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Yemen nel caos

· Manifestazioni nella capitale contro i ribelli sciiti ·

Washington sospende le operazioni

È ancora caos nello Yemen a meno di quarantotto ore dalle dimissioni del presidente, Abdo Rabu Mansur Adi, e del primo ministro, Khaled Bahah, in seguito all’attacco dei ribelli sciiti huthi.

Ribelle sciita di pattuglia nella capitale San’a (Epa)

Migliaia di yemeniti sono scesi in strada, oggi, nella capitale San’a per protestare contro i ribelli sciiti: è stata la più grande manifestazione di questo tipo nella storia recente del Paese. Migliaia di persone si sono radunate a piazza Taguir, di fronte all’università della capitale, scandendo slogan non solo contro le milizie sciite ma anche contro i sunniti di Al Qaeda, rivali delle prime. Nel mirino è finito anche l’ex presidente Ali Abdullah Saleh, che ha lasciato il potere nel 2011 dopo 33 anni ed è accusato di avere aiutato i ribelli huthi nell’impadronirsi della capitale.

A dimostrazione della gravità della situazione, c’è stato questa mattina un attacco dei ribelli sciiti che si sono impossessati di tutti i posti di polizia nella città di Ataq, capoluogo della provincia di Chabwa, nel sud dello Yemen.

Intanto, in un clima che si fa di ora in ora sempre più incandescente, gli Stati Uniti hanno sospeso tutte le operazioni di antiterrorismo portate avanti in Yemen: lo rendono noto fonti dell’Amministrazione Obama citate dal quotidiano «The Washington Post». Ma, secondo molti analisti, la decisione presa dall’Amministrazione Obama dopo il collasso del Governo yemenita rischia ora di allentare pericolosamente la pressione su uno dei gruppi terroristici più pericolosi nella penisola arabica.

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18 febbraio 2020

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