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Yemen: oltre cento vittime
in un attacco missilistico degli huthi

· Sebbene ritenuti responsabili dal governo i ribelli non hanno rivendicato l’attacco ·

Dopo mesi di relativa calma, torna la violenza nello Yemen, molto probabilmente per mano dei ribelli huthi. Sono oltre cento le persone uccise sabato sera, la maggior parte delle quali militari filogovernativi, oltre a decine feriti, in un attacco con missili e droni contro una base militare a Marib, circa 170 chilometri a est della capitale yemenita, Sana’a.

Nell’attacco, per il quale il governo ha accusato direttamente gli huthi, sebbene questi non lo abbiano rivendicato, sono stati colpiti un magazzino di munizioni e una moschea della caserma, dove molti militari erano riuniti per la preghiera della sera. Il missile caduto sul deposito di armi e munizioni ha provocato un enorme incendio seguito da una serie di esplosioni.

La maggior parte delle vittime è probabilmente yemenita perché i militari della coalizione a sostegno delle truppe governative stazionano in altre basi militari del paese. Una fonte militare ha riferito che l’80 per cento delle vittime proveniva dalle province meridionali di Abyan e Lahj. La loro brigata, la Quarta Brigata della guardia presidenziale, è stata espulsa dalla città portuale di Aden durante gli scontri tra truppe governative e forze alleate al Consiglio di transizione meridionale nell’agosto dello scorso anno. Erano da poco stati trasferiti a Marib per ricevere addestramento militare e per essere ri-equipaggiati.

Gli aggiornamenti sul numero di vittime sono stati confermati dal ministro degli Esteri yemenita, Mohamed al Hadhrami, sull’account twitter ufficiale del dipartimento, mentre il portavoce dell’esercito, generale Abdou Majli, ha dichiarato che «ci sarà una risposta spietata contro le milizie dei ribelli huthi», aggiungendo che nell’attacco hanno perso la vita anche alcuni civili.

L’agguato — avvenuto dopo l’inizio, nella notte tra venerdì e sabato, di un’offensiva delle forze filo-governative contro i ribelli a Nihm e a Khawlan — verrà ricordato come uno dei più sanguinosi del conflitto civile che da ormai cinque anni segna la quotidianità nello Yemen. Una guerra che, secondo le Nazioni Unite, ha provocato una delle peggiori crisi umanitarie e livello globale. Dal 2015 la coalizione saudita sta conducendo raid contro i ribelli huthi, nel tentativo di ripristinare in tutto il paese il controllo del governo del presidente Abd-Rabbu Mansour Hadi, riconosciuto a livello internazionale.

Il capo dello Stato ha accusato gli huthi di non avere alcun desiderio di pace, e condannato l’attacco definendolo, in una dichiarazione rilasciata dall’agenzia di stampa statale Saba, «codardo e terroristico». Al tempo stesso ha chiesto ai suoi militari «una maggiore vigilanza», portando l’allerta a livelli massimi.

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