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Novello Ulisse

· A Londra in mostra le ultime opere di William Turner ·

Sono passati diciannove anni dalla nascita di Cristo. Vipsania Agrippina, nipote del divo Augusto, molto amata dai romani, è appena tornata in Italia con le ceneri del marito, Gaio Giulio Cesare Claudiano Germanico.

 «Agrippina sbarca con le ceneri di Germanico» (1839)

Il suo uomo ha combattuto per Roma in Pannonia, Germania e nelle province orientali. Germanico era nipote dell’imperatrice Livia Drusilla, moglie di Augusto, che lo aveva fatto adottare da Tiberio. Ma dava fastidio, ed è stato avvelenato. Agrippina deve vendicarlo. La folla che la attende a Roma non sa se acclamarla o piangere in silenzio.

Ma poi tutti — soldati, magistrati, gente del popolo — si mettono a invocare gli dèi, a gridare che lo stato è morto, che quella vedova è il vero sangue di Augusto, è lei l’onore della patria.

La scena, descritta da Tacito, è stata dipinta nel 1839 dal pittore inglese Joseph Mallord William Turner nel suo caratteristico stile visionario, tutto concentrato sulla luminosità mutevole dell’atmosfera, sui giochi dei riflessi sull’acqua, su colori sempre più brillanti. La folla, appena riconoscibile, è assiepata sulle barche, mentre la notte è illuminata dalle fiaccole, e le barche scivolano sul Tevere.

L’opera si può ammirare nella mostra aperta fino al 25 gennaio 2015 alla Tate Britain di Londra, «Late Turner: Painting Set Free». Per la mostra, i curatori hanno radunato quasi duecento opere realizzate da Turner negli ultimi quindici anni della sua vita, dal 1835, quando l’artista era sessantenne, fino al 1850 (l’anno della sua morte).

Il visitatore, sopraffatto da una grande quantità di dipinti a olio, acquerelli, disegni e stampe, è colpito da questa fase finale, che gli si rivela come la più feconda per Turner, quella nella quale il pittore ha prodotto le sue opere più celebri e iconiche. Le sale della Tate dimostrano come nella sua terza età Turner fosse riuscito veramente a “liberare” la sua pittura, come suggerisce il sottotitolo della mostra, «Painting Set Free».

In quegli anni infatti l’artista si impegnò a liberare la sua arte non soltanto dalle convenzioni formali del suo tempo — cosa che aveva già iniziato a fare — ma anche dalle sue stesse acquisizioni, superando se stesso per elaborare uno stile che avrebbe segnato generazioni successive di artisti, fino agli impressionisti e oltre.

di Alessandro Scafi

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17 ottobre 2019

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