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Yemen
sempre più nel caos

· Assaltato dai separatisti il palazzo presidenziale di Aden ·

Yemen sempre più nel caos. Dopo tre giorni di intensi combattimenti, le forze separatiste yemenite, appoggiate dagli Emirati Arabi Uniti, si sono impadronite ieri di gran parte di Aden, nel sud del paese, assediando il palazzo sede del presidente internazionalmente riconosciuto, Abd Rabbo Mansur Hadi, alleato dell’Arabia Saudita. Mentre Hadi si trova a Riad, nel palazzo rimangono il primo ministro, Ahmad Obaid bin Daghar, e altri esponenti dell’esecutivo, che, secondo fonti governative, potrebbero decidere di lasciare Aden per raggiungere anch’essi l’Arabia Saudita. 

I combattimenti, che secondo il comitato internazionale della Croce rossa hanno provocato almeno 36 morti, aggravano la già caotica situazione del paese, con una profonda spaccatura tra Abu Dhabi e Riad, che dal marzo del 2015 sono impegnati in una vasta campagna congiunta di bombardamenti aerei contro i ribelli sciiti huthi, che controllano la capitale, Sana’a. Oltre diecimila persone sono morte finora nel conflitto, che ha anche provocato due milioni di sfollati e una catastrofica crisi umanitaria, aggravata da un’epidemia di colera. Un ulteriore segnale del deterioramento della situazione è stato un attacco compiuto apparentemente da miliziani di Al Qaeda nella provincia meridionale di Shabwa, in cui sono rimasti uccisi dodici miliziani di una forza anch’essa addestrata dagli Emirati Arabi Uniti. Gli scontri ad Aden sono cominciati domenica scorsa, quando è scaduto l’ultimatum dei separatisti del Consiglio di transizione del sud (Stc) perché si dimettesse il governo guidato dal premier, Bin Dahar, accusato di corruzione. Ma per gli analisti il vero obiettivo dei miliziani dell’Stc è quello di ricreare uno Yemen del sud diviso dal resto del paese, come era fino al 1990. Il presidente Hadi ha definito l’attacco dei separatisti «un colpo di stato».

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