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Wall Street volta pagina

· La Camera dei rappresentanti approva la più vasta riforma finanziaria dagli anni Trenta ·

Previste maggiori tutele per i consumatori e regole per il mercato dei derivati

«Per Wall Street la festa è finita». Così Nanci Pelosi, lo speaker della Camera dei rappresentanti del Congresso statunitense, ha commentato il voto che ieri ha sancito il primo via libera definitivo alla riforma finanziaria, la più grande dai tempi della Grande Depressione. «Una vittoria per tutti gli americani», ha dichiarato il presidente Barack Obama, ma soprattutto di quegli americani «che hanno subito le conseguenze dell'irresponsabilità e dell'impudenza delle banche». Obama guarda al futuro e assicura che il piano «proteggerà la nostra economia da nuove crisi».

I più critici dicono che ancora non è detta l'ultima parola, che qualcosa potrebbe andare storto e alla fine il progetto non passare. In realtà, dopo l'accordo tra i repubblicani e i democratici raggiunto sabato scorso, la via al Senato sembra spianata. Con molta probabilità Obama ce la farà a firmare la legge entro la metà di luglio assicurandosi così — nonostante i dati sulla popolarità in calo — un punto importante in vista delle elezioni del midterm. Per facilitare il passaggio al Senato, dove i democratici non hanno i numeri necessari per farcela da soli, è stata cancellata in extremis la tassa sulle banche da 19 miliardi di dollari, prevedendo un meccanismo alternativo basato sul prolungamento del Tarp, il piano di incentivi fiscali varato dall'ex segretario al Tesoro, Henri Paulson.

Punto centrale della riforma sono le regole: le grandi istituzioni finanziarie in difficoltà non potranno più fare ricorso ai soldi dei contribuenti per salvarsi o per coprire i propri errori. Sarà istituito un meccanismo di liquidazione gestito dalla Fdic (Federal Deposit Insurance Corp.). Il Tesoro anticiperà i soldi necessari per la chiusura di grandi società in fallimento, ma dovrà presentare allo stesso tempo un piano per recuperare i fondi spesi. Il progetto prevede poi la creazione di un consiglio per la supervisione della stabilità finanziaria (Financial Stability Council) composto da dieci membri. Fra i suoi compiti ci sarà quello di dare raccomandazioni alla Federal Reserve, la Banca centrale americana, sullo spinoso tema dei requisiti delle istituzioni che possono rappresentare un rischio per il sistema finanziario. In casi estremi il nuovo organismo avrà il potere di «spezzare» le grandi istituzioni finanziarie.

Il vero nucleo della riforma, però, è un altro: si chiama «Volcker Rule», dal nome dell'ex presidente della Fed che l'ha promossa, ed è una norma che punta a limitare le assunzioni di rischio da parte delle banche, bandendo il proprietary trading dalle maggiori istituzioni finanziarie. Insomma, basta attività speculative per chi porta sulle spalle responsabilità sociali. Le banche potranno però effettuare investimenti minimi in fondi come gli hedge fund o i private equity. Su questo punto la lotta al Congresso è stata serratissima: i repubblicani sono riusciti solo all'ultimo ad ammorbidire un testo in precedenza molto più rigoroso.

Alla «Volcker Rule» va di pari passo la riforma del mercato dei derivati. Per la prima volta sarà introdotta un’ampia regolamentazione dei derivati over-the-counter con l’obbligo per molti di questi prodotti d'essere scambiati su piattaforme regolamentate. Le banche dovranno separare le attività di trading più rischiose da quelle legate all’agricoltura, alle commodity e ai molti metalli in società affiliate.

Anche sul fronte della tutela le novità della riforma sono notevoli. All’interno della Fed sarà creata un’agenzia di garanzia dei consumatori, con l’autorità di esaminare e rafforzare le regole che proteggono i cittadini dalle pratiche selvagge delle società. I singoli Stati potranno imporre norme più stringenti. Il disegno di legge prevede infine l'eliminazione del ruolo dei banchieri nella scelta dei presidenti delle dodici Fed regionali. La Fed manterrà la supervisione sulle banche piccole e otterrà più poteri di controllo sulle attività delle grandi istituzioni finanziarie per assicurarsi che il Governo centrale sia in grado di comprendere i rischi al sistema.

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23 agosto 2019

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