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Yemen: il conflitto
sempre più drammatico

· Intanto il governo sposta la capitale ad Ataq ·

Il Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha approvato l’estensione di un anno del mandato degli investigatori impegnati in Yemen per far luce su eventuali crimini di guerra commessi dalla coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita, da una parte, e dai miliziani sciiti huthi dall’altra. Gli investigatori sono stati nominati nel 2017 e all’inizio del mese avevano detto di aver individuato «persone che potevano essere ritenute responsabili di reati riconosciuti a livello internazionale». L’inviato saudita presso le Nazioni Unite a Ginevra, Abdulaziz Alwasil, ha invece accusato gli investigatori di aver pubblicato «informazioni non credibili, infondate e che non sono state verificate».

I racconti che arrivano dallo Yemen continuano a essere drammatici. Solo per citarne uno, nel villaggio di Al-Fakhir, al sud del paese, paramedici e abitanti hanno impiegato più di dodici ore per trovare tutti i corpi dei 15 membri di un’unica famiglia tra le macerie della loro casa devastata martedì da un doppio bombardamento aereo. «È come se tutti nel villaggio fossero stati uccisi. Questo è il sentimento generale», ha detto all’agenzia Afp, Salem al-Halmi, un membro della famiglia che vive in un altro villaggio. Martedì mattina, la casa del 38enne Abbas al-Halmi è stata colpita da un raid aereo. I vicini, in gran parte parenti, erano accorsi proprio mentre un altro colpo raggiungeva la casa. Il doppio attacco ha ucciso così Abbas al-Halmi, sua moglie, i suoi figli, suo fratello, le sorelle, nipoti e altri parenti. «Nessuno avrebbe potuto immaginare che sarebbero stati uccisi in questo modo. Era una famiglia pacifica», racconta Salem al-Halmi all’agenzia Afp. Anche le Nazioni Unite hanno confermato in una dichiarazione la drammatica morte di questi quindici civili.

Teatro di aspri combattimenti, Al-Fakhir è uno dei villaggi della regione di Qatabah nella provincia di Daleh. Una vera linea di frontiera, dove i ribelli huthi e le forze governative stanno combattendo una feroce battaglia per il controllo dei villaggi. A maggio, gli huthi hanno conquistato Al-Fakhir dopo violenti scontri. Nella regione si «sta assistendo a confronti quotidiani e la lotta quasi mai si ferma», ha spiegato Mahmoud al-Chaibi, attivista per i diritti umani a Qatabah.

Come è noto, dal 2014 lo Yemen è stato devastato dai combattimenti tra gli huthi, i ribelli della minoranza zaidita concentrata nel nord del paese e le forze fedeli al governo riconosciuto dalla comunità internazionale. Con l’intervento nel 2015 dell’Arabia Saudita e dei suoi alleati per sostenere il governo contro gli huthi che hanno conquistato la capitale Sana’a, il conflitto si è intensificato, provocando la morte di decine di migliaia di persone.

Le Nazioni Unite accusano appunto entrambe le parti di aver commesso crimini di guerra e di provocare la peggiore crisi umanitaria del mondo, con milioni di persone minacciate dalla carestia, dalla diffusione di malattie come il colera e dal collasso dell’economia, dell’educazione, dei servizi sanitari.

Intanto, il governo dello Yemen del presidente Abd Rabbo Mansour Hadi ha trasferito temporaneamente la capitale ad Ataq, nella provincia di Shabwah, nel sud del paese. Lo ha dichiarato il ministro dei Trasporti Saleh al-Gabwani, che su twitter ha detto che «il governo condurrà il suo lavoro temporaneamente da Ataq fino alla liberazione di Aden e Sana’a».

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06 dicembre 2019

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