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Washington lacrime e pil

L’abbassamento dell’outlook sugli Stati Uniti da parte di Standard&Poor’s ha scatenato un’ondata di timori tra gli investitori e un tonfo a catena dei mercati azionari. La mossa e le sue conseguenze — questo il parere di molti analisti — rivelano due fatti fondamentali: che la strategia della Casa Bianca e della Federal Reserve non sta avendo i risultati sperati e che l’aumento del tetto del debito, questione attualmente in discussione al Congresso, non può più attendere.

Nessuno mai aveva pensato che la tripla a — il voto massimo — sui titoli del Tesoro potesse essere intaccata, soprattutto dopo i segnali di ripresa annunciati da Washington. A oltre due anni dall’inizio della crisi finanziaria, che rischia di far volare al 94 per cento del pil il debito americano, dopo un esborso senza precedenti per sostenere l’economia, «la classe politica non ha ancora raggiunto un accordo per invertire il peggioramento dei conti pubblici» ha spiegato l’analista di S&P, Nikola G. Swann. Visto che le chance di una riforma vera sono poche prima delle elezioni del 2012, S&P potrebbe mettere mano al suo giudizio declassando la tripla a degli Stati Uniti. Non solo: secondo l’agenzia, Francia, Canada e Gran Bretagna hanno fatto molto meglio di Washington nel tentativo di arginare il deficit.

Immediata la reazione della Casa Bianca, che ha duramente criticato la decisione di S&P. La revisione dell’outlook sul rating — ha detto il portavoce del presidente Obama, Jay Carney — è un duro monito che deve spingere le forze politiche a trovare un accordo sulla legge di bilancio.

Nonostante le polemiche, le conseguenze della decisione di S&P sono state molto pesanti. Le Borse europee hanno chiuso in forte calo con le banche protagoniste negative, affossate dai timori per il debito sovrano che hanno in pancia: Londra ha perso il 2,10 per cento, Parigi il 2,35 per cento, Francoforte il 2,11, Milano il 2,92. Non è andata meglio a New York, dove il Dow Jones ha lasciato sul terreno l’1,64 per cento. L'indice S&P 500 ha segnato un meno 1,90 per cento. In profondo rosso le banche, con Bank of America a meno 4,5 e JpMorgan a meno 2,1 per cento. Fa eccezione Citigroup, che segna un più 0,6 per cento dopo la trimestrale. Ma spicca anche il forte calo di Alcoa (meno 4 per cento) e di Caterpillar (meno 4,7 per cento), termometro dei timori di ripercussioni sulla crescita. La corsa alle attività finanziarie percepite come sicure ha premiato l’oro, che ha fatto segnare nuovi record e a un soffio dal record di 1.500 dollari.

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22 agosto 2019

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