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Voglio mandarvi
tutti in Paradiso!

· Mostra sul Perdono d'Assisi per l'ottavo centenario dell'indulgenza della Porziuncola ·

La mostra Il Perdono d’Assisi. Storia, agiografia ed erudizione è un’iniziativa presa per celebrare un centenario dai contorni non ben definiti, a iniziare proprio dalla determinazione dell’anno che di questo anniversario dovrebbe legittimare l’esistenza. Infatti la data 1216 è tutt’altro che certa. Solo dopo più di un secolo dalla vita di Francesco d’Assisi il cronista fra Francesco Venimbeni da Fabriano (1322) in alcune memorie cronachistiche fissò l’anno al 1216. In occasione del VII centenario, nel 1916, padre Egidio M. Giusto era così consapevole dell’incertezza cronologica dell’evento che si voleva celebrare che dedicò la prima nota dell’articolo di apertura della rivista L’Oriente serafico proprio a illustrare la molteplicità delle date ricorrenti negli annalisti e negli eruditi.

Matthew Paris, «Iter de Londinio ad Terram sanctam». Itinerario  da Londra  a Gerusalemme illustrato da un monaco inglese del XIII secolo

In verità, il problema dell’indicazione cronologica non era la più grave delle difficoltà che i frati Minori dovettero affrontare per affermare l’indulgenza plenaria di Santa Maria degli Angeli o della Porziuncola. Lo scrisse con tutta franchezza il teologo provenzale Pietro di Giovanni Olivi che in una specifica quaestio dedicata al tema (1279-1285), ammise la massima incertezza di opinioni sulla asserita concessione di Papa Onorio III a Francesco di questa inusitata indulgenza plenaria. Tra gli stessi frati Minori vi era chi affermava che non c’era un pezzo di carta bollata (nullum super hoc carte privilegium se habere quod sciant).
Per giustificare quell’assenza i frati si impegnarono affannosamente dall’ultimo quarto del secolo XIII agli anni Trenta del secolo seguente, sino a quando Francesco di Bartolo d’Assisi scrisse la summa della memoria minoritica sull’indulgenza. Le prime testimonianze e la loro riscrittura, sino a quella più rielaborata del Liber, divennero oggetto di compendi, di versioni in volgare (la prima in provenzale), di manifesti da affissione con disegni illustrativi e di versioni a stampa, come l’editio princeps pubblicata a Trevi nel 1470, prima opera francescana a stampa.
La mostra propone un percorso tra storia e memoria. Nella specifica questione «Portiunculana», come la definirono gli eruditi bollandisti a metà del secolo XVIII, i due termini, storia e memoria, non sono, come avviene di consueto, consequenziali. Non fu la storia a generare la memoria, ma la memoria a generare la storia o meglio, la narrazione storica. Di questa inversione dei termini è esempio emblematico il pezzo più antico in mostra con le testimonianze di Benedetto e Raniero d’Arezzo e di Pietro Zalfani, quasi frammenti di memoria su un fruscolo di carta, incollato su una tavoletta per la pubblica affissione, gravemente danneggiata nel corso dei secoli dai tarli. Si tratta di un frammento di foglio ritagliato da un codice, parte di una narrazione più ampia, quasi a restituirlo così alla sua origine dichiarata nella rubrica: charta sive strumentum publicum de concessione indulgentiae Sanctae Mariae de Angelis facta et concessa per dominum Honorium papam apud Perusium.
La narrazione storica era funzionale a non «perdere [...] il contatto con la realtà della storia» (Ovidio Capitani). L’inventio (nel senso polisemantico del termine latino) della indulgenza della Porziuncola non fu un atto di mistificazione della storia, ma un tuffo dei frati Minori nella storia, nella teologia e nella prassi apostolica. Si prendeva atto che l’iter verso la Terra Santa era destinato a incontrare sempre più difficoltà e che questo avrebbe comportato una translatio dei luoghi santi dall’oriente all’occidente. Nel primo capitolo del Liber, in un colloquio con Francesco, Cristo rispose a Francesco che lo aveva interrogato (Unde venis?): De ultra mare [...] ad desponsandum hunc locum matri meae («Dall’Oltremare, dalla Terra Santa, per sposare questo luogo a mia madre»).
L’inventio del Perdono d’Assisi — così molto precocemente nelle fonti d’archivio e nei volgarizzamenti del Liber fu definita l’indulgenza di Santa Maria degli Angeli — trasformava in prassi pastorale la grande inventio medievale del purgatorio, come terzo luogo, tra inferno e paradiso. Un luogo di passaggio purgativo-penitenziale, non eterno come gli altri due luoghi, e per questo più somigliante all’iter terreno dell’uomo e sul quale gli uomini potevano influire con le loro opere di misericordia, anche post mortem, grazie alla comunione tra Chiesa militante e Chiesa trionfante. Il purgatorio era stata una inventio dalla lunga gestazione nel pensiero cristiano, da Agostino e Gregorio Magno alla riflessione della teologia scolastica del secolo XII.
Scrivendo una meditata recensione alla monografia di Jacques Le Goff su La nascita del Purgatorio (1981), Claudio Leonardi affermò che «questo luogo intermedio [...] è il luogo della laicità. [...] Il purgatorio è la grande invenzione intermedia tra monastico e mondano, è il luogo del peccatore che si pente, del laico che si occupa del mondo ma ha pensieri di pace, almeno sulla soglia della morte. [...] Non è forse un caso che poco dopo la conquista del purgatorio, appaia Francesco d’Assisi, in cui Dio è vissuto sì come assoluta gioia, ma anche come assoluto dolore. Francesco è un purgatorio vivente, dolce e forte come quello che sarà di Dante, non tendenzialmente infernale come in altre minori anche se frequenti testimonianze, ma volto e teso alla pienezza paradisiaca».

I frati Minori seppero interpretare la pietà popolare del tempo che anelava alla pienezza della comunione con Dio, pur vivendo nel mondo. Alla Porziuncola crearono un luogo teologico, dove era possibile con Francesco, modello di santità evangelico-penitenziale, e grazie alla predicazione penitenziale e alla prassi del sacramento della confessione, gridare ai fedeli convenuti: «Voglio mandarvi tutti in Paradiso».

di Stefano Brufani

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25 marzo 2019

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