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Xi rilancia la nuova Via della seta

· Al vertice del Brics a Xiamen il presidente cinese dice no al protezionismo ·

Le economie emergenti devono opporsi con decisione al protezionismo: globalizzazione non è sinonimo di divisione e conflitto, bensì di integrazione, sviluppo e connessione tra i popoli. Questo il messaggio lanciato ieri dal presidente cinese, Xi Jinping, aprendo il vertice dei paesi del Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) a Xiamen. Pechino – ha assicurato Xi – continuerà a investire sui mercati internazionali e ad accogliere investimenti esteri sul fronte interno. Il leader di Pechino ha aggiunto che tutti i paesi del Brics «devono lavorare per l’apertura della governance economica globale perché solo l’apertura porta progresso». Xi ha dunque rinnovato le sue posizioni di fronte alle «barricate di protezionismo» che si stanno ergendo in diverse parti del mondo.

Il presidente cinese Xi Jinping  al vertice di Xiamen (Ap)

Il vertice del Brics andrà avanti fino a domani, martedì, ed è stato preparato nei minimi dettagli dalla Cina, visto come un’ulteriore prova di crescita del peso politico di Pechino su scala globale dopo il successo del g20 del 2016. Ma la leadership cinese guarda soprattutto al 18 ottobre, giorno di inizio del 19° congresso del Partito comunista che dovrà rafforzare i poteri di Xi, rinnovare in modo ampio i vertici e favorire la salita ai massimi livelli dei rappresentanti della cosiddetta “sesta generazione”. Questo nuovo summit del Brics è considerato da Pechino come un tassello essenziale nel rafforzamento del progetto della “nuova via della seta”.
La “nuova via della seta” è un progetto di espansione economica e commerciale che nel complesso muoverà ottomila miliardi di dollari, cioè venticinque volte il piano Marshall. Il progetto prevede non solo investimenti per infrastrutture ferroviarie e portuali dall’Asia centrale all’Europa, passando per Asia del sud e Medio oriente, ma anche decine di progetti già portati a compimento, come nel caso del porto del Pireo, divenuto base commerciale cinese nel Mediterraneo. Pechino ha messo sul tavolo 124 miliardi di dollari. Il tutto si muove attraverso uno strumento essenziale: la Asian infrastructure investment bank, nata nel 2014.

E sempre ieri, a conferma di questa linea, Xi ha annunciato che la Cina elargirà 500 milioni di yuan (64,2 milioni di euro) per un piano di cooperazione economico e tecnologico tra i membri del Brics. Altri quattro milioni di dollari saranno destinati a progetti congiunti dalla Cina alla New Development Bank. Xi ha sottolineato l’importanza di aumentare le aree di cooperazione tra i Paesi dell’acronimo, tra cui ha citato i settori del commercio, degli investimenti e della finanza.

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