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Washington e Onu soddisfatte per l'apertura del Parlamento afghano

· Anche se resta l'incognita dei brogli ·

Gli Stati Uniti plaudono all’insediamento del nuovo Parlamento in Afghanistan. In una dichiarazione diffusa dal consigliere per la Sicurezza nazionale, Mike Hammer, la Casa Bianca ha definito «una pietra miliare» l’insediamento del nuovo Parlamento. Per gli Stati Uniti si tratta di «un avanzamento significativo della democrazia in Afghanistan, e di un momento estremamente importante per il popolo afghano, che con coraggio a settembre aveva espresso il suo voto». Secondo la Casa Bianca, l’insediamento del nuovo Parlamento «dimostra l’impegno dell’Afghanistan ad assicurare che la volontà del popolo afghano sia rappresentata e che sia data priorità ai principi democratici».

Anche il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, si è detto soddisfatto per l’inaugurazione del Parlamento afghano, dopo giorni di trattative logoranti seguite da vicino dai funzionari dell’Onu nel Paese. Ban Ki-moon ha sottolineato in particolare che «l’inaugurazione segna la fine del processo elettorale e l’inizio di un periodo nel quale le istituzioni afghane devono lavorare insieme, per risolvere i pressanti problemi del Paese, mettendo da parte le differenze».

L’insediamento a Kabul del nuovo Parlamento «segna un passo importante nello sviluppo democratico dell’Afghanistan». È il commento dell’alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune europea, Catherine Ashton, all’inaugurazione dell’Assemblea nazionale afghana a quattro mesi dal voto. «Lodo lo spirito di cooperazione e il consenso che hanno aiutato ad aprire la strada alla riunione dell’Assemblea — ha detto ancora la Ashton —. Ho fiducia che la nuova Assemblea e il Governo faranno tutto il possibile per assicurare che l’Afghanistan si incammini su un percorso di stabilità duratura nel contesto della transizione». L’Ue «continuerà a sostenere l’Afghanistan nei suoi sforzi per costruire e consolidare il sistema politico democratico».

Il presidente afghano, Hamid Karzai, inaugurando ieri a Kabul il Parlamento afghano ha però denunciato che «mani straniere» hanno operato intensamente per influenzare la sua decisione. Va detto che la settimana scorsa il capo dello Stato, preoccupato per il fatto che il numero dei suoi sostenitori era diminuito alla Camera, aveva disposto un rinvio al 22 febbraio dell’inaugurazione prevista per ieri per permettere a uno speciale tribunale costituito dalla Corte suprema di indagare su circa 400 denunce riguardanti 59 nuovi eletti. Ma la maggior parte dei 249 deputati ufficializzati dalla Commissione elettorale indipendente (Iec) hanno inviato al capo dello Stato una lettera in cui si minacciava di inaugurare in ogni caso i lavori parlamentari, anche in sua assenza, in questo appoggiati da una presa di posizione dell’Onu, a nome anche delle diplomazie occidentali.

Di fronte a tale stato di cose Karzai ha alla fine accettato di presenziare la cerimonia inaugurale, chiarendo però in un comunicato che la Corte suprema era l’organo competente a verificare le denunce di presunti brogli e che quindi l’inchiesta sarebbe comunque andata avanti. Ricevendo nel palazzo presidenziale decine di candidati sconfitti, molti dei quali suoi sostenitori, Karzai aveva ancora una volta ascoltato le lamentele di uno di loro, Najibullah Mujahid, secondo cui «questo Parlamento è dominato da elementi che vi sono entrati con l’uso di voti falsi». Ma la decisione ormai era irreversibile, ed era dovuta al fatto che «alcune mani esterne hanno messo in discussione le nostre decisioni e hanno cominciato a istigare gli attori politici per creare crisi nel nostro Paese». Dopo l’inaugurazione dell’Assemblea afghana, comunque, il capo della Missione delle Nazioni Unite di assistenza all’Afghanistan (Unama), Staffan de Mistura, ha definito Karzai «davvero un grande statista».

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