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Washington dice no
al vertice sulla Siria

· Proposto dal presidente russo Putin ·

Mentre si aprono spiragli di dialogo sul piano del coordinamento militare, a livello politico resta profonda la distanza tra Washington e Mosca sulla crisi siriana. Ieri gli Stati Uniti hanno rifiutato non solo di partecipare a un vertice internazionale promosso dal Cremlino, ma anche di ricevere alla Casa Bianca un’alta delegazione russa con a capo il premier Dmitri Medvedev. 

Ribelle siriano in azione nei pressi di Hama (Reuters)

Inoltre, come ha riferito ieri il ministro degli Esteri russo, Serghiei Lavrov, Washington non ha sostenuto al Consiglio di sicurezza dell’Onu una risoluzione per definire come atto terroristico il recente attacco contro l’ambasciata russa a Damasco, dove due colpi di mortaio erano caduti nel territorio della sede diplomatica mentre all’esterno centinaia di sostenitori di Assad manifestavano in favore dei raid di Mosca. Nessuno è rimasto ucciso, ma secondo alcuni media ci sono stati dei feriti. La tensione, dunque, è molto alta. Il 30 settembre scorso il presidente russo, Vladimir Putin, ha inviato caccia e bombardieri in Siria per colpire i miliziani dello Stato islamico (Is) e altri gruppi terroristici. Tuttavia, gli Stati Uniti e alcuni Paesi europei, in particolare Francia e Gran Bretagna, hanno accusato il Cremlino di essere intervenuto con l’unico obiettivo di aiutare militarmente il regime del leader siriano Assad e di aver colpito soprattutto i ribelli. Sul fronte militare invece, Stati Uniti e Russia sono a un passo dall’intesa sulla sicurezza aerea in Siria.

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