/binaries/news/cultura/2012/113q12-se-comincia-a-traballare-l-impalcatura-del-/113q05a.jpg"/>
Senonché la prospettiva di applicare le neuroscienze al campo giuridico è una
novità e si presenta come una contrapposizione che assume i contorni di una
rivoluzione. In questa luce <em>Il delitto del cervello</em> (di Andrea Lavazza
e Luca Sammicheli, Torino, Codice, 2012) non è solo il titolo di un libro, ma
anche il modo in cui vengono definite la sfida lanciata dalle scienze al diritto
e l’ingresso di queste ultime nelle aule dei tribunali. Riconoscere l’esistenza
del libero arbitrio è cruciale per il fondamento del diritto penale, uno dei
principi del quale stabilisce che «la legge punisce comportamenti e non
persone». La tendenza a spiegare tutto quello che si può con la genetica porta a
quelle forme di revisionismo giuridico secondo il quale si puniscono le persone
invece dei comportamenti e si soddisfa quella domanda di sicurezza in nome della
quale, ridotti a cose, si viene sanzionati per quello che si è e non per quello
che si fa. Seguendo questa direzione può succedere pertanto che gli strumenti
diagnostici si trasformino in tribunali diagnostici.</p>

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">Siamo fatti di geni e di ambiente, di biologia e di cultura. Un equilibrio
questo che non va alterato attribuendo alla genetica la capacità di modificare
il cervello o alle neuroscienze quella di leggere nella sua composizione il
segreto dei comportamenti. Così facendo si rischia di resuscitare Lombroso e la
sua scuola di antropologia criminale alla ricerca dei segni e delle tracce
dell’atavismo nascosti nelle fossette occipitali o in altre zone del cranio di
chi si pensava fosse affetto da un ritardo dell’evoluzione e da un deficit di
libertà. Attenzione, perché le mura di molti manicomi criminali eretti un secolo
fa sono ancora in piedi.</p>

<div>Oddone Camerana</div>]]></description><pubDate>2012-05-16T00:00:00.000Z</pubDate></item><item><title>  Per non dimenticare i «cittadini trasparenti»  </title><link>http://www.osservatoreromano.va/portal/dt?JSPTabContainer.setSelected=JSPTabContainer%2FDetail&amp;last=false=&amp;path=/news/cultura/2012/113q12-Per-non-dimenticare-i--cittadini-trasparent.xml&amp;locale=it</link><description><![CDATA[

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">Chi si prende cura di chi cura? È questa la domanda che ha fatto da sfondo al
convegno svoltosi a Milano, all’Università Cattolica del Sacro Cuore, con il
titolo «Il risveglio della coscienza. Curare e prendersi cura delle persone in
stato vegetativo e di minima coscienza», organizzato per “risvegliare” la
coscienza della società, che fatica ad affrontare la disabilità attraverso le
strutture del welfare.</p>

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">
<img align="right" border="0" hspace="6" src="http://www.osservatoreromano.va/orportal-portlets-portal/detail/binaries/news/cultura/2012/113q12-per-non-dimenticare-i--cittadini-trasparent/113q05c.jpg"/>Lo
scopo del convegno è stato quello di creare consapevolezza, di natura culturale
e relazionale, per percepire la rilevanza di un problema che non può essere
ricondotto soltanto ai dibattiti della bioetica. Cioè a quei conflitti
esasperati che hanno dominato il mondo dei media, in questi ultimi anni,
rispetto alle situazioni delle persone in stato vegetativo e di minima
coscienza. Qui invece ci si è proposti di far emergere i vissuti e i bisogni
esistenziali delle persone (familiari o caregivers) che hanno in cura e in
assistenza questi pazienti.</p>

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">La malattia e la disabilità cambiano e stravolgono quegli ambienti in cui noi
costruiamo la nostra vita e le nostre relazioni significative. Per questa
ragione è necessario sostenere chi, per affetto o per professione, ha il compito
di ricostruire un mondo fatto di progetti e aspettative anche all’interno
dell’ambiente in cui si trovano i pazienti: laddove può non essere sempre
possibile guarire, si può e si deve sempre curare la persona malata, poiché
anche chi è inguaribile è pur sempre curabile.</p>

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">La questione della malattia e della disabilità, prima che questione clinica
è, dunque, una questione antropologica: il nostro sguardo di persone sane
rivolto alle persone malate non deve essere diretto a ciò che manca, ma a ciò
che la persona malata è. Cioè un essere umano che gode di una dignità
intrinseca. Solo in questo caso la prospettiva della cura e del prendersi cura
può essere realmente attiva. Il concetto di “io trasparente”, elaborato dalla
filosofa americana Kittay, spiega bene in quale condizione si trovano le
persone, familiari o assistenti, che hanno in cura i pazienti con gravi
disabilità. Essi sono “trasparenti” in quanto mettono da parte se stessi e i
loro diritti, per dedicarsi totalmente all’altro, quasi annullandosi. Ma
rischiano di essere “trasparenti” anche per la società e per l’opinione
pubblica.</p>

<div>Laura Gotti Tedeschi</div>]]></description><pubDate>2012-05-16T00:00:00.000Z</pubDate></item><item><title>  Parole più forti  del maltempo  </title><link>http://www.osservatoreromano.va/portal/dt?JSPTabContainer.setSelected=JSPTabContainer%2FDetail&amp;last=false=&amp;path=/news/editoriali/2012/112q12-Parole-pi--forti-del-maltempo.xml&amp;locale=it</link><description><![CDATA[

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">Le parole di Benedetto XVI sono state più forti del maltempo che gli ha
impedito di tornare alla Verna, memoria della mistica francescana, dove avrebbe
voluto pronunciare parole sull’anima della vita cristiana, importanti
specialmente quando ai cattolici si sollecita l’impegno nella città secolare,
afflitta nel nostro tempo da crisi e scoramento.</p>

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">Arezzo e Sansepolcro, le due tappe del 27° viaggio apostolico in Italia, con
La Verna, alla fine irraggiungibile a causa di fitta nebbia, solo apparentemente
tra loro disgiunte, in realtà hanno costituito un itinerario sul perché e sul
come essere cristiani al servizio del bene comune nella società.</p>

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">Per esserlo davvero — è il messaggio del pontefice — occorre salire
spiritualmente alla Verna, ascoltare la voce di Dio e poi discendere dal monte,
trasformati e pronti a servire non i propri interessi, ma i bisogni degli altri,
specialmente i più poveri e bisognosi. Tuttavia — avverte — fare il bene di
tutti, promuovere «città dal volto sempre più umano» non riesce «con logiche
puramente materialistiche». Occorre sempre e specialmente nel presente, un
sussulto etico.</p>

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">Neppure i credenti possono riuscirvi se dicono solo parole, o fanno del bene
senza conformare la loro vita a Cristo, sull’esempio di san Francesco. Il cuore
dell’esperienza della Verna sta, infatti, nel seguire Cristo cercando di
imitarlo e di conformarsi a Lui.</p>

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">Benedetto XVI ha voluto raccontare la storia dei fondatori di Sansepolcro
che, di ritorno da Gerusalemme, pensarono a un modello di città nella quale i
discepoli di Gesù erano chiamati ad essere il motore della società e della pace,
attraverso la pratica della giustizia. Obiettivo possibile a una condizione:
mantenere l’occhio e il cuore fisso in Dio che non aliena dalla vita quotidiana,
propria dell’umanità, ma la orienta e la fa vivere in modo ancora più intenso.
Dio non vuole restare confinato nella solitudine della Verna, ma scende con gli
uomini nella città dove essi abitano.</p>

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">A questo tipo di cristiani pensa il Papa: presenti, intraprendenti, coerenti
con la propria fede. Non primariamente attivisti sociali o politici, ma
portatori di una speranza che non delude, fondata sulla risurrezione di Gesù,
storicizzata nell’amore fraterno verso tutti, vicini e lontani. Si tratta di
un’intima convinzione teologica di Joseph Ratzinger, riemersa con forza negli
incontri da Papa con la comunità aretina e di Sansepolcro: anche oggi, come lo è
stato fruttuosamente nelle epoche passate del medioevo e del Rinascimento,
essere cristiani ha un senso se si è sale della società; se cessano di essere
tali, rinunciando alla loro diversità, diventano superflui come il sale che,
perso sapore, viene gettato via. Per questo, nonostante le prove e le
difficoltà, Benedetto XVI resta ottimista per la Chiesa alla quale Dio non
lascerà che manchino santi, buoni samaritani, i migliori amici specialmente nei
periodi difficili della storia.</p>

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">Di qui il suo evidente dispiacere nel dover rinunciare alla tappa della
Verna, esperienza francescana emblematica e uno dei modelli coinvolgenti
dell’essere cristiani. Quanti pellegrini vi sono infatti saliti alla ricerca di
Dio «che è la vera ragione per cui la Chiesa esiste: fare da ponte tra Dio e
l’uomo». E, infine, l’incoraggiamento all’Italia — manifestato anche con il
rapido ma cordialissimo incontro con il presidente del Consiglio dei ministri —
e in particolare ai giovani a pensare in grande, a saper osare, pronti a dare
«nuovo sapore» all’intera società «con il sale dell’onestà e dell’altruismo
disinteressato».</p>

<div>c.d.c</div>]]></description><pubDate>2012-05-15T00:00:00.000Z</pubDate></item><item><title>  Più educatrici  nella fraternità lasalliana  </title><link>http://www.osservatoreromano.va/portal/dt?JSPTabContainer.setSelected=JSPTabContainer%2FDetail&amp;last=false=&amp;path=/news/interviste/2012/112q12-A-colloquio-con-il-superiore-generale-Alvar.xml&amp;locale=it</link><description><![CDATA[

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">Il 15 maggio, in tutte le scuole cattoliche lasalliane del mondo viene
celebrata la festa di san Giovanni Battista de La Salle (Reims, 1651- Rouen,
1719),
<img align="right" border="0" hspace="6" src="http://www.osservatoreromano.va/orportal-portlets-portal/detail/binaries/news/interviste/2012/112q12-a-colloquio-con-il-superiore-generale-alvar/112q05c_p.jpg" vspace="6"/>fondatore
dei Fratelli delle Scuole Cristiane, religiosi laici consacrati all’educazione
dei bambini, dei ragazzi e dei giovani, specialmente poveri.  Il de La Salle è
stato l’artefice di un’autentica rivoluzione pedagogica, in quanto ha
contribuito in maniera determinante a organizzare sul piano didattico-educativo
l’insegnamento popolare in Francia, tra la fine del 1600 e l'inizio del 1700.  A
tale scopo aprì il «Seminario per i Maestri Laici», per la formazione pedagogica
e religiosa del maestro cristiano. Canonizzato nel 1900 da Leone XIII, fu
proclamato da Papa Pio XII, il 15 maggio 1950, «speciale patrono di tutti gli
educatori cristiani». Oggi, i Lasalliani operano in 82 Paesi del mondo, con
oltre mille istituti scolastici, centri educativi e università, nei quali
ricevono l’educazione  oltre un milione di alunni. Oltre 80.000 educatori laici
operano al fianco di 5.000 fratelli consacrati, condividendo con essi la
missione lasalliana.  Abbiamo intervistato fratel Alvaro Rodriguez Echeverria,
attuale superiore generale dei Fratelli delle Scuole Cristiane. <br/>
<br/>
</p>

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:"><em>Fratel Alvaro, che cosa significa, oggi, essere “fratello delle Scuole
Cristiane”?</em> <br/>
<br/>
</p>

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">Chiamati dal Signore a seguirlo, sulla scia del de La Salle, siamo impegnati
ad essere “fratelli”, cioè uomini di fraternità fra noi, ispirati dalla
preghiera di Cristo: «Padre che siano uno come tu e io siamo uno», uomini di
fraternità con gli educatori laici che condividono con noi la missione
educativa, uomini di fraternità con i giovani e con gli adulti, specialmente i
poveri, uomini di fraternità nella Chiesa. La nostra sfida, oggi, è la
fraternità lasalliana, vissuta in un modo rinnovato. <br/>
<br/>
</p>

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:"><em>Jean-Baptiste de La Salle vive nella Francia del XVII secolo: tempi di
guerre, di carestia, di povertà, di bambini abbandonati a se stessi,  come è
facile immaginare. Per essi, il de La Salle istituisce le scuole cristiane. Oggi
le scuole lasalliane a chi rivolgono il loro servizio educativo?<br/>
<br/>
</em></p>

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">Lungo questi tre secoli sono cambiate molte cose, ma l’ispirazione originaria
resta identica: rispondere ai bisogni dei giovani, alle loro necessità, alla
luce delle nuove povertà. Abbiamo molte opere direttamente a servizio dei più
poveri, soprattutto nell’Africa e nell’America Latina. Abbiamo centri educativi
per ragazzi di strada, ad esempio in Kenya, in  Costa d’Avorio e nell’ America
latina. Nelle scuole per i giovani di famiglie benestanti, la nostra
preoccupazione è soprattutto quella di continuare a lavorare per i poveri,
educando alla formazione di una retta coscienza morale e sociale; educare alla
giustizia sociale, inculcare nei giovani non soltanto un sentimento ma
un’attitudine di solidarietà con gli altri è per noi fondamentale.<br/>
<br/>
</p>

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:"><em>Vuole approfondire il problema delle nuove povertà alle quali cercano di
dare una risposta le scuole lasalliane, anche alla luce della nuova
evangelizzazione, che sarà il tema del prossimo Sinodo dei vescovi?</em> <br/>
<br/>
</p>

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">Il carisma lasalliano è finalizzato all’evangelizzazione dell’educazione.
Oltre alla povertà materiale, che è sempre antica e nuova, l’azione educativa
dei Lasalliani è rivolta alla povertà come solitudine e abbandono che, oggi,
costituiscono una vera piaga della nostra società: alla povertà degli esclusi,
che vivono ai margini delle città ricche e opulente, cioè i “falliti”, i malati
di aids, i drogati. E ancora alla povertà degli immigrati extracomunitari, molti
dei quali vivono in clandestinità, vittime della cultura dell’identità che
rifiuta il diverso; alla povertà di chi è senza Dio, di chi intenzionalmente ha
estromesso Dio dalla propria vita. Un’altra nuova povertà è la mancanza  di
senso nella vita di molti giovani. Dobbiamo aiutarli a trovare il significato
profondo della loro vita. Altra povertà è la condizione dei diversamente abili.
Penso in questo momento a due grandi scuole lasalliane, ad Alessandria e a Il
Cairo, nelle quali c’è un’attenzione particolare alla persona dei diversamente
abili. <br/>
<br/>
</p>

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:"><em>Oltre 80.000 educatori laici operano al fianco di 5.000 fratelli
consacrati, per l’educazione di decine di migliaia di studenti in tutti i
continenti: quali sono le dinamiche innovative nei rapporti tra religiosi e
laici nella missione lasalliana?</em> <br/>
<br/>
</p>

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">Per noi è molto importante il tema dell’associazione, intesa come una nuova
maniera di vivere il nostro carisma in modo condiviso. Nel passato tale carisma
era vissuto prevalentemente dai fratelli. Oggi  fratelli e laici impegnati nella
stessa missione possono condividere lo stesso carisma. Sulla scia
dell’ecclesiologia di comunione, per la quale la comunione è missionaria e la
missione è per la comunione. Noi fratelli viviamo oggi la nostra consacrazione
in questo nuovo contesto di “Popolo di Dio”, insieme a tanti laici che
partecipano al carisma lasalliano e che si sentono spinti ad associarsi alla
stessa missione, pur in differenti vocazioni o stati di vita. La metà di essi
sono donne. Proprio ultimamente sono stato in Thailandia per un incontro di sole
donne lasalliane. Noi fratelli siamo chiamati a essere, per loro e con loro,
cuore, memoria e garanzia del carisma lasalliano.</p>

<div>Marco Bellizi</div>]]></description><pubDate>2012-05-15T00:00:00.000Z</pubDate></item><item><title>  Battuta d’arresto per Angela Merkel  </title><link>http://www.osservatoreromano.va/portal/dt?JSPTabContainer.setSelected=JSPTabContainer%2FDetail&amp;last=false=&amp;path=/news/internazionale/2012/112q12-Battuta-d-arresto-per-Angela-Merkel.xml&amp;locale=it</link><description><![CDATA[Berlino, 14.
	

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">Sconfitta per i cristiano-democratici (Cdu) di Angela Merkel e affermazione
dei socialdemocratici (Spd) nelle elezioni di ieri nel Nordreno-Westfalia, cuore
industriale della Germania e Land più popoloso con diciotto milioni di abitanti.
</p>

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">Nella terza consultazione regionale in otto settimane, la Cdu ha ottenuto
poco meno del 26 per cento dei consensi, il peggior risultato del dopoguerra nel
Nordreno-Westfalia. Due anni fa i cristiano-democratici avevano ottenuto il 34,6
per cento dei voti. I socialdemocratici hanno invece fatto un balzo in avanti,
conquistando il 38,8 per cento, rispetto al 34,5 per cento del 2010.
Affermazione anche per i Piraten, la nuova forza politica tedesca che fa
attivismo in rete, che entrano nel Parlamento di Düsseldorf con il 7,5 per cento
dei voti, mentre ad uscirne è la sinistra radicale Die Linke con il 2,5 per
cento, (la soglia di sbarramento era al 4 per cento). I Verdi sono in leggero
calo (12 per cento, rispetto al 12,1 per cento di due anni fa). Le elezioni
hanno fatto segnare la riscossa dei liberali dell’Fdp, che hanno ottenuto l’8,4
per cento dei voti (6,7 per cento nel 2010).</p>

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">Il governatore del Nordreno- Westfalia, la socialdemocratica Hannalore Kraft,
che durante la campagna elettorale aveva garantito un avvicinamento graduale al
taglio del debito, è stata dunque riconfermata alla guida del Lande. La Cdu
aveva presentato Norbert Röttgen. L’Esecutivo di Hannalore Kraft era caduto il
14 marzo scorso sul bilancio, di fronte a un nuovo indebitamento da 3,8 miliardi
di euro. Tra i possibili scenari del dopo voto c’è la concreta possibilità di
una riedizione della coalizione rosso-verde, sia di una grande coalizione fra
Spd e Cdu, ma anche un’alleanza tra Spd, verdi e liberali, lo scenario più
temuto da Angela Merkel.</p>

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">A livello nazionale, molti analisti attendono ora ripercussioni. Nella sua
prima dichiarazione, Kraft ha infatti detto che i risultati delle elezioni nel
Nordreno-Westfalia sono «un forte segnale lanciato a Berlino». Un voto che per
gli osservatori potrebbe spingere l’opposizione ad attaccare la linea di
austerità imposta da Markel a livello europeo. Il cancelliere è atteso questa
settimana da una fitta serie di incontri ad alto livello, alla ricerca di un
compromesso — non facile — soprattutto sul fiscal compact (l’accordo sulle
regole di bilancio tra gli Stati dell’area euro basata su criteri più
stringenti), che Berlino continua a sostenere come pietra angolare della
strategia di uscita dalla crisi del debito, ma che è malvisto da diversi leader.
Il cancelliere deve fare i conti con un fronte sempre più vasto di Paesi e
interlocutori che, pur senza mettere in discussione la necessaria tenuta dei
conti e le riforme per centrare l’obiettivo del contenimento dei bilanci,
rivendicano politiche più espansive a beneficio di crescita e occupazione, i due
veri talloni d’Achille europeo. Su questo tema verterà l’incontro di mercoledì
prossimo a Berlino con il nuovo presidente francese, il socialista François
Hollande, alla ricerca di un compromesso sul cui raggiungimento le due
diplomazie continuano a rassicurare.</p>

<div/>]]></description><pubDate>2012-05-15T00:00:00.000Z</pubDate></item><item><title>  Se si manipolano le parole  </title><link>http://www.osservatoreromano.va/portal/dt?JSPTabContainer.setSelected=JSPTabContainer%2FDetail&amp;last=false=&amp;path=/news/cultura/2012/112q12-Se-si-manipolano-le-parole.xml&amp;locale=it</link><description><![CDATA[

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">La cultura nella quale viviamo racchiude i frutti positivi di un processo
storico segnato dalla decolonizzazione (avendo un potente movimento concesso
alle donne uno status sociale mai raggiunto prima) e dalla caduta del
marxismo-leninismo. In un tempo di globalizzazione accelerata, essa sembra
celebrare, forse più che in qualsiasi cultura precedente, l’uguaglianza di tutti
gli esseri
umani.<img align="right" alt="Francesco Messina, &quot;Adamo ed Eva&quot; (1936)" border="0" hspace="6" src="http://www.osservatoreromano.va/orportal-portlets-portal/detail/binaries/news/cultura/2012/112q12-se-si-manipolano-le-parole/112q04a.jpg"/>
La nostra generazione ha anche la possibilità di scoprire e di meravigliarsi
dell’affascinante diversità dei popoli e delle culture e del loro contributo
specifico e insostituibile all’umanità. Percepiamo però un pericolo in un
processo definibile come globalizzazione che s’impone dall’alto e che, sotto
forma di pari diritti e di non discriminazione, utilizza i canali del governo
mondiale per cercare di adattare un consenso a interessi particolari, attraverso
un uso manipolatore del linguaggio nel corso del processo di costruzione di tale
consenso. Non possiamo negare l’esistenza di una lotta culturale, politica e
giuridica che ha luogo in questo forum riguardo all’identità sessuale,
all’orientamento sessuale, al contenuto dei diritti e al senso
dell’universalità. In questa lotta il linguaggio è un fattore critico. <br/>
Esaminiamo la storia del termine genere nel discorso dell’Onu. Il termine è
entrato nel linguaggio dei testi negoziati a livello internazionale attraverso i
documenti di consenso non-vincolanti del processo delle conferenze dell’Onu
degli anni Novanta. Ha avuto grande successo nella Piattaforma d’azione di
Pechino (1995), dove la prospettiva del genere è stata al centro e la parità dei
sessi è stata l’obiettivo principale. Sulla scia di Pechino, il Segretariato
dell’Onu ha subito condotto, con grande efficacia, un esercizio d’integrazione
della prospettiva del genere (gender mainstreaming) attraverso tutto il sistema
dell’Onu. La parità dei sessi è stata rapidamente identificata come priorità
trasversale del governo mondiale, divenendo in pratica una condizione dell’aiuto
allo sviluppo. Il significato tradizionale del genere si riferisce alle
categorie grammaticali maschile, femminile e neutro, nelle lingue antiche e in
quelle moderne. Ma i sociologi e gli psicologi appartenenti all’intellighenzia
postmoderna occidentale, dalla metà degli anni Cinquanta, hanno elaborato un
significato molto diverso. Nutrendosi allo stesso tempo del femminismo radicale
e del movimento omosessuale (che hanno entrambi lottato per ottenere
l’uguaglianza solo in termini di potere sociale), hanno distinto il genere dal
sesso, limitando il sesso alle caratteristiche biologiche che definiscono uomini
e donne, e utilizzando il genere in riferimento a quelli che consideravano
essere i ruoli socialmente costruiti dalla società per uomini e donne. In
pratica hanno trattato la maternità, la famiglia fondata sul matrimonio tra un
uomo e una donna, la complementarietà tra i due, l’identità sponsale della
persona umana, la femminilità e la mascolinità, l’eterosessualità, come
altrettante costruzioni sociali o stereotipi che sarebbero contrari
all’uguaglianza, discriminatori e, pertanto, da decostruire culturalmente. Al
termine del processo rivoluzionario, lo stesso corpo maschile e femminile era
considerato come socialmente costruito. L’agenda del genere fa divorziare la
persona umana da se stessa, per così dire dal suo corpo e dalla sua struttura
antropologica. Così radicalmente ridefinito, il genere è una pura costruzione
intellettuale, difficile da cogliere per le culture non-occidentali.</p>

<div>Marguerite A. Peeters</div>]]></description><pubDate>2012-05-15T00:00:00.000Z</pubDate></item><item><title>  Per costruire la città dell’uomo  </title><link>http://www.osservatoreromano.va/portal/dt?JSPTabContainer.setSelected=JSPTabContainer%2FDetail&amp;last=false=&amp;path=/news/vaticano/2012/112q12-Viaggio-Arezzo-e-Sansepolcro-Per-costruire-.xml&amp;locale=it</link><description><![CDATA[

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">Arezzo e Sansepolcro — due comunità che nei secoli hanno incarnato il modello
della «città dell’uomo» costruita a immagine della «Città di Dio» — hanno
accolto domenica 13 maggio Benedetto XVI per la sua prima visita in terra
toscana. Una visita che aveva in programma anche una  tappa al santuario
francescano di La Verna, annullata all’ultimo momento a causa del maltempo.
<img align="left" border="0" src="http://www.osservatoreromano.va/orportal-portlets-portal/detail/binaries/news/vaticano/2012/112q12-viaggio-arezzo-e-sansepolcro-per-costruire-/112q01a.jpg"/>Ai
fedeli dell’arcidiocesi aretina il Papa ha riaffidato la «preziosa eredità» di
una Chiesa distintasi nel corso della storia «per il senso di libertà e la
capacità di dialogo tra componenti sociali diverse».</p>

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">La sua «opera pacificatrice svolta dentro la società per il bene comune»
testimonia, secondo il Pontefice, che ancora oggi è possibile declinare l’ideale
cristiano nell’amore verso tutti, nell’attenzione ai deboli, nel rispetto della
dignità di ciascuno. Compito più che mai urgente di fronte a una crisi che — ha
ricordato durante la messa ad Arezzo — richiede il superamento di visioni
materialiste con un supplemento di attenzione e solidarietà verso i più
bisognosi. Senza cedere alla «tentazione dello scoraggiamento» — ha
puntualizzato al Regina Caeli — ma perseverando nella via del «rinnovamento
spirituale ed etico, che sola può condurre a un autentico miglioramento della
vita sociale e civile». Anche attraverso la testimonianza di «fedeli laici
illuminati» — ha ribadito a Sansepolcro — capaci di contribuire alla nascita di
«una nuova etica pubblica».</p>

<div/>]]></description><pubDate>2012-05-15T00:00:00.000Z</pubDate></item><item><title>  Comune preoccupazione  per la pace  </title><link>http://www.osservatoreromano.va/portal/dt?JSPTabContainer.setSelected=JSPTabContainer%2FDetail&amp;last=false=&amp;path=/news/vaticano/2012/111q12-Comune-preoccupazione-per-la-pace.xml&amp;locale=it</link><description><![CDATA[

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">La comune preoccupazione per la pace, anche in riferimento alla situazione
mediorientale, è stata manifestata da Benedetto XVI e dal presidente della
Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, nel corso dell’incontro privato
svoltosi nel pomeriggio di venerdì 11 maggio, in un’auletta dell’Aula Paolo VI,
prima del concerto offerto dallo stesso capo di Stato italiano in occasione del
settimo anniversario del pontificato. <br/>
<img align="left" border="0" src="http://www.osservatoreromano.va/orportal-portlets-portal/detail/binaries/news/vaticano/2012/111q12-comune-preoccupazione-per-la-pace/111q01a.jpg"/>Durante
il cordiale colloquio, durato venti minuti, il Pontefice ha espresso al
presidente la sua personale gratitudine per il gesto compiuto con l’offerta del
meraviglioso concerto, ma soprattutto ha tenuto a manifestare ancora una volta
il suo affetto per l’Italia e la sua vicinanza a tutti gli italiani, assicurando
la sua preghiera in questo momento arduo e impegnativo per il Paese.<br/>
Anche il presidente Napolitano, nel saluto rivolto al Papa nell’Aula Paolo VI, 
ha sottolineato «la profonda condivisione di ansie e di intenti» che si è venuta
stabilendo negli anni fra le istituzioni rappresentative della nazione italiana
e la Santa Sede. Una condivisione alimentata in particolare dalla sollecitudine
di Benedetto XVI «per le sorti dell’Italia, con fiducia — ha riconosciuto il
capo dello Stato — nelle tante energie positive presenti nella nostra società e
quindi nella prospettiva di una rinnovata unità e coesione della nostra
nazione».<br/>
Consonanze, queste, che hanno trovato eco anche nel discorso del Pontefice al
termine del concerto diretto da Riccardo Muti, al quale Benedetto XVI ha voluto
consegnare personalmente una speciale onorificenza. Il Papa ha espresso
riconoscenza per l’iniziativa e per le considerazioni espresse dal presidente
Napolitano, definendole  «segni che manifestano ancora una volta, il legame tra
il successore di Pietro e questa cara nazione». Quanto alle musiche di Vivaldi e
Verdi eseguite dall’orchestra e del coro del Teatro dell’Opera di Roma, il
Pontefice ne ha evidenziato le caratteristiche principali, mettendo in luce
soprattutto «l’intensa interpretazione ed esecuzione» del maestro Muti, del
quale ha sottolineato «l’impegno perché sia più conosciuto questo ricco
repertorio che esprime in musica la fede della Chiesa».</p>

<div/>]]></description><pubDate>2012-05-13T00:00:00.000Z</pubDate></item><item><title>  La prima volta  del Papa in Toscana  </title><link>http://www.osservatoreromano.va/portal/dt?JSPTabContainer.setSelected=JSPTabContainer%2FDetail&amp;last=false=&amp;path=/news/vaticano/2012/111q12-La-prima-volta--del-Papa-in-Toscana.xml&amp;locale=it</link><description><![CDATA[

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">Poco  meno di dodici ore per la  visita di Benedetto XVI in  Toscana, dove,
domenica  13 maggio,  è atteso ad Arezzo, La Verna e Sansepolcro.  Sarà, quella
di domenica,  la  prima vista che, da Papa, egli compie  in questa regione. Da
cardinale Joseph Ratzinger infatti è stato più volte visitatore appassionato
delle bellezze artistiche e paesaggistiche, specialmente dei luoghi intrisi di
spiritualità
francescana.<img align="left" alt="&quot;Volto Santo&quot; (VIII-IX secolo, Sansepolcro)" border="0" height="170" src="http://www.osservatoreromano.va/orportal-portlets-portal/detail/binaries/news/vaticano/2012/111q12-la-prima-volta--del-papa-in-toscana/111q01b.jpg" width="144"/>
Le claustrali di Rosano — che hanno avuto l’onore di annoverarlo spesso tra i
loro ospiti —  raccontarono le sue visite sul settimanale cattolico regionale
«Toscana Oggi», all’indomani della elezione al soglio pontificio. <br/>
La prima visita risale al 1985, quando il cardinale Ratzinger si recò a Rosano
in occasione della professione religiosa di una novizia nel monastero delle
clarisse. Da allora vi è tornato spesso. Prediligeva farlo nella  solennità del
Corpus Domini. Celebrava la messa e portava in processione il Santissimo
Sacramento. Nel 2001 scelse  l’abbazia per celebrare, con il fratello Georg, il
cinquantesimo dell’ordinazione sacerdotale. «Abitualmente nelle sue visite —
raccontarono le claustrali — era accompagnato dal suo segretario di allora,
monsignor Josef Clemens, e da Alfredo, il fidatissimo autista. Giungeva nel
tardo pomeriggio del sabato e ripartiva la domenica pomeriggio. Verso sera amava
fare una lunga passeggiata sul poggio o nei campi nei pressi del monastero».
<br/>
Anche  La Verna non sarà per lui una novità: da cardinale ha trascorso nel
santuario due intere giornate nel settembre del 1988 passate a riflettere con i
frati sulla spiritualità di Francesco e Bonaventura.<br/>
Ad Arezzo  la  prima sosta. L’antico insediamento medioevale si arrampica lungo
la collina, là dove un tempo sorgeva la città etrusca. È un piccolo tesoro
dall’anima antica che mette insieme storia, cultura, arte e filosofia del buon
vivere. L’arrivo del Papa in elicottero è previsto alle 9. Dopo un breve
tragitto in auto fino al parco del Prato, un vasto terreno capace di ospitare
almeno trentamila persone, il Pontefice celebra la messa con tutti i vescovi
della Regione. Al termine l’omaggio in  Duomo a san Donato patrono della città.
A fine mattinata, in episcopio, pranzo con i vescovi della Toscana.<br/>
Nel primo pomeriggio si recherà, in elicottero,  a La Verna, dove ripeterà il
gesto che ogni settimana si rinnova nel santuario, la processione alla cappella
delle stimmate con la reliquia del sangue di san Francesco, un panno di lino che
il santo era solito tenere sulla ferita al costato.<br/>
Ultimo atto della giornata a Sansepolcro, per unirsi ai festeggiamenti del
millenario della fondazione della città,  nata su iniziativa dei due santi
pellegrini Arcano ed Egidio, reduci dalla Terra Santa, e  resa famosa per aver
dato i natali a Piero della Francesca. Nella concattedrale dedicata a san
Giovanni evangelista sosterà in  preghiera dinnanzi all’artistico crocifisso
ligneo   conosciuto e venerato come il Volto Santo. Subito dopo in Piazza della
Torre di  Berta incontrerà la cittadinanza. Infine partenza per far ritorno a
Roma.</p>

<div>Mario Ponzi</div>]]></description><pubDate>2012-05-13T00:00:00.000Z</pubDate></item><item><title>  L’andar di Luca  </title><link>http://www.osservatoreromano.va/portal/dt?JSPTabContainer.setSelected=JSPTabContainer%2FDetail&amp;last=false=&amp;path=/news/cultura/2012/111q12-L-andar-di-Luca.xml&amp;locale=it</link><description><![CDATA[

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">
<img align="left" alt="Luca Signorelli, &quot;Predica e fatti dell'Anticristo&quot;. (1502, duomo di Orvieto, Cappella di San Brizio)" border="0" src="http://www.osservatoreromano.va/orportal-portlets-portal/detail/binaries/news/cultura/2012/111q12-l-andar-di-luca/111q05a.jpg"/>L’intera
Umbria si è alleata (Soprintendenza e Università, Regione, Municipalità e
Provincie) per celebrare Luca Signorelli artista «de ingegno et spirito
pelegrino» (cioè eccentrico, originale, ricco di invenzioni e di colpi di scena)
come scriveva nella sua Cronaca Rimata il contemporaneo Giovanni Santi, il padre
di Raffaello, e addirittura precursore di Michelangelo come affermerà nella
seconda edizione delle Vite (1568) Giorgio Vasari.</p>

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">La mostra dislocata in tre sedi (Perugia Galleria Nazionale, Orvieto e Città
di Castello) ha il suo cuore nella Cappella di San Brizio del duomo orvietano,
negli affreschi celebri che raccontano la Predica e i fatti dell’Anticristo, la
Resurrezione dei corpi, i Dannati, i Beati, l’Inferno e il Paradiso.</p>

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">Nonostante il radicale ridimensionamento operato dalla critica moderna, di
fronte a un capolavoro come il ciclo apocalittico di Orvieto, non può essere
oggettivamente contestato a Luca Signorelli il ruolo di protagonista o almeno di
comprimario nella scena della grande arte rinascimentale.</p>

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">Il successo degli affreschi orvietani fu tale da toccare anche Michelangelo.
Specie se consideriamo le scene con i tormenti infernali inflitti ai Dannati,
nonostante l’indubbia macchinosità e gli espedienti retorici, nonostante le
astuzie teatrali e le sciatterie, nonostante i limiti di qualità cromatica e
formale riconosciuti da tutti i critici
moderni,<img align="right" alt="L'autoritratto di Signorelli" border="0" hspace="6" src="http://www.osservatoreromano.va/orportal-portlets-portal/detail/binaries/news/cultura/2012/111q12-l-andar-di-luca/111q05c.jpg"/>
bisogna riconoscere che non si erano mai viste prima, nella pittura italiana,
idee figurative di così indimenticabile efficacia.</p>

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">Michelangelo se ne ricordò quasi mezzo secolo dopo. Non che il Buonarroti
abbia imitato «l’andar di Luca» come scrisse troppo sbrigativamente il Vasari,
perché il Giudizio della Sistina resta spiritualmente e moralmente prima ancora
che stilisticamente inconfrontabile con il teatro di Orvieto. Piuttosto
Michelangelo può aver guardato ai murali della Cappella di San Brizio come a un
precedente iconografico utile e anche, in parte, come a un catalogo di
invenzioni rare e stupefacenti.</p>

<div>Antonio Paolucci</div>]]></description><pubDate>2012-05-13T00:00:00.000Z</pubDate></item><item><title>  A La Verna  un viaggio del cuore  </title><link>http://www.osservatoreromano.va/portal/dt?JSPTabContainer.setSelected=JSPTabContainer%2FDetail&amp;last=false=&amp;path=/news/cultura/2012/111q12-A-La-Verna--per-rincontrare-un-maestro.xml&amp;locale=it</link><description><![CDATA[

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:"><em>In occasione della visita pastorale di Papa BenedettoXVI ad Arezzo, La
Verna e Sansepolcro, pubblichiamo stralci di una relazione di un convegno,
tenutosi a La Verna nel 2009, dedicato all’</em><em>Itinerarium mentis in Deum
di Bonaventura da Bagnoregio.<br/>
<br/>
</em></p>

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">
<img align="left" alt="La Cappella di San Bonaventura a La Verna" border="0" src="http://www.osservatoreromano.va/orportal-portlets-portal/detail/binaries/news/cultura/2012/111q12-a-la-verna--per-rincontrare-un-maestro/111q04a.jpg"/>«Quello
che espongo qui — scriveva Joseph Ratzinger nel 2002 riferendosi al rapporto tra
fede e teologia — non è solo teoria, anche se ho appreso tutto questo anzitutto
dai grandi maestri come Agostino, Bonaventura, Tommaso d’Aquino e, per la prima
volta, sono stato introdotto a questi maestri dal mio maestro Gottlieb Söhngen
(...). Questo «essere prima» della parola di Dio, a cui vogliamo star dietro con
la nostra riflessione, è divenuto per me un’esperienza sempre più personale». In
questa breve affermazione troviamo sintetizzato tanto il percorso intellettuale,
quanto quello spirituale del già docente, quindi arcivescovo, poi prefetto della
Congregazione della Fede e infine Successore di Pietro.</p>

<p xmlns="http://hippo.nl/webdav/1.0" xmlns:jx="http://apache.org/cocoon/templates/jx/1.0" xmlns:s="http://jakarta.apache.org/slide/" xmlns:d="DAV:">Certamente è ormai nota ai più l’influenza che la figura di Agostino ha
esercitato sulla sua vita di teologo e di pastore. Meno noto è l’apporto della
riflessione bonaventuriana sul pensiero dello studioso bavarese, anche se la
pubblicazione degli studi
ratzingeriani<img align="right" alt="Claude François, &quot;San Bonaventura&quot; (1650-1660)" border="0" height="155" hspace="6" src="http://www.osservatoreromano.va/orportal-portlets-portal/detail/binaries/news/cultura/2012/111q12-a-la-verna--per-rincontrare-un-maestro/111q04b.jpg" width="170"/>
concernenti il <em>Doctor seraphicus</em> — compresi i capitoli dedicati al suo
studio del 1957 in vista dell’abilitazione all’insegnamento — ha iniziato a
colmare tale lacuna (Joseph Ratzinger, <em>San Bonaventura. La teologia della
storia</em>, Assisi, Porziuncola, 2008). È vero, peraltro, che non sono molti
gli scritti dedicati da Ratzinger all’illustre santo francescano e tutti
risalenti al primissimo periodo della sua attività accademica. Tuttavia
l’influenza del maestro medievale sull’impianto teologico dello studioso
bavarese è stata ed è più ampia di quanto i riferimenti diretti all’opera
bonaventuriana potrebbero far pensare.</p>

<div>Andrea Bellandi, Facoltà Teologica dell'Italia Centrale</div>]]></description><pubDate>2012-05-13T00:00:00.000Z</pubDate></item></channel></rss>
