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Volti letterari della neve

Memorabili restano le pagine di Ohram Pamuk: sebbene Neve (2002) sia un romanzo decisamente politico, che scruta Oriente e Occidente attraverso il velo (a Kars alcune ragazze si sono suicidate piuttosto che toglierselo onde continuare a frequentare l'università), l’immagine imperitura di quel racconto è quella della neve che cade (l’esagono stilizzato di un fiocco di neve è la struttura su cui il protagonista, Ka, ha costruito le sue poesie). È quella del silenzio ovattato che tutto copre e tutto insonorizza, del biancore assoluto che annulla i confini del reale, nella totale indifferenza di ambiente e di tempo.

Quasi un’alleata, tutta quella neve che cade, sospendendo ogni cosa (vicenda, parabola, dolore o speranza che sia), proteggendo luoghi, emozioni e storie. È l’immagine del contrasto assoluto con lo strepito della rivoluzione, quando il candore sarà poi travolto dal rosso del sangue, spazzato via dal vortice assoluto degli avvenimenti.

Cambiando luogo, tempo e scenario politico, la neve è la grande alleata della Fenísia, la protagonista quasi centenaria del romanzo di Laura Pariani, La valle delle donne lupo (Torino, Einaudi, 2011, pagine 242, euro 19,50), rimasta la sola a vivere in un paesino sperduto nelle valli dell’Alto Piemonte. L'anziana donna racconta la sua storia atroce e meravigliosa, fatta di esclusione, marginalizzazione, dolore, violenza, ma anche di rapporti umani veri, profondi e autentici, capaci di sopravvivere nel tempo e nelle calamità. Nell’affrontare tutto ciò che le si para dinnanzi, la Fenísia deve fare anche i conti con una natura paradigmatica nella sua capacità di dare la vita e la morte, di seminare e di strappare via. Una natura che, sconosciuta e fraintesa dagli uomini, fa loro soprattutto male, ma che invece, amata e ascoltata dalla Fenísia, è in grado di custodirla e proteggerla. Una natura che prende il volto del bosco, delle lupe e, soprattutto, della neve.

La neve, unico conforto per l’Anna, braccata e linciata dall’odio cieco della folla alla ricerca di un capro espiatorio; unico aiuto per la Fenísia quando si tratterà di seppellire la cugina, vittima anche lei di un mondo gretto che non sa vedere e che calpesta chi è diverso; unico ristoro per la stessa protagonista del romanzo, quando giungerà la sua ora, dopo che ha tanto sognato lo «sfarfallio di petali bianchi».

La neve è invece una presenza ambivalente nei romanzi di Vasilij Grossman. Anche se per lo più atroce, mortifera e tiranna, la neve tratteggiata dal giornalista e scrittore russo presenta a volte la capacità di sospendere dalla tragedia. Di dare l’illusione che in fondo, lì sotto, ci sia ancora una possibilità di speranza. Poi, però, arriva il tempo dello scioglimento. La neve si liquefa, e allora viene il tempo in cui non basta più volgere lo sguardo altrove per non vedere la disperazione umana. È la chiarezza visionaria di Grossman. È l’altra faccia della neve.

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06 dicembre 2019

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