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​Washington prepara
l’attacco su Mosul

· ​Per liberare la città irachena dalla presenza dell’Is ·

S’intensifica l’azione statunitense in Iraq per fermare l’avanzata del cosiddetto Stato islamico (Is). Ieri il Pentagono ha reso noto che due comandanti militari dell’organizzazione di Al Baghdadi sono stati uccisi in un raid nella zona di Mosul, la città considerata l’ultima vera roccaforte jihadista nel Paese. 

Tank dell’esercito iracheno nelle aree liberate di Falluja (Afp)

Si tratterebbe — dicono fonti della difesa statunitense — dell’uomo finora considerato il “vice ministro della guerra” dell’Is, che nel 2014 aveva coordinato le operazioni militari per la conquista di Mosul; ci sarebbero poi un ex esponente di Al Qaeda e il capo della polizia militare della regione di Mosul. «La loro uccisione, insieme a quella di altri leader dell’Is nell’ultimo mese, ha colpito in maniera durissima i vertici dell’organizzazione a Mosul» ha commentato il portavoce del Pentagono. Pochi giorni fa il premier iracheno Al Abadi aveva confermato l’intenzione di lanciare nei prossimi mesi una vasta operazione militare su Mosul, caduta nelle mani dei jihadisti nel giugno 2014. Dopo la riconquista di Falluja, lo scacchiere iracheno sta tornando nelle mani del Governo locale: i miliziani dell’Is fuggono verso il confine siriano martellati dalla coalizione internazionale a guida statunitense. In Siria lo scenario risulta invece più critico, anche perché qui due conflitti si intrecciano tra loro: quello tra curdi e governativi contro l’Is e quello tra governativi e ribelli. E ieri i ribelli, supportati dai caccia di Washington, hanno sottratto alle forze governative il controllo di Kinsabba, una località strategica a nord di Latakia. La località era stata riconquistata a febbraio dai governativi grazie anche al supporto russo. Proseguono, intanto, i negoziati. Il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, ha spiegato ieri che Mosca ha raggiunto un accordo con Ankara sulla posizione dei ribelli. 

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26 maggio 2019

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