Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Volta pagina il Giappone del dopo tsunami

· L’elezione di Yoshihiko Noda a capo del Governo ·

Con l’elezione del nuovo leader dei democratici, e di conseguenza del primo ministro, il Giappone si avvia a una fase decisiva dopo il terremoto e il successivo tsunami dello scorso 11 marzo, con il negativo impatto che il disastro ha avuto sull’economia nazionale oltre che sulla politica interna. Il ministro delle Finanze, Yoshihiko Noda, è infatti il nuovo capo del Governo nipponico, il sesto in cinque anni, dopo le dimissioni presentate venerdì scorso da Naoto Kan.

Noda, 54 anni, ha sconfitto lunedì il ministro dell’Economia, Commercio e Industria, Banri Kaieda, nel ballottaggio per la leadership del Partito democratico (DpJ) — al Governo dall’agosto del 2009 — e martedì 30 agosto ha ottenuto l’investitura del Parlamento. Nel Paese del Sol Levante, l’incarico di primo ministro è infatti occupato dal leader del partito di maggioranza.

Dall’uscita di scena del presidente del Partito liberaldemocratico (Ldp), Junichiro Koizumi, in Giappone si sono succeduti cinque capi di Governo in cinque anni, di cui tre dell’Ldp: Shinzo Abe (366 giorni), Yasuo Fukuda (365) e Taro Aso (358).

Yukio Hatoyama, vincitore alla guida dei democratici delle elezioni politiche di due anni fa, che hanno visto l’affermazione del DpJ dopo oltre mezzo secolo di dominio dell’Ldp, ha lasciato dopo soli otto mesi e mezzo (263 giorni). Kan è invece rimasto in carica 449 giorni. Prima di rassegnare le dimissioni, Kan ha atteso che la Dieta — la Camera bassa del Parlamento — approvasse due disegni di legge da lui stesso proposti per avviare la ricostruzione nel nordest del Paese dopo il terremoto e lo tsunami, che hanno provocato gravissimi danni alla centrale atomica di Fukushima Daiichi 1, innescando la peggiore crisi nucleare al mondo nell’ultimo quarto di secolo.

Proprio la gestione dell’emergenza post-terremoto è costata a Kan un crollo nei consensi. L’ex premier ha anche pagato le profonde divisioni all’interno del DpJ, soprattutto per quanto riguarda la propria posizione favorevole all’abbandono del nucleare come fonte energetica. E proprio a causa della lotta politica interna ai democratici l’agenzia di rating Moody’s ha declassato la scorsa settimana il debito del Paese, dando un ulteriore colpo al Governo di Naoto Kan.

Molteplici sono le sfide che attendono il nuovo primo ministro. Per gli analisti, dovrà contrastare il forte apprezzamento dello yen, che minaccia le esportazioni del Giappone (seconda maggiore economia tra le grandi potenze per prodotto interno lordo e la terza maggiore per potere d’acquisto); affrontare il delicato passaggio parlamentare (previsto fra due mesi) della maxi manovra di stimolo; ideare una nuova politica energetica e trovare i fondi per la ricostruzione delle aree colpite dal cataclisma di marzo. Una delle priorità di Noda sarà inoltre quella di trovare il sostegno dell’opposizione, che controlla la Camera alta ed è in grado di bloccare i provvedimenti governativi. Proprio per questo, il neo premier ha ventilato la possibilità di una grande coalizione. Al momento, però, questa ipotesi non ha ricevuto il consenso dei due principali partiti d’opposizione, Ldp e il Nuovo Komeito.

Da ministro delle Finanze, Noda ha già dovuto gestire gli effetti della pesante recessione del 2009 e la crisi succeduta allo tsunami, stilando due finanziarie con il taglio delle spese considerate inutili. Più volte ha dichiarato di puntare al consolidamento di fronte al debito pubblico — pari a oltre il duecento per cento del pil — anche attraverso il rialzo dell’iva, ferma al cinque per cento. Nella sua prima dichiarazione ufficiale ha sottolineato la necessità di stringere i denti per arrivare a una politica matura, stabile e affidabile. «Ci sono molti compiti da svolgere — ha affermato — e serve l’unità dei democratici per ricostruire il Paese del dopo terremoto. Per questo dobbiamo dare risposte agli elettori che ci hanno chiesto di governare».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE