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Yemen: bombe su un ospedale

· Distrutta la struttura di Medici senza frontiere ·

Un ospedale gestito da Medici senza frontiere (Msf) a Mocha, nello Yemen sud-occidentale, è stato colpito e distrutto ieri sera durante un raid aereo. Al momento dell’attacco — riporta Msf in una nota — nella struttura c’erano circa trenta pazienti e trentacinque membri dello staff. Non è ancora chiara la responsabilità dell’attacco. Alcune fonti giornalistiche puntano il dito contro i ribelli huthi, altri contro la coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita.

«Fortunatamente non ci sono state vittime e tutti sono stati rapidamente evacuati. La maggior parte dei pazienti stabili ha potuto lasciare l’area in modo autonomo, mentre alcuni pazienti critici, tra cui due bambini appena nati, sono stati trasferiti dalle équipe di Msf in un altro ospedale in città». L’organizzazione umanitaria internazionale aveva aperto l’ospedale di Mocha nel 2018 per fornire cure chirurgiche d’urgenza ai pazienti feriti a causa del conflitto o per altre emergenze chirurgiche. L’ospedale, che ospita 35 posti letto, era l’unico ospedale civile a fornire gratuitamente questi servizi medici nell’area di Mocha. Dall’inizio del 2019 sono stati 1.787 i pazienti ricoverati e 2.476 gli interventi chirurgici effettuati, compresi 201 parti cesarei. Ora questa importante risorsa non c’è più.

«L’ospedale di Msf è stato gravemente danneggiato dalle esplosioni e dal fuoco divampato dopo l’attacco» prosegue la nota. «La farmacia è stata incendiata e gli uffici sono stati distrutti, mentre devono ancora essere valutati i danni ad alcuni edifici tecnici tra cui quello che ospitava il generatore di corrente. Le finestre dell’ospedale si sono frantumate per la potenza delle esplosioni». In questo momento le attività mediche nell’ospedale «sono state sospese e parte dell’équipe medica verrà trasferita ad Aden. Dato il rischio di ordigni inesplosi, sarà necessario sminare l’area prima che possa riprendere qualunque attività». La presenza dell’ospedale e il rischio per i pazienti erano stati comunicati in anticipo a tutte le parti in conflitto e alle autorità, afferma ancora Msf, ed era ben nota a tutti gli attori nell’area fin da quando è stato aperto l’ospedale. Msf ribadisce che «tutte le parti in conflitto devono proattivamente prendere tutte le misure necessarie per salvaguardare le strutture mediche.

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