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Zaccheo, scendi subito

Tra le numerose pagine pubblicate nei sessant’anni di esistenza di «Vida Nueva», si nascondono, qua e là, moltissime «perle preziose», come quella di «gran valore» di cui ci parla il Vangelo. Una di queste perle la possiamo trovare nell’articolo firmato nel 1958 da Esteban Vidal, dal titolo Visione dell’anno 2000.

Tra le sue considerazioni su come sarebbe stato il mondo per quella data, possiamo trovarne alcune piuttosto divertenti e altre che si avvicinano sorprendentemente alla realtà, come questa: «Come ora azioniamo la radio transistor o il mangiadischi, così faremo funzionare il nostro proiettore cinematografico sonoro con cui avremo, grazie a una società commerciale che ogni settimana ci porterà dentro casa i film più recenti, il piacere di contemplare queste creazioni». Per completare la profezia dice: «Il nastro non si spreca. Basta cancellare il film già visto, per averne un altro più nuovo». Netflix?
Più avanti, nella sua descrizione dell’anno 2000, afferma che allora l’uomo avrà tra le mani «molteplici elementi per conoscere meglio Cristo», e si domanda: «Cercherà di farlo?». L’interrogativo resta senza risposta in quell’articolo scritto prima del concilio Vaticano II. Qual è la risposta ora, ormai nell’anno 2018?
È evidente che oggi abbiamo moltissimi più elementi per «conoscere meglio Cristo» rispetto a sessant’anni fa. Il suo messaggio si ripete e si moltiplica come non mai. Nei libri di carta o elettronici; nelle numerose piattaforme di internet; nelle reti sociali; nelle parole e nelle immagini del Papa e di un’infinità di predicatori della Buona Notizia; infine, in molti, innumerevoli modi, la parola del Signore stesso ci viene incontro in ogni momento. Qual è la nostra risposta a quel Nazareno che c’interpella persino dal nostro cellulare?
Quasi senza che la Chiesa se lo proponesse, senza che noi ci rendessimo conto di quanto stava accadendo, ciò che le Scritture annunciavano si è compiuto al nostro tempo: il messaggio di salvezza è giunto «fino ai confini del mondo». Forse non è più tempo di annunci, non occorre più continuare a ripetere fino all’esaurimento ciò che è stato detto e ridetto; forse è giunto i momento di domandarci: a chi importa?
La sfida sarà davvero d’inventare «nuovi linguaggi»? Dobbiamo continuare a cercare di «essere più chiari» o più «accessibili»? Non sarà tempo di chiederci perché il messaggio non suscita più interesse? Perché le parole del Maestro non commuovono e non sorprendono più? Siamo forse riusciti nell’incredibile impresa di trasformare il messaggio del Signore in una pila di frasi vuote e superficiali?
Eppure il mondo è pieno di “zacchei” che cercano di «vedere il Signore che passa». Ma questi uomini che cercano, molte volte in mezzo al dolore e allo sconcerto, non stanno aspettando belle frasi né proclami rivoluzionari, stanno aspettando qualcuno che li guardi negli occhi e che pronunci il loro nome: «Zaccheo, scendi subito».
La sfida non è più quella di giungere «fino ai confini del mondo» con un messaggio semplice e senza impegno, ma fino ai confini di ogni cuore perplesso, che nemmeno sa cosa cerca. Per riuscirci, il primo passo dovrebbe essere quello di ammettere la nostra stessa confusione, di accettare che quanti diciamo di conoscere il Salvatore anche noi siamo zacchei che lo cercano. Allora forse le parole susciteranno interesse.

di Jorge Oesterheld

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18 settembre 2019

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