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Washington apre
alla trattativa con Al Assad

· Svolta statunitense sul conflitto siriano e nell’azione contro l’Is ·

«Dobbiamo parlare con Al Assad». La dichiarazione del segretario di Stato americano, John Kerry, costituisce la principale novità politica riguardo al conflitto in Siria, entrato nel suo quinto anno con il suo carico spaventoso di vittime e con il protrarsi della maggiore emergenza umanitaria al mondo.

Finora il Governo di Washington ha dichiarato che il presidente siriano Bashar Al Assad ha perso legittimità e che il percorso di pace è legato al suo abbandono del potere.
Il fattore determinante di questa svolta nella strategia statunitense, a giudizio concorde degli osservatori, è chiaramente legato all’irruzione nel contesto siriano, da quasi un anno a questa parte, del cosiddetto Stato islamico (Is), attivo anche in Iraq. Gli Stati Uniti, che guidano la coalizione internazionale impegnata contro l’Is, prendono dunque atto della necessità di rilanciare un processo politico e negoziale che implica un confronto con Damasco e quindi Al Assad, finora escluso da Washington in ogni ipotesi di transizione siriana.

Se è vero che il caos siriano ha offerto terreno fertile per l’affermarsi dell’Is, anche dal punto di vista militare, il dialogo con Damasco è adesso un’opzione che non si può più escludere, proprio nell’ottica di un intervento contro il gruppo jihadista. La coalizione internazionale opera infatti in Iraq in sintonia con il Governo di Baghdad, mentre i raid in Siria a giudizio di molti osservatori non hanno piena legittimazione, sia perché manca un mandato delle Nazioni Unite sia appunto perché non c’è coordinamento con il Governo di Damasco.

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25 agosto 2019

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