Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Wenders racconta Francesco

· Presentato a Cannes il documentario ·

Una scena dal documentario  del regista tedesco

«Campo libero a Francesco, ripreso nei suoi innumerevoli viaggi. Vale sempre la vecchia battuta coniata per Wojtyła: Dio è in ogni luogo, il Papa c’è già stato» scrive Alberto Mattioli su «La Stampa» del 14 maggio parlando del documentario di Wim Wenders Pope Francis. A Man of his Word presentato il 13 maggio al festival di Cannes in seduta speciale, alla vigilia dell’uscita nelle sale statunitensi. «Un ritratto a tutto tondo — prosegue Mattioli — di un personaggio che non lascia indifferenti. Piacerà moltissimo ai cattolici, specie a quelli cui Francesco già piace. A chi non crede, Pope Francis fa l’effetto di uno che ci crede davvero ed è già qualcosa».

Più volte il regista tedesco aveva espresso il desiderio di fare un film non su ma con Bergoglio, e ci è riuscito benissimo, anche troppo, chiosa il giornalista con sottile ironia. «Cambiati beninteso i tempi, senza flabelli e sedie gestatorie, quanto ad agiografia non siamo troppo lontani dal Pastor angelicus starring Pio XII (1942, con Ennio Flaiano aiuto regista)» osserva Mattioli sul quotidiano torinese.

Il documentario è arricchito da immagini tratte dagli archivi televisivi vaticani e, in effetti, «è stato il Vaticano a chiedermi se mi interessava fare un film sul Papa — spiega il regista a Céline Rouden su «La Croix» del 14 maggio raccontando la genesi della sua opera — ma poi non è più intervenuto. Questo film è un mio film. Come i miei altri documentari parlano del mio amore per la musica, la fotografia e la danza, questo parla della mia ammirazione e del mio rispetto per quest’uomo dal primo giorno in cui si è affacciato al balcone di San Pietro. Volevo rendere omaggio al suo coraggio e alla sua certezza di avere qualcosa di importante e di urgente da fare, specialmente attraverso la figura di san Francesco d’Assisi di cui porta il nome che, nella sua radicalità, nella sua povertà e nella sua relazione con la natura, era un visionario di cui senza alcun dubbio ha ancora più bisogno la nostra epoca che quella in cui è nato. Sono cristiano, di educazione cattolica convertita al protestantesimo e ho molti motivi per non amare quella Chiesa cattolica che è diventata una istituzione di potere. Papa Francesco è la cosa migliore che poteva succedere alla Chiesa del XXI secolo per dare nuova vita al cuore della gente».

D’altra parte Wenders non ha mai fatto mistero della sua stima per Bergoglio. Pochi giorni dopo l’uscita dell’enciclica Laudato si’ scrive una lettera personale al pontefice, uscita nel libro del Fai Laudato si’. Conversazioni sull’Enciclica di Papa Francesco 2015/2016 e pubblicata sull’Osservatore Romano del 15 giugno 2016. «Mi coinvolge nel profondo, tanto che non riesco a interrompere la lettura» chiosava allora Wenders commentando quello che definisce uno dei documenti più importanti delXXI secolo. E continuava: «E poi mi rendo conto che ciò che mi colpisce, ciò che mi tocca di più in questo testo è il tono. Il modo in cui penetra con dolcezza nella mia mente trascinandomi pian piano... Non è come leggere un testo teorico o pedagogico, somiglia molto più a una lettera personale, che mi è stata indirizzata da un amico intimo (e molto competente). Vado avanti a leggere e riesco quasi a sentire la voce pacata dell’autore, una voce che non ha niente di pedante, lontanissima dal tono di chi tiene una conferenza, piuttosto la voce di qualcuno che parla come se stesse pensando a voce alta, la voce gentile di chi vuol condividere con me i suoi pensieri».

Dalla simpatia umana a quella artistica il passo è stato breve: «Ho pensato — spiega Wenders a Fabio Falzone di tv2000 — che il mio cinema potesse avere degli elementi in comune con l’anima del suo messaggio. Non ho voluto fare un film su lui come persona. Non è una biografia di Papa Francesco, è una biografia delle sue idee e queste idee sono molto vicine al mio cuore». L’anteprima mondiale a Cannes «è stata uno dei momenti più importanti della mia vita. Avevo iniziato — ha continuato il regista tedesco — la preparazione già due anni prima e scritto l’ossatura del film prima di conoscere Papa Francesco. La prima volta che l’ho incontrato è stato per una lunga chiacchierata di due ore ed ero molto preoccupato, ma dal momento che ha fatto il suo ingresso nella stanza ho capito che non c’era motivo di esserlo. È stato estremamente disponile e gentile e con una presenza fortissima. Capisci subito che è un uomo dalla presenza forte e capace di fare centro nel cuore della gente. Dopo due minuti tutti noi non avevamo più alcun nervosismo ma solo la voglia di vivere questo momento. Non c’erano telefoni o distrazioni, era lì per noi. Sono state due ore speciali e già non vedevamo l’ora di incontrarlo di nuovo. La mia idea era che Francesco parlasse direttamente alla gente, mentre io non appaio nel documentario, mi limito a narrare. Il Papa ha avuto un rapporto personale e diretto con gli spettatori guardando dentro la macchina da presa per stabilire con il pubblico un contatto diretto» ha proseguito il regista tedesco.

Nel tempo, quello che era rubricato in agenda come un impegno di lavoro, è diventato un incontro umano. «Non dimenticherò mai i suoi occhi — ha concluso Wenders — il modo in cui Papa Francesco ti parla e il modo in cui ti senti a tuo agio. Quando ti guarda si stabilisce subito un legame vero, diretto tra le persone e questa è l’unica cosa che davvero conta: come ci guardiamo gli uni con gli altri. Il suo messaggio è semplice, chiaro e diretto».

In questi giorni nel parco della Reggia di Caserta sono in corso le riprese di un altro film dedicato ai successori di Pietro; in The Pope, diretto da Fernando Meirelles e prodotto da Netflix, Anthony Hopkins interpreta Benedetto XVI e Jonathan Pryce Francesco. La trama sarà incentrata sull’elezione di Ratzinger, la sua rinuncia e l’avvento del successore.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 novembre 2018

NOTIZIE CORRELATE