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Wall Street  l'ora della verità

· Alla vigilia del discorso sulla riforma finanziaria Obama smentisce implicazioni nel caso Goldman ·

Truffe, derivati corrotti, manager troppo avidi, indiscrezioni, mezze verità, mezze bugie, strategie politiche fallite. La battaglia di Wall Street è appena cominciata e tutto lascia presagire che l'affaire Goldman sia solo l'inizio. Alla vigilia dell'atteso discorso sulla riforma finanziaria, il presidente Barack Obama ha sentito ieri il bisogno di smentire qualsiasi legittimo sospetto: «Non ho mai discusso in anticipo con la Sec le accuse mosse a Goldman Sachs». E anche il fatto di aver ricevuto dalla storica banca d'affari un contributo per la campagna elettorale non è un problema: «Ho avuto migliaia di donatori». Mosse inattese, da parte di un presidente consapevole che l'avversario vero in questa complicata partita non è l'opposizione al Senato, ma i consigli di amministrazione dei grandi istituti.

Nell'aula di Cooper Union, ateneo nel sud di Manhattan, il capo della Casa Bianca cercherà di rilanciare la battaglia per l'approvazione della «Volcker Rule», la riforma che porta il nome dell'ex presidente della Fed e che mira a imporre nuove regole all'intero sistema finanziario americano. L'obiettivo è quello di ridurre i rischi di crisi sistemiche, impedendo agli istituti di credito protetti dallo Stato, con depositi assicurati dalle casse federali, di lanciarsi in aggressive speculazioni od operazioni finanziarie di proprietary trading e di compravendite per conto proprio. Come anche di possedere hedge fund o fondi di private equity. Insomma, più controllo della politica sull'economia, con un giro di vite sulla speculazione e maggiori garanzie ai cittadini. E una tassa ai grandi istituti. Un incubo, per chi fino a ieri è stato abituato a giocare col sistema, facendo soldi con i soldi degli altri, convinto che «il denaro non dorme mai».

Il Senato sta studiando due progetti di riforma: uno di 1.300 pagine depositato in commissione Finanze, che prevede tra l’altro l'istituzione all’interno della Fed di un ufficio per la protezione dei consumatori, e un altro, più centrato sui derivati e approvato ieri dalla commissione Agricoltura (quella competente sui future) con tredici voti a otto. Il capo della maggioranza democratica, Harry Reid, ha auspicato che i due testi possano esser unificati e che venga avviato un primo voto procedurale sull’apertura del dibattito nell’arco di pochi giorni. Ma per dare il via al confronto Reid ha bisogno della maggioranza qualificata di sessanta senatori. I democratici controllano al momento 59 voti. D'altro canto, nelle ultime ore i repubblicani hanno ammorbidito i toni aprendo uno spiraglio in vista un accordo bipartisan. «Si sono accorti di essere in una posizione politicamente difficile», ha dichiarato il portavoce della Casa Bianca, Robert Gibbs. «Vogliono regole anche loro e questo desiderio è apparso più vicino ai vertici di quanto non lo fosse nelle ultime settimane».

Se la situazione al Congresso sembra tranquillizzarsi, tutt'altro clima si respira negli ambienti finanziari. C'è un dato, infatti, di cui il presidente non può non tener conto: il rafforzamento delle grandi banche. Dopo Bank of America, JPMorgan, Citigroup e Goldman, che ha registrato di recente un raddoppio degli utili nel primo trimestre, anche Morgan Stanley — l'altra grande superstite della crisi — torna a incassare profitti con una trimestrale in positivo di 1,8 miliardi di dollari, molto al di sopra delle attese. E qualcuno già parla di una «nuova stagione d'oro dell'alta finanza». I leader di Wall Street hanno finora accumulato nel 2010 utili per circa 19 miliardi, sommando anche i risultati ottenuti da Wells Fargo, che ha annunciato profitti per 2,5 miliardi. Il settore trainante, in ogni caso, è quello delle divisioni di trading.

Lo scoppio del caso Goldman ha indubbiamente giovato alla campagna governativa contro gli eccessi finanziari, alimentando la necessità di una stretta regolamentativa. Un vantaggio, tuttavia, che ora potrebbe frantumarsi anche a causa degli sviluppi dell'inchiesta della Sec. Tra pochi giorni i vertici di Goldman dovranno difendersi al Senato dalle accuse di frode. Ma a fare notizia nelle ultime ore è stato l'emergere di un testimone chiave: Paolo Pellegrini, finanziere italiano ex dirigente dell’hedge fund Paulson & Co., che scommetteva al ribasso sui titoli ad alto rischio impacchettati da Goldman Sachs, i prodotti al centro delle accuse. Pellegrini — come riporta il «Wall Street Journal» — avrebbe detto alla Sec che l’acquirente dei titoli fu messo a conoscenza della strategia del fondo speculativo. Se confermata, la rivelazione potrebbe ribaltare l’esito delle indagini: la Sec, infatti, accusa Goldman Sachs di aver venduto titoli ad alto rischio alla società Aca senza fornire informazioni cruciali.

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