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Washington taglia i fondi all’Onu

· Dopo lo scontro su Gerusalemme ·

 L’amministrazione statunitense ha iniziato a negoziare un taglio di 285 milioni di dollari dei fondi destinati alle Nazioni Unite per il 2018. La decisione è stata annunciata subito dopo che i paesi membri avevano raggiunto un accordo sul bilancio 2017-2018, pari a 5,4 miliardi di dollari.

Il taglio americano sarebbe un duro colpo alle finanze dell’Onu in un periodo in cui gli altri paesi membri non dispongono certo di facili risorse per coprire l’eventuale perdita dei finanziamenti. Il taglio — fanno sapere gli esperti — andrà a colpire soprattutto le missioni umanitarie e i programmi assistenziali per la lotta alla povertà e alla fame nelle aree del mondo toccate da croniche tensioni, guerre e catastrofi naturali.

«L’inefficienza e le spese facili dell’Onu sono ben note» ha denunciato l’ambasciatore statunitense al palazzo di Vetro, Nikky Haley. «Noi non consentiremo più che la generosità del popolo americano sia sfruttata». Poi ha aggiunto: «Continueremo a valutare modalità per migliorare l’efficienza dell’organismo tutelando i nostri interessi» lasciando di fatto aperta la porta a ulteriori riduzioni dei contributi americani.

La mossa della Casa Bianca rappresenta una rappresaglia dopo il voto dell’assemblea generale dell’Onu contrario alla decisione statunitense di riconoscere Gerusalemme quale capitale di Israele (annunciata dal presidente Trump il 6 dicembre), e del successivo trasferimento dell’ambasciata statunitense da Tel Aviv. Sono stati ben 128 i paesi, tra cui i principali alleati occidentali di Washington, a votare contro la decisione di Trump. Haley aveva promesso che gli Stati Uniti si sarebbero «ricordati di chi gli ha voltato le spalle».

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23 maggio 2018

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